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    È davvero troppo caro? 3 cose che sbagliamo quando valutiamo il prezzo della sicurezza

    Il momento della valutazione economica di un sistema di sicurezza per la propria abitazione è spesso caratterizzato da un senso di riluttanza. Molti proprietari di casa, pur riconoscendo l’importanza di proteggere i propri beni e la propria famiglia, si trovano a considerare l’investimento come eccessivamente oneroso o, peggio, come una spesa superflua che preferirebbero evitare.

    Questa percezione, tuttavia, nasce da una valutazione incompleta e spesso distorta del valore effettivo del servizio. Per comprendere appieno la spesa, incluso il potenziale costo dell’installazione allarme casa iniziale e i canoni ricorrenti, è fondamentale riconsiderare i parametri con cui si analizza questo tipo di acquisto. Spesso, la critica al costo eccessivo è semplicemente il risultato di tre errori comuni di valutazione.

    Indice

    La psicologia del prezzo

    Errore 1: guardare il totale invece del quotidiano

    Errore 2: ignorare il costo del danno

    Errore 3: confondere il prodotto con il servizio

    Un investimento sulla serenità

    La psicologia del prezzo

    A differenza di altri acquisti, come una nuova automobile o una vacanza, dove il denaro viene scambiato con un piacere immediato o un miglioramento tangibile della qualità della vita percepita, l’antifurto è spesso visto come una “tassa” fastidiosa sulla tranquillità. Si paga per qualcosa che si spera non debba mai essere utilizzato, il che alimenta una naturale resistenza psicologica. Per questo motivo, si tende a commettere l’errore di giudicare l’investimento totale senza scomporlo e senza analizzare l’unità di misura reale che si sta acquistando: la serenità quotidiana.

    Errore 1: guardare il totale invece del quotidiano

    Il primo errore nella valutazione è focalizzarsi sul costo complessivo o sull’importo annuale del canone, cifre che possono apparire significative. La chiave per una valutazione razionale è scomporre questo costo in una dimensione più gestibile e realistica: quella giornaliera.Dividendo, ad esempio, il canone mensile per trenta giorni, si scopre che il costo per una protezione H24, inclusiva di monitoraggio professionale e assistenza, ammonta spesso a una cifra irrisoria, talvolta inferiore al prezzo di una singola colazione al bar. Se analizzato in questa prospettiva, l’investimento si trasforma nell’acquisto della tranquillità di dormire sereni ogni singola notte e di uscire di casa ogni giorno senza l’ansia di un potenziale rientro sgradito.

    Errore 2: ignorare il costo del danno

    Un’analisi razionale del prezzo della sicurezza deve sempre includere il confronto con il costo del danno potenziale che si sta prevenendo. Quanto costa realmente una singola intrusione? I danni fisici possono essere ingenti: la riparazione o la sostituzione di una porta blindata forzata, di una finestra divelta o la sistemazione di serramenti danneggiati. A questo si aggiunge il valore dei beni sottratti, come tablet, computer, gioielli o apparecchi elettronici.

    Spesso, il danno materiale ed emotivo derivante da un singolo tentativo di intrusione fallito o da un furto riuscito supera in modo netto il costo cumulativo di anni di abbonamento a un sistema di allarme professionale. L’antifurto non è una spesa, ma una polizza di prevenzione contro costi ben maggiori e incontrollabili.

    Errore 3: confondere il prodotto con il servizio

    Quando si paga per un sistema di allarme, non si sta semplicemente acquistando un kit di sensori di plastica e una centralina elettronica. Il valore reale risiede nel servizio che sta dietro a quei dispositivi. Si pagano le persone che lavorano costantemente per garantire la protezione.

    Ci si riferisce alle Guardie Giurate incaricate dell’intervento, agli Operatori di Centrale che monitorano 24 ore su 24 i segnali, e alla tecnologia di comunicazione e verifica che assicura una risposta rapida e appropriata a ogni evento. È un costo assimilabile a quello di un guardiano privato, ma la cui spesa è condivisa, rendendo il servizio professionale accessibile. Senza questo elemento umano e operativo, qualsiasi sensore risulterebbe muto e inefficace.

