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    Bonus assunzioni 2025: guida alla maxi-deduzione di quest’anno. Scarica la circolare

    Arrivano le istruzioni operative per il bonus assunzioni 2025: l’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 1/E del 20 gennaio 2025, ha fornito chiarimenti sulla super deduzione per il costo di assunzione del personale versione 2025. La misura è stata prorogata dalla Legge di Bilancio 2025, che ha poi esteso la sua applicazione fino ai periodi d’imposta 2025, 2026 e 2027.La circolare emanata dalle entrate si focalizza appunto sulla maggiorazione del costo del personale ammesso in deduzione per le imprese e i professionisti che effettuano nuove assunzioni: misura finalizzata a incentivare l’occupazione attraverso un beneficio fiscale che consente di dedurre un importo maggiorato del costo del lavoro sostenuto per le nuove assunzioni, con un’ulteriore agevolazione prevista per specifiche categorie di lavoratori.

    La circolare fornisce indicazioni dettagliate sui requisiti soggettivi e oggettivi necessari per accedere all’agevolazione, le modalità di calcolo dell’incremento occupazionale, nonché sugli adempimenti richiesti e sui controlli previsti.

    Indice

    Il bonus assunzioni 20-30% nel 2025

    Come funziona la maxi-deduzione

    Chi può accedere al Bonus assunzioni 2025

    Maxi deduzione del 30% persone svantaggiate

    Novità in Legge di bilancio 2025

    I documenti da consegnare

    Il bonus assunzioni 20-30% nel 2025

    Il bonus assunzioni è stato introdotto dal Decreto Legislativo 30 dicembre 2023, n. 216, per incentivare l’occupazione, introducendo una maggiorazione del costo del personale ammesso in deduzione per le nuove assunzioni.La normativa consente ai datori di lavoro di beneficiare di una maggiorazione del 20% del costo del personale ammesso in deduzione fiscale, se relativo a nuove assunzioni a tempo indeterminato. Per determinate categorie di lavoratori, considerate svantaggiate, è prevista una maggiorazione aggiuntiva del 10%, portando il beneficio totale al 30%.

    Come funziona la maxi-deduzione

    Il bonus assunzioni 2025, come spiegato nella circolare 1 delle Entrate, consente ai datori di lavoro di beneficiare di una maggiorazione del costo del personale ammesso in deduzione fiscale in caso di nuove assunzioni a tempo indeterminato. Il funzionamento dell’agevolazione si basa su specifici requisiti e criteri di calcolo. Il bonus prevede una deduzione fiscale maggiorata del costo del personale assunto, che può essere del:

    20% per tutte le nuove assunzioni a tempo indeterminato.

    30% per le assunzioni di lavoratori appartenenti a categorie svantaggiate, come disoccupati di lunga durata, persone con disabilità o donne in condizioni di svantaggio.

    L’importo della deduzione viene sottratto dal reddito imponibile, riducendo l’imponibile fiscale su cui calcolare le imposte.

    Scarica nel box qui sotto la circolare 1 dell’Agenzia delle entrate, con tutti i chiarimento sulla maxi deduzione 2025.

    Allegato

    Circolare 1 del 20/01/2025 – Agenzia entrate

    420 KB

    Chi può accedere al Bonus assunzioni 2025

    La maxi-deduzione del costo del lavoro si applica a diversi soggetti, tra cui:

    titolari di reddito d’impresa, inclusi:

    società di capitali, quali società per azioni (S.p.A.), società a responsabilità limitata (S.r.l.) e società cooperative.

    imprese individuali e società di persone, tra cui società in nome collettivo (S.n.c.) e società in accomandita semplice (S.a.s.).

    stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti, ovvero unità locali di aziende estere che svolgono un’attività economica stabile sul territorio nazionale.

    esercenti arti e professioni, sia individualmente che in forma associata, inclusi i liberi professionisti che determinano il reddito ai sensi dell’articolo 54 del TUIR.

