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    Assegno di incollocabilità: nuove regole e requisiti dal 2026

    Il Decreto n.159 del 31 ottobre 2025 è intervenuto aggiornando il limite massimo di età previsto per la fruizione dell’assegno di incollocabilità erogato dall’INAIL.L’articolo 9 del decreto introduce un meccanismo di adeguamento automatico della soglia anagrafica richiesta per l’assegno, agganciandosi all’età prevista per il collocamento in quiescenza, adeguata dal legislatore in base alla speranza di vita.In questo modo si elimina il riferimento ad un’età specifica previsto dalla normativa precedente.Grazie al D.L. numero 159/2025, chiarisce INAIL con Circolare 11 dicembre 2025, numero 55 l’assegno è esteso dal 1° gennaio 2026 sino al compimento del 67° anno di età.Analizziamo la novità in dettaglio.Resta aggiornato sul canale Telegram e iscrivendoti gratis alla Newsletter di LeggiOggi.

    Indice

    Cos’è l’assegno di incollocabilità?

    A quanto ammonta la prestazione?

    Cosa cambia con il Decreto numero 159/2025?

    Quali sono i requisiti per l’assegno?

    Il requisito anagrafico

    Richiesti 67 anni di età

    Cosa accade se aumenta l’età pensionabile?

    Chi è interessato dall’estensione a 67 anni?

    Cos’è l’assegno di incollocabilità?

    Disciplinato dall’articolo 180 del Decreto del presidente della repubblica 30 giugno 1965, numero 1124 l’assegno di incollocabilità assicura un sostegno economico mensile sostitutivo dell’avviamento obbligatorio al lavoro nei confronti degli invalidi che hanno perso ogni capacità lavorativa o che, per il grado o la natura dell’invalidità, potrebbero essere nocivi per l’incolumità degli altri lavoratori o la sicurezza degli impianti.

    A quanto ammonta la prestazione?

    Soggetto a rivalutazione periodica, l’assegno è erogato dall’INAIL con la rendita diretta e concesso previa istanza all’Istituto.Dal 1° luglio 2025 l’importo mensile della prestazione è pari a 308,23 euro.

    Cosa cambia con il Decreto numero 159/2025?

    In vigore dal 31 ottobre 2025 il Decreto – Legge numero 159 modifica il requisito anagrafico richiesto per ottenere l’assegno di incollocabilità.Il precedente riferimento di legge (articolo 10, L. n. 248/1976) ad un’età specifica per ottenere la prestazione è ora sostituito (articolo 9, comma 1) con un requisito mobile, in quanto corrispondente alla “età non superiore ai limiti previsti per l’ammissione al beneficio dell’assunzione obbligatoria al lavoro, come adeguata periodicamente all’età pensionabile”.

    Quali sono i requisiti per l’assegno?

    I requisiti attuali per l’erogazione dell’assegno sono:

    età non superiore a 65 anni;

    riduzione della capacità lavorativa non inferiore al 34% per gli infortuni sul lavoro occorsi e per le malattie professionali denunciate sino al 31 dicembre 2006;

    menomazione dell’integrità psicofisica di grado superiore al 20% per gli infortuni sul lavoro occorsi e le malattie professionali denunciate a decorrere dal 1° gennaio 2007;

    non applicabilità nei confronti degli invalidi in possesso dei requisiti, del beneficio dell’assunzione obbligatoria.

    Il requisito anagrafico

    Tra le condizioni necessarie per ottenere l’assegno di incollocabilità figura il rispetto di un preciso limite di età, corrispondente al compimento del 65° anno di età, quale requisito anagrafico per il collocamento in quiescenza.Il citato articolo 9 del Decreto – Legge numero 156/2025 adegua il diritto all’assegno ai nuovi limiti anagrafici previsti per l’ammissione al beneficio dell’assunzione obbligatoria, in coerenza con gli aumenti periodici dell’età per l’accesso alla pensione e con il principio di tutela del lavoro di cui all’articolo 38 della Costituzione.

    Richiesti 67 anni di età

    Nelle more della conversione in legge del D.L. numero 156/2025 dal 1° gennaio 2026 “viene estesa la fruizione dell’assegno di incollocabilità sino al compimento del 67° anno di età agli assicurati che siano in possesso dei previsti requisiti” (Circolare INAIL).Sono quindi interessati dall’estensione i periodi successivi al compimento del 65° anno di età, sino alla maturazione dei requisiti anagrafici utili “per il collocamento in quiescenza, attualmente fissati al compimento del 67° anno” ed entro i limiti di età per l’ammissione al beneficio dell’assunzione obbligatoria al lavoro, come adeguati periodicamente in relazione all’età pensionabile.