    Un investimento sulla serenità

    È fondamentale, quindi, affrontare la valutazione del prezzo della sicurezza con la calcolatrice alla mano, considerando tutti i fattori: l’efficacia della prevenzione, la scomposizione del costo giornaliero e il valore impagabile della protezione umana professionale. Solo in questo modo è possibile trasformare la percezione da un costo spiacevole a un investimento necessario e strategicamente vantaggioso sulla propria serenità e sulla tutela del proprio patrimonio.

    Foto copertina: istock/andresr […]

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    Fringe benefit 2025: occhio al 12 gennaio. Oltre questa data esenzioni e limiti esentasse a rischio

    La Manovra 2025 approvata con Legge 30 dicembre 2024 numero 207 ha innalzato la soglia di esenzione fiscale e contributiva per i beni e servizi riconosciuti dal datore di lavoro ai dipendenti nelle annualità 2025, 2026 e 2027.Per effetto della norma (articolo 1, commi 390-391) le aziende che riconoscono fringe benefit nel corso del triennio possono contare su una soglia maggiorata rispetto a quella ordinaria di 258,23 euro annui.Mentre per la generalità dei dipendenti sono esenti da contributi e tasse i beni e servizi riconosciuti fino al limite di 1.000,00 euro annui, per coloro che hanno figli fiscalmente a carico la Manovra 2025 aumenta l’asticella fino a 2.000,00 euro.Tanto con la soglia ordinaria a 258,23 euro quanto con quelle maggiorate a 1.000 / 2.000 euro opera la regola per cui, se nell’anno i beni ceduti e / o i servizi prestati hanno un valore superiore, quest’ultimo concorre interamente al calcolo di contributi e tasse.Ne consegue che il dipendente con figli a carico che riceve fringe benefits per 2.100,00 euro vedrà trattenersi contributi e imposte sull’intera somma.A questo punto diventa fondamentale capire a quanto ammontano i beni e servizi riconosciuti nel corso dell’annualità corrente. Ed è qui che entra in gioco il cosiddetto principio di cassa allargato.Analizziamo la questione in dettaglio.Resta aggiornato sul canale Telegram e iscrivendoti gratis alla Newsletter di LeggiOggi.

    Indice

    I compensi in natura non tassati

    Il rischio dei fringe benefits oltre la soglia di legge

    Gli importi dei fringe benefits 2025

    Le retribuzioni di dicembre da pagare entro il 12 gennaio 2026

    Come rispettare il termine del 12 gennaio?

    Cosa accade se si oltrepassa la data del 12 gennaio?

    Quali effetti per i fringe benefits?

    I compensi in natura non tassati

    Come anticipato, i beni ceduti e i servizi prestati dal datore di lavoro sono considerati esenti da imposte e contributi se complessivamente non superano, nel periodo d’imposta, euro 258,23.La previsione, contenuta nell’articolo 51, comma 3 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi, approvato con Decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, numero 917) ha l’obiettivo di considerare irrilevanti per INPS ed Erario le somme cosiddette di modico valore.Nell’ottica di sostenere economicamente i dipendenti, la Manovra 2025 ha innalzato il limite dei fringe benefit, per le annualità 2025, 2026 e 2027, a:

    1.000,00 euro per la generalità dei dipendenti;

    2.000,00 euro per i lavoratori dipendenti con figli fiscalmente a carico (si assumono a riferimento anche i figli nati fuori del matrimonio, riconosciuti, adottivi, affiliati o affidati, nonché i figli conviventi del coniuge deceduto).

    Il rischio dei fringe benefits oltre la soglia di legge

    Le conseguenze per dipendenti e aziende, in caso di riconoscimento di fringe benefits che nel periodo d’imposta superano le soglie di legge, non sono trascurabili.In situazioni simili, infatti, l’intero valore è soggetto a:

    contributi a carico dipendente (trattenuti in busta paga) e datore di lavoro (maggior costo aziendale);

    trattenuta fiscale in busta paga a carico del dipendente, il quale vede aumentare anche il reddito imponibile ai fini fiscali (utile, ad esempio, per l’accesso a bonus e prestazioni agevolate, nonché per il calcolo dell’ISEE).