    Restano escluse le imprese in liquidazione, quelle in procedura concorsuale e i soggetti che adottano regimi fiscali forfettari, come il regime forfettario previsto dalla Legge 190/2014.

    Non basta essere parte di una di queste categorie per avere diritto al bonus sulle deduzioni del costo di assunzione dipendenti. occorre una serie di altri requisiti e condizioni, incremento occupazionale in primis. In dettaglio:

    Incremento occupazionale:

    Il numero di dipendenti a tempo indeterminato al termine del periodo d’imposta agevolato deve essere superiore rispetto alla media dei dipendenti occupati nell’anno precedente.

    L’incremento deve essere “netto”, ossia non deve essere compensato da riduzioni occupazionali in altre società collegate o controllate.

    Incremento occupazionale complessivo:

    Il totale dei dipendenti (inclusi contratti a tempo determinato) alla fine del periodo d’imposta non deve essere inferiore alla media dell’anno precedente.

    Tipologia di contratti:

    Sono ammessi solo contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato, comprese le conversioni di contratti a termine.

    Maxi deduzione del 30% persone svantaggiate

    Il bonus in questione prevede una maggiorazione del 30% per l’assunzione di determinate categorie di lavoratori e si applica solo ed esclusivamente ai datori di lavoro che effettuano nuove assunzioni di personale appartenente a specifiche categorie considerate svantaggiate. Il beneficio si traduce in una deduzione fiscale maggiorata sul costo del lavoro, incentivando l’inserimento lavorativo di soggetti con maggiori difficoltà di accesso al mercato occupazionale. Le categorie di lavoratori che rientrano in questa misura includono:

    Disoccupati di lunga durata.

    Persone con disabilità riconosciuta.

    Donne in condizioni di svantaggio sociale ed economico.

    Ex detenuti e persone sottoposte a misure restrittive.

    Giovani fino a 29 anni privi di un impiego regolarmente retribuito.

    Novità in Legge di bilancio 2025

    Con la Legge di Bilancio 2025, il bonus assunzioni, con maxi deduzione del costo di assunzione dipendenti, è stata prorogata fino ai periodi d’imposta 2025, 2026 e 2027. Per ciascun anno, il calcolo dell’incremento occupazionale sarà effettuato rispetto all’anno precedente.Inoltre, la legge stabilisce che, nella determinazione degli acconti fiscali per gli anni successivi, non si terrà conto della deduzione maggiorata per evitare distorsioni di calcolo.

    I documenti da consegnare

    Nel riepilogare i contenuti della legge sulla maxi-deduzione, la circolare 1 delle Entrate dice qualcosa in più sulla documentazione che le aziende devono portare, per certificare l’incremento occupazionale e il costo del personale. Tra gli adempimenti scritti obbligatori:

    evidenza dell’incremento occupazionale, che deve essere dimostrata con:

    report dettagliati sul numero dei dipendenti prima e dopo l’assunzione.

    contratti di lavoro e buste paga.

    registrazioni nei libri contabili e del personale.

    documentazione contabile, che deve includere:

    registro degli stipendi e oneri accessori.

    fatture relative a costi accessori del personale.

    dichiarazione dei redditi con indicazione separata delle somme dedotte.

    conservazione della documentazione, per un periodo di almeno 5 anni, per eventuali controlli da parte dell’Agenzia delle entrate.

    Leggi il comunicato stampa dell’Agenzia entrate

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    Arrivano le istruzioni operative per il bonus assunzioni 2025: l’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 1/E del 20 gennaio 2025, ha fornito chiarimenti sulla super deduzione per il costo di assunzione del personale versione 2025. La misura è stata prorogata dalla Legge di Bilancio 2025, che ha poi esteso la sua applicazione fino ai periodi d’imposta 2025, 2026 e 2027.La circolare emanata dalle entrate si focalizza appunto sulla maggiorazione del costo del personale ammesso in deduzione per le imprese e i professionisti che effettuano nuove assunzioni: misura finalizzata a incentivare l’occupazione attraverso un beneficio fiscale che consente di dedurre un importo maggiorato del costo del lavoro sostenuto per le nuove assunzioni, con un’ulteriore agevolazione prevista per specifiche categorie di lavoratori.