    Cosa accade se aumenta l’età pensionabile?

    Per effetto di quanto previsto dal Decreto – Legge numero 156/2025 l’eventuale innalzamento dell’età pensionabile comporterà “l’adeguamento automatico anche del limite anagrafico per ottenere” l’assegno, sottolinea INAIL.

    Chi è interessato dall’estensione a 67 anni?

    L’estensione dell’età anagrafica interessa i titolari di rendita e con assegno attualmente in erogazione che, a far data dal 1° gennaio 2026, compiono il 65° anno di età.Tali assicurati, in mancanza della novità in parola, avrebbero perso il diritto al beneficio.Nei loro confronti INAIL “procederà d’ufficio al mantenimento della erogazione dell’assegno di incollocabilità”.Assicurati che non percepiscono più l’assegnoI titolari di rendita diretta che, in possesso dei requisiti di legge, hanno compiuto il 65° anno di età anteriormente al 1° gennaio 2026 e, pertanto non godono più dell’assegno, saranno avvisati dalle Sedi INAIL competenti “nel più breve tempo possibile” (Circolare).Questi ultimi sono tenuti a presentare “con la massima urgenza l’istanza per il riconoscimento dell’assegno, tenendo conto che il diritto stesso potrà decorrere dal mese successivo alla presentazione dell’istanza”.Assicurati che non hanno mai percepito l’assegnoUna terza casistica riguarda i titolari di rendita diretta che, pur in possesso dei requisiti prescritti, non hanno mai presentato istanza e, pertanto, non sono mai stati destinatari dell’assegno.Per quest’ultima tipologia, gli interessati che non abbiano ancora compiuto l’età per accedere al collocamento in quiescenza (67 anni di età) potranno presentare istanza alla Sede INAIL competente e ottenere l’eventuale riconoscimento dell’assegno, con decorrenza sempre dal mese successivo alla data dell’istanza.

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    Assegno di incollocabilità: nuove regole e requisiti dal 2026

    Il Decreto n.159 del 31 ottobre 2025 è intervenuto aggiornando il limite massimo di età previsto per la fruizione dell’assegno di incollocabilità erogato dall’INAIL.L’articolo 9 del decreto introduce un meccanismo di adeguamento automatico della soglia anagrafica richiesta per l’assegno, agganciandosi all’età prevista per il collocamento in quiescenza, adeguata dal legislatore in base alla speranza di vita.In questo modo si elimina il riferimento ad un’età specifica previsto dalla normativa precedente.Grazie al D.L. numero 159/2025, chiarisce INAIL con Circolare 11 dicembre 2025, numero 55 l’assegno è esteso dal 1° gennaio 2026 sino al compimento del 67° anno di età.Analizziamo la novità in dettaglio.Resta aggiornato sul canale Telegram e iscrivendoti gratis alla Newsletter di LeggiOggi.

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    Il requisito anagrafico

    Richiesti 67 anni di età

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    Chi è interessato dall’estensione a 67 anni?

    Cos’è l’assegno di incollocabilità?

    Disciplinato dall’articolo 180 del Decreto del presidente della repubblica 30 giugno 1965, numero 1124 l’assegno di incollocabilità assicura un sostegno economico mensile sostitutivo dell’avviamento obbligatorio al lavoro nei confronti degli invalidi che hanno perso ogni capacità lavorativa o che, per il grado o la natura dell’invalidità, potrebbero essere nocivi per l’incolumità degli altri lavoratori o la sicurezza degli impianti.

    A quanto ammonta la prestazione?

    Soggetto a rivalutazione periodica, l’assegno è erogato dall’INAIL con la rendita diretta e concesso previa istanza all’Istituto.Dal 1° luglio 2025 l’importo mensile della prestazione è pari a 308,23 euro.

    Cosa cambia con il Decreto numero 159/2025?

    In vigore dal 31 ottobre 2025 il Decreto – Legge numero 159 modifica il requisito anagrafico richiesto per ottenere l’assegno di incollocabilità.Il precedente riferimento di legge (articolo 10, L. n. 248/1976) ad un’età specifica per ottenere la prestazione è ora sostituito (articolo 9, comma 1) con un requisito mobile, in quanto corrispondente alla “età non superiore ai limiti previsti per l’ammissione al beneficio dell’assunzione obbligatoria al lavoro, come adeguata periodicamente all’età pensionabile”.