    Ipotizziamo il caso del dipendente Mario, il quale riceve nel corso del periodo d’imposta 2025 fringe benefits dall’azienda Alfa per complessivi euro 1.800,00.Avendo Mario un figlio fiscalmente a carico il valore delle retribuzioni in natura è al di sotto della soglia di 2.000,00 euro annui e, come tale, esente da contributi e tasse.Se, al contrario, i fringe benefits si attestano nell’anno a 2.100,00 euro l’intera somma è tassata e assoggettata a contributi (a carico azienda e dipendente).

    Gli importi dei fringe benefits 2025

    Per evitare le brutte sorprese appena descritte diventa di fondamentale importanza calcolare a quanto ammontano i beni ceduti e i servizi prestati dal datore di lavoro al singolo dipendente nel corso del periodo d’imposta 2025.A tal proposito vige la regola per cui si considerano nel periodo d’imposta dell’annualità corrente le somme e i valori in genere, corrisposti dai datori di lavoro entro il 12 gennaio 2026 (articolo 51, comma 1, TUIR).Si parla in questo caso di principio di cassa allargato. Quest’ultimo è stato introdotto per rispondere all’esigenza di datori di lavoro e professionisti che elaborano le buste paga di dicembre una volta conclusosi il mese stesso e, di conseguenza, a gennaio.Senza il principio di cassa allargato le retribuzioni di competenza del cedolino di dicembre 2025 dovrebbero essere considerate nel reddito non 2025 bensì 2026.Dal punto di vista fiscale vale infatti il principio di cassa, tale per cui si assume a riferimento il momento stesso in cui le somme (redditi) vengono liquidati al dipendente.

    Le retribuzioni di dicembre da pagare entro il 12 gennaio 2026

    Alla luce di quanto disposto dal TUIR le retribuzioni di dicembre 2025 devono essere obbligatoriamente liquidate entro lunedì 12 gennaio 2026.In questo modo i redditi di dicembre sono considerati insieme a quelli delle mensilità ordinarie da gennaio a novembre dell’annualità corrente.

    Come rispettare il termine del 12 gennaio?

    Per poter rispettare la scadenza del 12 gennaio è necessario che, entro tale data, i netti delle buste paga di dicembre 2025 siano materialmente presenti nel conto corrente del lavoratore.In questa situazione vale infatti il momento in cui i redditi entrano nella sfera patrimoniale del percettore (il dipendente) e quest’ultimo può farne uso.Se, ad esempio, il datore effettua il bonifico il 12 gennaio 2026 e le somme sono accreditate sul conto corrente del lavoratore il successivo giorno 13 il principio di cassa allargato non è rispettato.

    Cosa accade se si oltrepassa la data del 12 gennaio?

    Le somme liquidate ai dipendenti in data successiva al 12 gennaio entrano automaticamente nel reddito imponibile non dell’annualità corrente, bensì del 2026.

    Quali effetti per i fringe benefits?

    I fringe benefits riconosciuti entro il 12 gennaio 2026 vengono sommati al valore degli altri beni e servizi ricevuti dal dipendente nelle precedenti mensilità del 2025.In caso contrario, le somme entrano nel conteggio dell’annualità 2026.Questo significa che se il dipendente Mario (dell’esempio precedente) conta di ricevere il prossimo anno un valore di fringe benefits pari a 1.800,00 euro, a causa del mancato rispetto del principio di cassa allargato vede slittare al 2026 (ipotizziamo) 300,00 euro aggiuntivi.Pertanto, al fine di rispettare la soglia di 2.000,00 euro Mario dovrà ricevere nel 2026 un valore di fringe benefits inferiore alla cifra attesa (1.800,00 euro) ad esempio pari a 1.700,00 euro.