    La circolare fornisce indicazioni dettagliate sui requisiti soggettivi e oggettivi necessari per accedere all’agevolazione, le modalità di calcolo dell’incremento occupazionale, nonché sugli adempimenti richiesti e sui controlli previsti.

    Indice

    Il bonus assunzioni 20-30% nel 2025

    Come funziona la maxi-deduzione

    Chi può accedere al Bonus assunzioni 2025

    Maxi deduzione del 30% persone svantaggiate

    Novità in Legge di bilancio 2025

    I documenti da consegnare

    Il bonus assunzioni 20-30% nel 2025

    Il bonus assunzioni è stato introdotto dal Decreto Legislativo 30 dicembre 2023, n. 216, per incentivare l’occupazione, introducendo una maggiorazione del costo del personale ammesso in deduzione per le nuove assunzioni.La normativa consente ai datori di lavoro di beneficiare di una maggiorazione del 20% del costo del personale ammesso in deduzione fiscale, se relativo a nuove assunzioni a tempo indeterminato. Per determinate categorie di lavoratori, considerate svantaggiate, è prevista una maggiorazione aggiuntiva del 10%, portando il beneficio totale al 30%.

    Come funziona la maxi-deduzione

    Il bonus assunzioni 2025, come spiegato nella circolare 1 delle Entrate, consente ai datori di lavoro di beneficiare di una maggiorazione del costo del personale ammesso in deduzione fiscale in caso di nuove assunzioni a tempo indeterminato. Il funzionamento dell’agevolazione si basa su specifici requisiti e criteri di calcolo. Il bonus prevede una deduzione fiscale maggiorata del costo del personale assunto, che può essere del:

    20% per tutte le nuove assunzioni a tempo indeterminato.

    30% per le assunzioni di lavoratori appartenenti a categorie svantaggiate, come disoccupati di lunga durata, persone con disabilità o donne in condizioni di svantaggio.

    L’importo della deduzione viene sottratto dal reddito imponibile, riducendo l’imponibile fiscale su cui calcolare le imposte.

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    La maxi-deduzione del costo del lavoro si applica a diversi soggetti, tra cui:

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    Restano escluse le imprese in liquidazione, quelle in procedura concorsuale e i soggetti che adottano regimi fiscali forfettari, come il regime forfettario previsto dalla Legge 190/2014.

    Non basta essere parte di una di queste categorie per avere diritto al bonus sulle deduzioni del costo di assunzione dipendenti. occorre una serie di altri requisiti e condizioni, incremento occupazionale in primis. In dettaglio:

    Incremento occupazionale:

    Il numero di dipendenti a tempo indeterminato al termine del periodo d’imposta agevolato deve essere superiore rispetto alla media dei dipendenti occupati nell’anno precedente.

    L’incremento deve essere “netto”, ossia non deve essere compensato da riduzioni occupazionali in altre società collegate o controllate.

    Incremento occupazionale complessivo:

    Il totale dei dipendenti (inclusi contratti a tempo determinato) alla fine del periodo d’imposta non deve essere inferiore alla media dell’anno precedente.

    Tipologia di contratti:

    Sono ammessi solo contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato, comprese le conversioni di contratti a termine.

    Maxi deduzione del 30% persone svantaggiate

    Il bonus in questione prevede una maggiorazione del 30% per l’assunzione di determinate categorie di lavoratori e si applica solo ed esclusivamente ai datori di lavoro che effettuano nuove assunzioni di personale appartenente a specifiche categorie considerate svantaggiate. Il beneficio si traduce in una deduzione fiscale maggiorata sul costo del lavoro, incentivando l’inserimento lavorativo di soggetti con maggiori difficoltà di accesso al mercato occupazionale. Le categorie di lavoratori che rientrano in questa misura includono:

    Disoccupati di lunga durata.