    Quali sono i requisiti per l’assegno?

    I requisiti attuali per l’erogazione dell’assegno sono:

    età non superiore a 65 anni;

    riduzione della capacità lavorativa non inferiore al 34% per gli infortuni sul lavoro occorsi e per le malattie professionali denunciate sino al 31 dicembre 2006;

    menomazione dell’integrità psicofisica di grado superiore al 20% per gli infortuni sul lavoro occorsi e le malattie professionali denunciate a decorrere dal 1° gennaio 2007;

    non applicabilità nei confronti degli invalidi in possesso dei requisiti, del beneficio dell’assunzione obbligatoria.

    Il requisito anagrafico

    Tra le condizioni necessarie per ottenere l’assegno di incollocabilità figura il rispetto di un preciso limite di età, corrispondente al compimento del 65° anno di età, quale requisito anagrafico per il collocamento in quiescenza.Il citato articolo 9 del Decreto – Legge numero 156/2025 adegua il diritto all’assegno ai nuovi limiti anagrafici previsti per l’ammissione al beneficio dell’assunzione obbligatoria, in coerenza con gli aumenti periodici dell’età per l’accesso alla pensione e con il principio di tutela del lavoro di cui all’articolo 38 della Costituzione.

    Richiesti 67 anni di età

    Nelle more della conversione in legge del D.L. numero 156/2025 dal 1° gennaio 2026 “viene estesa la fruizione dell’assegno di incollocabilità sino al compimento del 67° anno di età agli assicurati che siano in possesso dei previsti requisiti” (Circolare INAIL).Sono quindi interessati dall’estensione i periodi successivi al compimento del 65° anno di età, sino alla maturazione dei requisiti anagrafici utili “per il collocamento in quiescenza, attualmente fissati al compimento del 67° anno” ed entro i limiti di età per l’ammissione al beneficio dell’assunzione obbligatoria al lavoro, come adeguati periodicamente in relazione all’età pensionabile.

    Cosa accade se aumenta l’età pensionabile?

    Per effetto di quanto previsto dal Decreto – Legge numero 156/2025 l’eventuale innalzamento dell’età pensionabile comporterà “l’adeguamento automatico anche del limite anagrafico per ottenere” l’assegno, sottolinea INAIL.

    Chi è interessato dall’estensione a 67 anni?

    L’estensione dell’età anagrafica interessa i titolari di rendita e con assegno attualmente in erogazione che, a far data dal 1° gennaio 2026, compiono il 65° anno di età.Tali assicurati, in mancanza della novità in parola, avrebbero perso il diritto al beneficio.Nei loro confronti INAIL “procederà d’ufficio al mantenimento della erogazione dell’assegno di incollocabilità”.Assicurati che non percepiscono più l’assegnoI titolari di rendita diretta che, in possesso dei requisiti di legge, hanno compiuto il 65° anno di età anteriormente al 1° gennaio 2026 e, pertanto non godono più dell’assegno, saranno avvisati dalle Sedi INAIL competenti “nel più breve tempo possibile” (Circolare).Questi ultimi sono tenuti a presentare “con la massima urgenza l’istanza per il riconoscimento dell’assegno, tenendo conto che il diritto stesso potrà decorrere dal mese successivo alla presentazione dell’istanza”.Assicurati che non hanno mai percepito l’assegnoUna terza casistica riguarda i titolari di rendita diretta che, pur in possesso dei requisiti prescritti, non hanno mai presentato istanza e, pertanto, non sono mai stati destinatari dell’assegno.Per quest’ultima tipologia, gli interessati che non abbiano ancora compiuto l’età per accedere al collocamento in quiescenza (67 anni di età) potranno presentare istanza alla Sede INAIL competente e ottenere l’eventuale riconoscimento dell’assegno, con decorrenza sempre dal mese successivo alla data dell’istanza.

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    A quanto ammonta la prestazione?

    Soggetto a rivalutazione periodica, l’assegno è erogato dall’INAIL con la rendita diretta e concesso previa istanza all’Istituto.Dal 1° luglio 2025 l’importo mensile della prestazione è pari a 308,23 euro.

    Cosa cambia con il Decreto numero 159/2025?