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    La Manovra 2025 approvata con Legge 30 dicembre 2024 numero 207 ha innalzato la soglia di esenzione fiscale e contributiva per i beni e servizi riconosciuti dal datore di lavoro ai dipendenti nelle annualità 2025, 2026 e 2027.Per effetto della norma (articolo 1, commi 390-391) le aziende che riconoscono fringe benefit nel corso del triennio possono contare su una soglia maggiorata rispetto a quella ordinaria di 258,23 euro annui.Mentre per la generalità dei dipendenti sono esenti da contributi e tasse i beni e servizi riconosciuti fino al limite di 1.000,00 euro annui, per coloro che hanno figli fiscalmente a carico la Manovra 2025 aumenta l’asticella fino a 2.000,00 euro.Tanto con la soglia ordinaria a 258,23 euro quanto con quelle maggiorate a 1.000 / 2.000 euro opera la regola per cui, se nell’anno i beni ceduti e / o i servizi prestati hanno un valore superiore, quest’ultimo concorre interamente al calcolo di contributi e tasse.Ne consegue che il dipendente con figli a carico che riceve fringe benefits per 2.100,00 euro vedrà trattenersi contributi e imposte sull’intera somma.A questo punto diventa fondamentale capire a quanto ammontano i beni e servizi riconosciuti nel corso dell’annualità corrente. Ed è qui che entra in gioco il cosiddetto principio di cassa allargato.Analizziamo la questione in dettaglio.Resta aggiornato sul canale Telegram e iscrivendoti gratis alla Newsletter di LeggiOggi.

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    Come rispettare il termine del 12 gennaio?

    Cosa accade se si oltrepassa la data del 12 gennaio?

    Quali effetti per i fringe benefits?

    I compensi in natura non tassati

    Come anticipato, i beni ceduti e i servizi prestati dal datore di lavoro sono considerati esenti da imposte e contributi se complessivamente non superano, nel periodo d’imposta, euro 258,23.La previsione, contenuta nell’articolo 51, comma 3 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi, approvato con Decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, numero 917) ha l’obiettivo di considerare irrilevanti per INPS ed Erario le somme cosiddette di modico valore.Nell’ottica di sostenere economicamente i dipendenti, la Manovra 2025 ha innalzato il limite dei fringe benefit, per le annualità 2025, 2026 e 2027, a:

    1.000,00 euro per la generalità dei dipendenti;

    2.000,00 euro per i lavoratori dipendenti con figli fiscalmente a carico (si assumono a riferimento anche i figli nati fuori del matrimonio, riconosciuti, adottivi, affiliati o affidati, nonché i figli conviventi del coniuge deceduto).

    Il rischio dei fringe benefits oltre la soglia di legge

    Le conseguenze per dipendenti e aziende, in caso di riconoscimento di fringe benefits che nel periodo d’imposta superano le soglie di legge, non sono trascurabili.In situazioni simili, infatti, l’intero valore è soggetto a:

    contributi a carico dipendente (trattenuti in busta paga) e datore di lavoro (maggior costo aziendale);

    trattenuta fiscale in busta paga a carico del dipendente, il quale vede aumentare anche il reddito imponibile ai fini fiscali (utile, ad esempio, per l’accesso a bonus e prestazioni agevolate, nonché per il calcolo dell’ISEE).

    Ipotizziamo il caso del dipendente Mario, il quale riceve nel corso del periodo d’imposta 2025 fringe benefits dall’azienda Alfa per complessivi euro 1.800,00.Avendo Mario un figlio fiscalmente a carico il valore delle retribuzioni in natura è al di sotto della soglia di 2.000,00 euro annui e, come tale, esente da contributi e tasse.Se, al contrario, i fringe benefits si attestano nell’anno a 2.100,00 euro l’intera somma è tassata e assoggettata a contributi (a carico azienda e dipendente).

    Gli importi dei fringe benefits 2025

    Per evitare le brutte sorprese appena descritte diventa di fondamentale importanza calcolare a quanto ammontano i beni ceduti e i servizi prestati dal datore di lavoro al singolo dipendente nel corso del periodo d’imposta 2025.A tal proposito vige la regola per cui si considerano nel periodo d’imposta dell’annualità corrente le somme e i valori in genere, corrisposti dai datori di lavoro entro il 12 gennaio 2026 (articolo 51, comma 1, TUIR).Si parla in questo caso di principio di cassa allargato. Quest’ultimo è stato introdotto per rispondere all’esigenza di datori di lavoro e professionisti che elaborano le buste paga di dicembre una volta conclusosi il mese stesso e, di conseguenza, a gennaio.Senza il principio di cassa allargato le retribuzioni di competenza del cedolino di dicembre 2025 dovrebbero essere considerate nel reddito non 2025 bensì 2026.Dal punto di vista fiscale vale infatti il principio di cassa, tale per cui si assume a riferimento il momento stesso in cui le somme (redditi) vengono liquidati al dipendente.