    Persone con disabilità riconosciuta.

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    Con la Legge di Bilancio 2025, il bonus assunzioni, con maxi deduzione del costo di assunzione dipendenti, è stata prorogata fino ai periodi d’imposta 2025, 2026 e 2027. Per ciascun anno, il calcolo dell’incremento occupazionale sarà effettuato rispetto all’anno precedente.Inoltre, la legge stabilisce che, nella determinazione degli acconti fiscali per gli anni successivi, non si terrà conto della deduzione maggiorata per evitare distorsioni di calcolo.

    I documenti da consegnare

    Nel riepilogare i contenuti della legge sulla maxi-deduzione, la circolare 1 delle Entrate dice qualcosa in più sulla documentazione che le aziende devono portare, per certificare l’incremento occupazionale e il costo del personale. Tra gli adempimenti scritti obbligatori:

    evidenza dell’incremento occupazionale, che deve essere dimostrata con:

    report dettagliati sul numero dei dipendenti prima e dopo l’assunzione.

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    documentazione contabile, che deve includere:

    registro degli stipendi e oneri accessori.

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    Come funziona la maxi-deduzione

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    Maxi deduzione del 30% persone svantaggiate

    Novità in Legge di bilancio 2025

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    Il bonus assunzioni è stato introdotto dal Decreto Legislativo 30 dicembre 2023, n. 216, per incentivare l’occupazione, introducendo una maggiorazione del costo del personale ammesso in deduzione per le nuove assunzioni.La normativa consente ai datori di lavoro di beneficiare di una maggiorazione del 20% del costo del personale ammesso in deduzione fiscale, se relativo a nuove assunzioni a tempo indeterminato. Per determinate categorie di lavoratori, considerate svantaggiate, è prevista una maggiorazione aggiuntiva del 10%, portando il beneficio totale al 30%.

    Come funziona la maxi-deduzione

    Il bonus assunzioni 2025, come spiegato nella circolare 1 delle Entrate, consente ai datori di lavoro di beneficiare di una maggiorazione del costo del personale ammesso in deduzione fiscale in caso di nuove assunzioni a tempo indeterminato. Il funzionamento dell’agevolazione si basa su specifici requisiti e criteri di calcolo. Il bonus prevede una deduzione fiscale maggiorata del costo del personale assunto, che può essere del:

    20% per tutte le nuove assunzioni a tempo indeterminato.

    30% per le assunzioni di lavoratori appartenenti a categorie svantaggiate, come disoccupati di lunga durata, persone con disabilità o donne in condizioni di svantaggio.

    L’importo della deduzione viene sottratto dal reddito imponibile, riducendo l’imponibile fiscale su cui calcolare le imposte.

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    La maxi-deduzione del costo del lavoro si applica a diversi soggetti, tra cui:

    titolari di reddito d’impresa, inclusi:

    società di capitali, quali società per azioni (S.p.A.), società a responsabilità limitata (S.r.l.) e società cooperative.

    imprese individuali e società di persone, tra cui società in nome collettivo (S.n.c.) e società in accomandita semplice (S.a.s.).

    stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti, ovvero unità locali di aziende estere che svolgono un’attività economica stabile sul territorio nazionale.

    esercenti arti e professioni, sia individualmente che in forma associata, inclusi i liberi professionisti che determinano il reddito ai sensi dell’articolo 54 del TUIR.

    Restano escluse le imprese in liquidazione, quelle in procedura concorsuale e i soggetti che adottano regimi fiscali forfettari, come il regime forfettario previsto dalla Legge 190/2014.

    Non basta essere parte di una di queste categorie per avere diritto al bonus sulle deduzioni del costo di assunzione dipendenti. occorre una serie di altri requisiti e condizioni, incremento occupazionale in primis. In dettaglio:

    Incremento occupazionale:

    Il numero di dipendenti a tempo indeterminato al termine del periodo d’imposta agevolato deve essere superiore rispetto alla media dei dipendenti occupati nell’anno precedente.