    In vigore dal 31 ottobre 2025 il Decreto – Legge numero 159 modifica il requisito anagrafico richiesto per ottenere l’assegno di incollocabilità.Il precedente riferimento di legge (articolo 10, L. n. 248/1976) ad un’età specifica per ottenere la prestazione è ora sostituito (articolo 9, comma 1) con un requisito mobile, in quanto corrispondente alla “età non superiore ai limiti previsti per l’ammissione al beneficio dell’assunzione obbligatoria al lavoro, come adeguata periodicamente all’età pensionabile”.

    Quali sono i requisiti per l’assegno?

    I requisiti attuali per l’erogazione dell’assegno sono:

    età non superiore a 65 anni;

    riduzione della capacità lavorativa non inferiore al 34% per gli infortuni sul lavoro occorsi e per le malattie professionali denunciate sino al 31 dicembre 2006;

    menomazione dell’integrità psicofisica di grado superiore al 20% per gli infortuni sul lavoro occorsi e le malattie professionali denunciate a decorrere dal 1° gennaio 2007;

    non applicabilità nei confronti degli invalidi in possesso dei requisiti, del beneficio dell’assunzione obbligatoria.

    Il requisito anagrafico

    Tra le condizioni necessarie per ottenere l’assegno di incollocabilità figura il rispetto di un preciso limite di età, corrispondente al compimento del 65° anno di età, quale requisito anagrafico per il collocamento in quiescenza.Il citato articolo 9 del Decreto – Legge numero 156/2025 adegua il diritto all’assegno ai nuovi limiti anagrafici previsti per l’ammissione al beneficio dell’assunzione obbligatoria, in coerenza con gli aumenti periodici dell’età per l’accesso alla pensione e con il principio di tutela del lavoro di cui all’articolo 38 della Costituzione.

    Richiesti 67 anni di età

    Nelle more della conversione in legge del D.L. numero 156/2025 dal 1° gennaio 2026 “viene estesa la fruizione dell’assegno di incollocabilità sino al compimento del 67° anno di età agli assicurati che siano in possesso dei previsti requisiti” (Circolare INAIL).Sono quindi interessati dall’estensione i periodi successivi al compimento del 65° anno di età, sino alla maturazione dei requisiti anagrafici utili “per il collocamento in quiescenza, attualmente fissati al compimento del 67° anno” ed entro i limiti di età per l’ammissione al beneficio dell’assunzione obbligatoria al lavoro, come adeguati periodicamente in relazione all’età pensionabile.

    Cosa accade se aumenta l’età pensionabile?

    Per effetto di quanto previsto dal Decreto – Legge numero 156/2025 l’eventuale innalzamento dell’età pensionabile comporterà “l’adeguamento automatico anche del limite anagrafico per ottenere” l’assegno, sottolinea INAIL.

    Chi è interessato dall’estensione a 67 anni?

    L’estensione dell’età anagrafica interessa i titolari di rendita e con assegno attualmente in erogazione che, a far data dal 1° gennaio 2026, compiono il 65° anno di età.Tali assicurati, in mancanza della novità in parola, avrebbero perso il diritto al beneficio.Nei loro confronti INAIL “procederà d’ufficio al mantenimento della erogazione dell’assegno di incollocabilità”.Assicurati che non percepiscono più l’assegnoI titolari di rendita diretta che, in possesso dei requisiti di legge, hanno compiuto il 65° anno di età anteriormente al 1° gennaio 2026 e, pertanto non godono più dell’assegno, saranno avvisati dalle Sedi INAIL competenti “nel più breve tempo possibile” (Circolare).Questi ultimi sono tenuti a presentare “con la massima urgenza l’istanza per il riconoscimento dell’assegno, tenendo conto che il diritto stesso potrà decorrere dal mese successivo alla presentazione dell’istanza”.Assicurati che non hanno mai percepito l’assegnoUna terza casistica riguarda i titolari di rendita diretta che, pur in possesso dei requisiti prescritti, non hanno mai presentato istanza e, pertanto, non sono mai stati destinatari dell’assegno.Per quest’ultima tipologia, gli interessati che non abbiano ancora compiuto l’età per accedere al collocamento in quiescenza (67 anni di età) potranno presentare istanza alla Sede INAIL competente e ottenere l’eventuale riconoscimento dell’assegno, con decorrenza sempre dal mese successivo alla data dell’istanza.

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    È davvero troppo caro? 3 cose che sbagliamo quando valutiamo il prezzo della sicurezza

    Il momento della valutazione economica di un sistema di sicurezza per la propria abitazione è spesso caratterizzato da un senso di riluttanza. Molti proprietari di casa, pur riconoscendo l’importanza di proteggere i propri beni e la propria famiglia, si trovano a considerare l’investimento come eccessivamente oneroso o, peggio, come una spesa superflua che preferirebbero evitare.