    Le retribuzioni di dicembre da pagare entro il 12 gennaio 2026

    Alla luce di quanto disposto dal TUIR le retribuzioni di dicembre 2025 devono essere obbligatoriamente liquidate entro lunedì 12 gennaio 2026.In questo modo i redditi di dicembre sono considerati insieme a quelli delle mensilità ordinarie da gennaio a novembre dell’annualità corrente.

    Come rispettare il termine del 12 gennaio?

    Per poter rispettare la scadenza del 12 gennaio è necessario che, entro tale data, i netti delle buste paga di dicembre 2025 siano materialmente presenti nel conto corrente del lavoratore.In questa situazione vale infatti il momento in cui i redditi entrano nella sfera patrimoniale del percettore (il dipendente) e quest’ultimo può farne uso.Se, ad esempio, il datore effettua il bonifico il 12 gennaio 2026 e le somme sono accreditate sul conto corrente del lavoratore il successivo giorno 13 il principio di cassa allargato non è rispettato.

    Cosa accade se si oltrepassa la data del 12 gennaio?

    Le somme liquidate ai dipendenti in data successiva al 12 gennaio entrano automaticamente nel reddito imponibile non dell’annualità corrente, bensì del 2026.

    Quali effetti per i fringe benefits?

    I fringe benefits riconosciuti entro il 12 gennaio 2026 vengono sommati al valore degli altri beni e servizi ricevuti dal dipendente nelle precedenti mensilità del 2025.In caso contrario, le somme entrano nel conteggio dell’annualità 2026.Questo significa che se il dipendente Mario (dell’esempio precedente) conta di ricevere il prossimo anno un valore di fringe benefits pari a 1.800,00 euro, a causa del mancato rispetto del principio di cassa allargato vede slittare al 2026 (ipotizziamo) 300,00 euro aggiuntivi.Pertanto, al fine di rispettare la soglia di 2.000,00 euro Mario dovrà ricevere nel 2026 un valore di fringe benefits inferiore alla cifra attesa (1.800,00 euro) ad esempio pari a 1.700,00 euro.

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    La Manovra 2025 approvata con Legge 30 dicembre 2024 numero 207 ha innalzato la soglia di esenzione fiscale e contributiva per i beni e servizi riconosciuti dal datore di lavoro ai dipendenti nelle annualità 2025, 2026 e 2027.Per effetto della norma (articolo 1, commi 390-391) le aziende che riconoscono fringe benefit nel corso del triennio possono contare su una soglia maggiorata rispetto a quella ordinaria di 258,23 euro annui.Mentre per la generalità dei dipendenti sono esenti da contributi e tasse i beni e servizi riconosciuti fino al limite di 1.000,00 euro annui, per coloro che hanno figli fiscalmente a carico la Manovra 2025 aumenta l’asticella fino a 2.000,00 euro.Tanto con la soglia ordinaria a 258,23 euro quanto con quelle maggiorate a 1.000 / 2.000 euro opera la regola per cui, se nell’anno i beni ceduti e / o i servizi prestati hanno un valore superiore, quest’ultimo concorre interamente al calcolo di contributi e tasse.Ne consegue che il dipendente con figli a carico che riceve fringe benefits per 2.100,00 euro vedrà trattenersi contributi e imposte sull’intera somma.A questo punto diventa fondamentale capire a quanto ammontano i beni e servizi riconosciuti nel corso dell’annualità corrente. Ed è qui che entra in gioco il cosiddetto principio di cassa allargato.Analizziamo la questione in dettaglio.Resta aggiornato sul canale Telegram e iscrivendoti gratis alla Newsletter di LeggiOggi.

