Pubblicato il

    La riforma delle professioni e le ventilate lauree abilitanti per ingegneri

    [[{“value”:”

    Da qualche settimana, con il DDL 1663 – Delega al Governo per la riforma della disciplina degli ordinamenti professionali in discussione per l’approvazione alla Camera – alcune testate giornalistiche hanno pubblicato articoli che darebbero quasi per approvata, nella riforma in discussione, una rivoluzione nella struttura dell’ordine degli Ingegneri, unitamente all’eliminazione dell’esame di stato per l’iscrizione all’ordine, stante la prossima attivazione di specifiche lauree abilitanti per alcune classi di lauree ingegneristiche. A ciò si aggiungerebbe la soppressione della sez. B dell’ordine degli Ingegneri.

    Ovviamente questa notizia mi ha incuriosito, stante la mia attività di formatore per l’esame di abilitazione per Architetti e Ingegneri, attività che svolgo con passione da quasi 30 anni, e che ha permesso di aiutare migliaia di laureati con specifici corsi o con i manuali per la preparazione GUIDA PRATICA ALLA PROGETTAZIONE e PRONTUARIO TECNICO URBANISTICO AMMINISTRATIVO, editi dalla casa editrice Maggioli e giunti quest’anno alla X edizione. Ho quindi cercato di valutarne l’effettiva veridicità.

    Innanzitutto, ho analizzato il testo del DDL 1663, dove non sembrano presenti tali modifiche, che comunque hanno messo sul piede di guerra sia vecchi ingegneri, che l’esame lo hanno dovuto sostenere, sia alcune organizzazioni che si rifanno agli ingegneri sez. B, di cui si ventila la soppressione di tale sezione.

    Nella mia ricerca ho cercato quindi di comprendere da dove venivano certe affermazioni, e ho scoperto che una possibile riforma per l’ordine degli Ingegneri viene discussa da qualche anno all’interno dei congressi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, perorata in tal senso dall’odierno presidente, ingegner Angelo Domenico Perrini. In sintesi, i desiderata di tale ipotesi di riforma dovrebbero prevedere:

    L’eliminazione dell’esame di stato per gli ingegneri in funzione della messa a regime di specifiche lauree abilitanti, dove, all’interno del percorso di laurea verrebbe inserito lo svolgimento di un tirocinio pratico-valutativo con un esame su tematiche ordinistiche-professionali: ciò dovrebbe sostituire l’esame di Stato per ventuno classi di laurea magistrale destinate a diventare per l’appunto abilitanti.

    In parallelo si vorrebbe un riassetto dell’albo degli ingegneri, che dovrebbe prevedere la sparizione la sezione B, dedicata agli ingegneri junior, a cui si aggiungerebbe un aumento dei settori dell’albo, da tre a cinque, accessibili unicamente per i laureati magistrali. I settori auspicati dovrebbero essere: ingegneria civile e ambientale, industriale, dell’informazione, biomedica e clinica, e gestionale.

    Tutto ciò dovrebbe portare quindi anche ad una specifica riforma dell’accesso alla professione di ingegnere, con l’obbligo per tutti i laureati di iscrizione all’Ordine. Infatti, una dichiarazione del Presidente del CNI ingegner Perrini sembrerebbe affermare: «Gli ingegneri iscritti all’albo sono 253mila; i possessori di un titolo accademico in ingegneria sono oltre un milione. La distanza tra questi due numeri racconta una frattura: un numero estremamente elevato di laureati in ingegneria lavora in settori strategici quali l’ingegneria dell’informazione, le fonti energetiche, l’industria avanzata, la sanità digitale, senza alcun collegamento con il sistema ordinistico, perché quelle attività non rientrano tra le competenze riservate agli ingegneri iscritti all’albo».

    Mi verrebbe quindi da dire che, intanto, tale progetto, più che migliorare le performance universitarie e dei futuri ingegneri, sembra volerli porre sotto controllo, con ovvie ricadute economiche e di potere innanzitutto per il sistema ordinistico, e fors’anche in parte per la cassa di previdenza degli ingegneri e degli architetti, cioè INARCASSA.

    Ma, a prescindere da questa mia considerazione, la realtà di tali auspici riformistici sembrano però essere diverse. Il Consiglio Universitario Nazionale (CUN), la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI), e la Conferenza per l’Ingegneria (CopI), si erano già espressi con un documento congiunto a fine 2024 relativamente alle principali criticità presenti nella proposta di “attivazione della laurea magistrale abilitante alla professione di Ingegnere”, formulata dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI).

    E infatti, in questi ultimi giorni, la stessa testata giornalistica che aveva dato per praticamente approvata la riforma, ha fatto una parziale marcia indietro, asserendo che il vero scoglio per le lauree abilitanti sarebbero le lauree telematiche, e che questo scoglio, di difficile risoluzione stante l’ampio indotto che le lauree on line hanno, porterebbe comunque ad un congelamento e/o slittamento della riforma.

    A tutto ciò, che sono le informazioni ora in mio possesso, vorrei aggiungere ulteriori considerazioni, legate proprio alla mia esperienza di formatore.

    Da trenta anni io mi dedico all’insegnamento finalizzato all’esame di stato, inizialmente per gli Architetti, ma a partire dal 2015 anche per gli Ingegneri civili ambientali, stante la riforma del 3+2 e la moltiplicazione delle classi di laurea, alcune comuni alle due professioni, che quindi permettono la doppia abilitazione.

    Ebbene, la mia esperienza ristretta con chi decide di avvalersi dei miei corsi, vede tutti i miei corsisti all’inizio del percorso formativo con gravi lacune progettuali, normative e culturali. Le lacune di cui parlo per il ristretto ambito che si rivolge a me, sono poi certificate dai risultati generali sull’esame delle due professioni, pubblicati ogni anno dal Centro studi del CNI, dove si evince un alto numero di bocciature o la rinuncia a conseguire l’abilitazione. Per fortuna, chi partecipa con costanza e passione ai miei corsi non rientra in questi alti numeri di bocciati.

    In conclusione, quindi, la domanda che io mi pongo è la seguente: a prescindere dalle notizie che si rincorrono e all’eventuale effettiva futura approvazione di tale riforma, il livello imbarazzante di preparazione di tanti neolaureati lo noto solo io? E quindi quando si avrà la consapevolezza, a livello istituzionale, che il sistema da rivedere è quello formativo nella sua interezza, chiaramente in senso performante, invece di rendere più semplice l’accesso alla professione con la laurea abilitante?

    Iscriviti alla newsletter

    Si è verificato un errore durante
    la tua richiesta.

    Scegli quale newsletter vuoi ricevere

    Autorizzo l’invio di comunicazioni a scopo commerciale e di
    marketing nei limiti indicati nell’informativa.

    Presto il consenso all’uso dei miei dati per ricevere proposte in linea con i miei interessi.

    Cliccando su “Iscriviti” dichiari di aver letto e accettato la privacy
    policy
    .

    Iscriviti

    Iscrizione completata

    Grazie per esserti iscritto alla newsletter.

    Seguici sui social

    “}]] 

    Pubblicato in leggioggi.it