    Questa percezione, tuttavia, nasce da una valutazione incompleta e spesso distorta del valore effettivo del servizio. Per comprendere appieno la spesa, incluso il potenziale costo dell’installazione allarme casa iniziale e i canoni ricorrenti, è fondamentale riconsiderare i parametri con cui si analizza questo tipo di acquisto. Spesso, la critica al costo eccessivo è semplicemente il risultato di tre errori comuni di valutazione.

    Indice

    La psicologia del prezzo

    Errore 1: guardare il totale invece del quotidiano

    Errore 2: ignorare il costo del danno

    Errore 3: confondere il prodotto con il servizio

    Un investimento sulla serenità

    La psicologia del prezzo

    A differenza di altri acquisti, come una nuova automobile o una vacanza, dove il denaro viene scambiato con un piacere immediato o un miglioramento tangibile della qualità della vita percepita, l’antifurto è spesso visto come una “tassa” fastidiosa sulla tranquillità. Si paga per qualcosa che si spera non debba mai essere utilizzato, il che alimenta una naturale resistenza psicologica. Per questo motivo, si tende a commettere l’errore di giudicare l’investimento totale senza scomporlo e senza analizzare l’unità di misura reale che si sta acquistando: la serenità quotidiana.

    Errore 1: guardare il totale invece del quotidiano

    Il primo errore nella valutazione è focalizzarsi sul costo complessivo o sull’importo annuale del canone, cifre che possono apparire significative. La chiave per una valutazione razionale è scomporre questo costo in una dimensione più gestibile e realistica: quella giornaliera.Dividendo, ad esempio, il canone mensile per trenta giorni, si scopre che il costo per una protezione H24, inclusiva di monitoraggio professionale e assistenza, ammonta spesso a una cifra irrisoria, talvolta inferiore al prezzo di una singola colazione al bar. Se analizzato in questa prospettiva, l’investimento si trasforma nell’acquisto della tranquillità di dormire sereni ogni singola notte e di uscire di casa ogni giorno senza l’ansia di un potenziale rientro sgradito.

    Errore 2: ignorare il costo del danno

    Un’analisi razionale del prezzo della sicurezza deve sempre includere il confronto con il costo del danno potenziale che si sta prevenendo. Quanto costa realmente una singola intrusione? I danni fisici possono essere ingenti: la riparazione o la sostituzione di una porta blindata forzata, di una finestra divelta o la sistemazione di serramenti danneggiati. A questo si aggiunge il valore dei beni sottratti, come tablet, computer, gioielli o apparecchi elettronici.

    Spesso, il danno materiale ed emotivo derivante da un singolo tentativo di intrusione fallito o da un furto riuscito supera in modo netto il costo cumulativo di anni di abbonamento a un sistema di allarme professionale. L’antifurto non è una spesa, ma una polizza di prevenzione contro costi ben maggiori e incontrollabili.

    Errore 3: confondere il prodotto con il servizio

    Quando si paga per un sistema di allarme, non si sta semplicemente acquistando un kit di sensori di plastica e una centralina elettronica. Il valore reale risiede nel servizio che sta dietro a quei dispositivi. Si pagano le persone che lavorano costantemente per garantire la protezione.

    Ci si riferisce alle Guardie Giurate incaricate dell’intervento, agli Operatori di Centrale che monitorano 24 ore su 24 i segnali, e alla tecnologia di comunicazione e verifica che assicura una risposta rapida e appropriata a ogni evento. È un costo assimilabile a quello di un guardiano privato, ma la cui spesa è condivisa, rendendo il servizio professionale accessibile. Senza questo elemento umano e operativo, qualsiasi sensore risulterebbe muto e inefficace.

    Un investimento sulla serenità

    È fondamentale, quindi, affrontare la valutazione del prezzo della sicurezza con la calcolatrice alla mano, considerando tutti i fattori: l’efficacia della prevenzione, la scomposizione del costo giornaliero e il valore impagabile della protezione umana professionale. Solo in questo modo è possibile trasformare la percezione da un costo spiacevole a un investimento necessario e strategicamente vantaggioso sulla propria serenità e sulla tutela del proprio patrimonio.