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    Come anticipato, i beni ceduti e i servizi prestati dal datore di lavoro sono considerati esenti da imposte e contributi se complessivamente non superano, nel periodo d’imposta, euro 258,23.La previsione, contenuta nell’articolo 51, comma 3 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi, approvato con Decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, numero 917) ha l’obiettivo di considerare irrilevanti per INPS ed Erario le somme cosiddette di modico valore.Nell’ottica di sostenere economicamente i dipendenti, la Manovra 2025 ha innalzato il limite dei fringe benefit, per le annualità 2025, 2026 e 2027, a:

    1.000,00 euro per la generalità dei dipendenti;

    2.000,00 euro per i lavoratori dipendenti con figli fiscalmente a carico (si assumono a riferimento anche i figli nati fuori del matrimonio, riconosciuti, adottivi, affiliati o affidati, nonché i figli conviventi del coniuge deceduto).

    Il rischio dei fringe benefits oltre la soglia di legge

    Le conseguenze per dipendenti e aziende, in caso di riconoscimento di fringe benefits che nel periodo d’imposta superano le soglie di legge, non sono trascurabili.In situazioni simili, infatti, l’intero valore è soggetto a:

    contributi a carico dipendente (trattenuti in busta paga) e datore di lavoro (maggior costo aziendale);

    trattenuta fiscale in busta paga a carico del dipendente, il quale vede aumentare anche il reddito imponibile ai fini fiscali (utile, ad esempio, per l’accesso a bonus e prestazioni agevolate, nonché per il calcolo dell’ISEE).

    Ipotizziamo il caso del dipendente Mario, il quale riceve nel corso del periodo d’imposta 2025 fringe benefits dall’azienda Alfa per complessivi euro 1.800,00.Avendo Mario un figlio fiscalmente a carico il valore delle retribuzioni in natura è al di sotto della soglia di 2.000,00 euro annui e, come tale, esente da contributi e tasse.Se, al contrario, i fringe benefits si attestano nell’anno a 2.100,00 euro l’intera somma è tassata e assoggettata a contributi (a carico azienda e dipendente).

    Gli importi dei fringe benefits 2025

    Per evitare le brutte sorprese appena descritte diventa di fondamentale importanza calcolare a quanto ammontano i beni ceduti e i servizi prestati dal datore di lavoro al singolo dipendente nel corso del periodo d’imposta 2025.A tal proposito vige la regola per cui si considerano nel periodo d’imposta dell’annualità corrente le somme e i valori in genere, corrisposti dai datori di lavoro entro il 12 gennaio 2026 (articolo 51, comma 1, TUIR).Si parla in questo caso di principio di cassa allargato. Quest’ultimo è stato introdotto per rispondere all’esigenza di datori di lavoro e professionisti che elaborano le buste paga di dicembre una volta conclusosi il mese stesso e, di conseguenza, a gennaio.Senza il principio di cassa allargato le retribuzioni di competenza del cedolino di dicembre 2025 dovrebbero essere considerate nel reddito non 2025 bensì 2026.Dal punto di vista fiscale vale infatti il principio di cassa, tale per cui si assume a riferimento il momento stesso in cui le somme (redditi) vengono liquidati al dipendente.

    Le retribuzioni di dicembre da pagare entro il 12 gennaio 2026

    Alla luce di quanto disposto dal TUIR le retribuzioni di dicembre 2025 devono essere obbligatoriamente liquidate entro lunedì 12 gennaio 2026.In questo modo i redditi di dicembre sono considerati insieme a quelli delle mensilità ordinarie da gennaio a novembre dell’annualità corrente.

    Come rispettare il termine del 12 gennaio?

    Per poter rispettare la scadenza del 12 gennaio è necessario che, entro tale data, i netti delle buste paga di dicembre 2025 siano materialmente presenti nel conto corrente del lavoratore.In questa situazione vale infatti il momento in cui i redditi entrano nella sfera patrimoniale del percettore (il dipendente) e quest’ultimo può farne uso.Se, ad esempio, il datore effettua il bonifico il 12 gennaio 2026 e le somme sono accreditate sul conto corrente del lavoratore il successivo giorno 13 il principio di cassa allargato non è rispettato.

    Cosa accade se si oltrepassa la data del 12 gennaio?