    Foto copertina: istock/andresr […]

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    È davvero troppo caro? 3 cose che sbagliamo quando valutiamo il prezzo della sicurezza

    Il momento della valutazione economica di un sistema di sicurezza per la propria abitazione è spesso caratterizzato da un senso di riluttanza. Molti proprietari di casa, pur riconoscendo l’importanza di proteggere i propri beni e la propria famiglia, si trovano a considerare l’investimento come eccessivamente oneroso o, peggio, come una spesa superflua che preferirebbero evitare.

    Questa percezione, tuttavia, nasce da una valutazione incompleta e spesso distorta del valore effettivo del servizio. Per comprendere appieno la spesa, incluso il potenziale costo dell’installazione allarme casa iniziale e i canoni ricorrenti, è fondamentale riconsiderare i parametri con cui si analizza questo tipo di acquisto. Spesso, la critica al costo eccessivo è semplicemente il risultato di tre errori comuni di valutazione.

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    La psicologia del prezzo

    Errore 1: guardare il totale invece del quotidiano

    Errore 2: ignorare il costo del danno

    Errore 3: confondere il prodotto con il servizio

    Un investimento sulla serenità

    La psicologia del prezzo

    A differenza di altri acquisti, come una nuova automobile o una vacanza, dove il denaro viene scambiato con un piacere immediato o un miglioramento tangibile della qualità della vita percepita, l’antifurto è spesso visto come una “tassa” fastidiosa sulla tranquillità. Si paga per qualcosa che si spera non debba mai essere utilizzato, il che alimenta una naturale resistenza psicologica. Per questo motivo, si tende a commettere l’errore di giudicare l’investimento totale senza scomporlo e senza analizzare l’unità di misura reale che si sta acquistando: la serenità quotidiana.

    Errore 1: guardare il totale invece del quotidiano

    Il primo errore nella valutazione è focalizzarsi sul costo complessivo o sull’importo annuale del canone, cifre che possono apparire significative. La chiave per una valutazione razionale è scomporre questo costo in una dimensione più gestibile e realistica: quella giornaliera.Dividendo, ad esempio, il canone mensile per trenta giorni, si scopre che il costo per una protezione H24, inclusiva di monitoraggio professionale e assistenza, ammonta spesso a una cifra irrisoria, talvolta inferiore al prezzo di una singola colazione al bar. Se analizzato in questa prospettiva, l’investimento si trasforma nell’acquisto della tranquillità di dormire sereni ogni singola notte e di uscire di casa ogni giorno senza l’ansia di un potenziale rientro sgradito.

    Errore 2: ignorare il costo del danno

    Un’analisi razionale del prezzo della sicurezza deve sempre includere il confronto con il costo del danno potenziale che si sta prevenendo. Quanto costa realmente una singola intrusione? I danni fisici possono essere ingenti: la riparazione o la sostituzione di una porta blindata forzata, di una finestra divelta o la sistemazione di serramenti danneggiati. A questo si aggiunge il valore dei beni sottratti, come tablet, computer, gioielli o apparecchi elettronici.

    Spesso, il danno materiale ed emotivo derivante da un singolo tentativo di intrusione fallito o da un furto riuscito supera in modo netto il costo cumulativo di anni di abbonamento a un sistema di allarme professionale. L’antifurto non è una spesa, ma una polizza di prevenzione contro costi ben maggiori e incontrollabili.

    Errore 3: confondere il prodotto con il servizio

    Quando si paga per un sistema di allarme, non si sta semplicemente acquistando un kit di sensori di plastica e una centralina elettronica. Il valore reale risiede nel servizio che sta dietro a quei dispositivi. Si pagano le persone che lavorano costantemente per garantire la protezione.

    Ci si riferisce alle Guardie Giurate incaricate dell’intervento, agli Operatori di Centrale che monitorano 24 ore su 24 i segnali, e alla tecnologia di comunicazione e verifica che assicura una risposta rapida e appropriata a ogni evento. È un costo assimilabile a quello di un guardiano privato, ma la cui spesa è condivisa, rendendo il servizio professionale accessibile. Senza questo elemento umano e operativo, qualsiasi sensore risulterebbe muto e inefficace.

    Un investimento sulla serenità

    È fondamentale, quindi, affrontare la valutazione del prezzo della sicurezza con la calcolatrice alla mano, considerando tutti i fattori: l’efficacia della prevenzione, la scomposizione del costo giornaliero e il valore impagabile della protezione umana professionale. Solo in questo modo è possibile trasformare la percezione da un costo spiacevole a un investimento necessario e strategicamente vantaggioso sulla propria serenità e sulla tutela del proprio patrimonio.

    Foto copertina: istock/andresr […]

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