    Le somme liquidate ai dipendenti in data successiva al 12 gennaio entrano automaticamente nel reddito imponibile non dell’annualità corrente, bensì del 2026.

    Quali effetti per i fringe benefits?

    I fringe benefits riconosciuti entro il 12 gennaio 2026 vengono sommati al valore degli altri beni e servizi ricevuti dal dipendente nelle precedenti mensilità del 2025.In caso contrario, le somme entrano nel conteggio dell’annualità 2026.Questo significa che se il dipendente Mario (dell’esempio precedente) conta di ricevere il prossimo anno un valore di fringe benefits pari a 1.800,00 euro, a causa del mancato rispetto del principio di cassa allargato vede slittare al 2026 (ipotizziamo) 300,00 euro aggiuntivi.Pertanto, al fine di rispettare la soglia di 2.000,00 euro Mario dovrà ricevere nel 2026 un valore di fringe benefits inferiore alla cifra attesa (1.800,00 euro) ad esempio pari a 1.700,00 euro.

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    Fringe benefit 2025: occhio al 12 gennaio. Oltre questa data esenzioni e limiti esentasse a rischio

    La Manovra 2025 approvata con Legge 30 dicembre 2024 numero 207 ha innalzato la soglia di esenzione fiscale e contributiva per i beni e servizi riconosciuti dal datore di lavoro ai dipendenti nelle annualità 2025, 2026 e 2027.Per effetto della norma (articolo 1, commi 390-391) le aziende che riconoscono fringe benefit nel corso del triennio possono contare su una soglia maggiorata rispetto a quella ordinaria di 258,23 euro annui.Mentre per la generalità dei dipendenti sono esenti da contributi e tasse i beni e servizi riconosciuti fino al limite di 1.000,00 euro annui, per coloro che hanno figli fiscalmente a carico la Manovra 2025 aumenta l’asticella fino a 2.000,00 euro.Tanto con la soglia ordinaria a 258,23 euro quanto con quelle maggiorate a 1.000 / 2.000 euro opera la regola per cui, se nell’anno i beni ceduti e / o i servizi prestati hanno un valore superiore, quest’ultimo concorre interamente al calcolo di contributi e tasse.Ne consegue che il dipendente con figli a carico che riceve fringe benefits per 2.100,00 euro vedrà trattenersi contributi e imposte sull’intera somma.A questo punto diventa fondamentale capire a quanto ammontano i beni e servizi riconosciuti nel corso dell’annualità corrente. Ed è qui che entra in gioco il cosiddetto principio di cassa allargato.Analizziamo la questione in dettaglio.Resta aggiornato sul canale Telegram e iscrivendoti gratis alla Newsletter di LeggiOggi.

    Indice

    I compensi in natura non tassati

    Il rischio dei fringe benefits oltre la soglia di legge

    Gli importi dei fringe benefits 2025

    Le retribuzioni di dicembre da pagare entro il 12 gennaio 2026

    Come rispettare il termine del 12 gennaio?

    Cosa accade se si oltrepassa la data del 12 gennaio?

    Quali effetti per i fringe benefits?

    I compensi in natura non tassati

    Come anticipato, i beni ceduti e i servizi prestati dal datore di lavoro sono considerati esenti da imposte e contributi se complessivamente non superano, nel periodo d’imposta, euro 258,23.La previsione, contenuta nell’articolo 51, comma 3 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi, approvato con Decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, numero 917) ha l’obiettivo di considerare irrilevanti per INPS ed Erario le somme cosiddette di modico valore.Nell’ottica di sostenere economicamente i dipendenti, la Manovra 2025 ha innalzato il limite dei fringe benefit, per le annualità 2025, 2026 e 2027, a:

    1.000,00 euro per la generalità dei dipendenti;

    2.000,00 euro per i lavoratori dipendenti con figli fiscalmente a carico (si assumono a riferimento anche i figli nati fuori del matrimonio, riconosciuti, adottivi, affiliati o affidati, nonché i figli conviventi del coniuge deceduto).

    Il rischio dei fringe benefits oltre la soglia di legge

    Le conseguenze per dipendenti e aziende, in caso di riconoscimento di fringe benefits che nel periodo d’imposta superano le soglie di legge, non sono trascurabili.In situazioni simili, infatti, l’intero valore è soggetto a:

    contributi a carico dipendente (trattenuti in busta paga) e datore di lavoro (maggior costo aziendale);

    trattenuta fiscale in busta paga a carico del dipendente, il quale vede aumentare anche il reddito imponibile ai fini fiscali (utile, ad esempio, per l’accesso a bonus e prestazioni agevolate, nonché per il calcolo dell’ISEE).

    Ipotizziamo il caso del dipendente Mario, il quale riceve nel corso del periodo d’imposta 2025 fringe benefits dall’azienda Alfa per complessivi euro 1.800,00.Avendo Mario un figlio fiscalmente a carico il valore delle retribuzioni in natura è al di sotto della soglia di 2.000,00 euro annui e, come tale, esente da contributi e tasse.Se, al contrario, i fringe benefits si attestano nell’anno a 2.100,00 euro l’intera somma è tassata e assoggettata a contributi (a carico azienda e dipendente).

    Gli importi dei fringe benefits 2025

    Per evitare le brutte sorprese appena descritte diventa di fondamentale importanza calcolare a quanto ammontano i beni ceduti e i servizi prestati dal datore di lavoro al singolo dipendente nel corso del periodo d’imposta 2025.A tal proposito vige la regola per cui si considerano nel periodo d’imposta dell’annualità corrente le somme e i valori in genere, corrisposti dai datori di lavoro entro il 12 gennaio 2026 (articolo 51, comma 1, TUIR).Si parla in questo caso di principio di cassa allargato. Quest’ultimo è stato introdotto per rispondere all’esigenza di datori di lavoro e professionisti che elaborano le buste paga di dicembre una volta conclusosi il mese stesso e, di conseguenza, a gennaio.Senza il principio di cassa allargato le retribuzioni di competenza del cedolino di dicembre 2025 dovrebbero essere considerate nel reddito non 2025 bensì 2026.Dal punto di vista fiscale vale infatti il principio di cassa, tale per cui si assume a riferimento il momento stesso in cui le somme (redditi) vengono liquidati al dipendente.

    Le retribuzioni di dicembre da pagare entro il 12 gennaio 2026

    Alla luce di quanto disposto dal TUIR le retribuzioni di dicembre 2025 devono essere obbligatoriamente liquidate entro lunedì 12 gennaio 2026.In questo modo i redditi di dicembre sono considerati insieme a quelli delle mensilità ordinarie da gennaio a novembre dell’annualità corrente.

    Come rispettare il termine del 12 gennaio?

    Per poter rispettare la scadenza del 12 gennaio è necessario che, entro tale data, i netti delle buste paga di dicembre 2025 siano materialmente presenti nel conto corrente del lavoratore.In questa situazione vale infatti il momento in cui i redditi entrano nella sfera patrimoniale del percettore (il dipendente) e quest’ultimo può farne uso.Se, ad esempio, il datore effettua il bonifico il 12 gennaio 2026 e le somme sono accreditate sul conto corrente del lavoratore il successivo giorno 13 il principio di cassa allargato non è rispettato.

    Cosa accade se si oltrepassa la data del 12 gennaio?

    Le somme liquidate ai dipendenti in data successiva al 12 gennaio entrano automaticamente nel reddito imponibile non dell’annualità corrente, bensì del 2026.

    Quali effetti per i fringe benefits?

    I fringe benefits riconosciuti entro il 12 gennaio 2026 vengono sommati al valore degli altri beni e servizi ricevuti dal dipendente nelle precedenti mensilità del 2025.In caso contrario, le somme entrano nel conteggio dell’annualità 2026.Questo significa che se il dipendente Mario (dell’esempio precedente) conta di ricevere il prossimo anno un valore di fringe benefits pari a 1.800,00 euro, a causa del mancato rispetto del principio di cassa allargato vede slittare al 2026 (ipotizziamo) 300,00 euro aggiuntivi.Pertanto, al fine di rispettare la soglia di 2.000,00 euro Mario dovrà ricevere nel 2026 un valore di fringe benefits inferiore alla cifra attesa (1.800,00 euro) ad esempio pari a 1.700,00 euro.

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