    L’incremento deve essere “netto”, ossia non deve essere compensato da riduzioni occupazionali in altre società collegate o controllate.

    Incremento occupazionale complessivo:

    Il totale dei dipendenti (inclusi contratti a tempo determinato) alla fine del periodo d’imposta non deve essere inferiore alla media dell’anno precedente.

    Tipologia di contratti:

    Sono ammessi solo contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato, comprese le conversioni di contratti a termine.

    Maxi deduzione del 30% persone svantaggiate

    Il bonus in questione prevede una maggiorazione del 30% per l’assunzione di determinate categorie di lavoratori e si applica solo ed esclusivamente ai datori di lavoro che effettuano nuove assunzioni di personale appartenente a specifiche categorie considerate svantaggiate. Il beneficio si traduce in una deduzione fiscale maggiorata sul costo del lavoro, incentivando l’inserimento lavorativo di soggetti con maggiori difficoltà di accesso al mercato occupazionale. Le categorie di lavoratori che rientrano in questa misura includono:

    Disoccupati di lunga durata.

    Persone con disabilità riconosciuta.

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    Smart working: è un diritto per i lavoratori disabili. La sentenza

    Il datore di lavoro che concede lo smart working al dipendente con disabilità risponde all’obbligo di legge di assicurare un accomodamento ragionevole scongiurando così una disparità di trattamento rispetto ai colleghi.Ad affermarlo la Corte di Cassazione con la sentenza del 10 gennaio 2025 numero 605, grazie alla quale gli Ermellini si sono pronunciati sul caso di un dipendente che, invalido civile a causa di gravi deficit visivi, si era visto riconoscere dal giudice di secondo grado la violazione del Decreto legislativo numero 216/2003 in relazione alla mancata adozione da parte dell’azienda di accomodamenti ragionevoli, previsti in funzione anti-discriminatoria a beneficio dei lavoratori colpiti da disabilità.

    Cassazione Civile, Sez. Lav., 10 gennaio 2025, n. 605

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    In particolare si è avallato l’utilizzo dello smart working come accomodamento ragionevole se in grado di rendere concretamente compatibile l’ambiente lavorativo con le limitazioni funzionali del lavoratore, in assenza di una situazione di impossibilità, per il datore di lavoro, di realizzare le modifiche necessarie, senza che queste comportino oneri finanziari sproporzionati.Operando in questo modo, conclude la Cassazione, si contempera l’interesse del disabile al mantenimento di un lavoro confacente alla sua condizione psico-fisica con quello del datore a garantirsi una prestazione lavorativa utile all’impresa.Analizziamo la questione in dettaglio.

    Indice

    La controversia sullo smart working disabili

    Cosa prevede il Decreto legislativo numero 216/2003

    Obbligo di adottare un accomodamento ragionevole

    Il ricorso dell’azienda

    La Cassazione fa il punto

    Bilanciamento dell’interesse di lavoratore-azienda

    La controversia sullo smart working disabili

    La controversia all’esame della Cassazione trae origine dalla pronuncia della Corte d’Appello di Napoli che, in riforma della sentenza di rigetto emessa in primo grado dal Tribunale di Nola, in accoglimento della domanda del dipendente, assunto come addetto all’assistenza tecnica di primo livello alla clientela business, ordinava al datore di lavoro di assegnare l’interessato alla sede di Pomigliano d’Arco (in cui quest’ultimo aveva la residenza) per assicurare da remoto o in regime di lavoro agile, le stesse mansioni svolte presso la sede di assegnazione.In particolare, la Corte di merito considerati i gravi deficit visivi del dipendente (invalido civile) ha riscontrato violazione dell’articolo 3, comma 3-bis, Decreto legislativo 9 luglio 2003, numero 216 in relazione alla mancata adozione da parte della società datrice di lavoro di accomodamenti ragionevoli, prescritti dalla norma in funzione anti-discriminatoria con riguardo ai lavoratori con disabilità.

    Leggi anche: Stop Smart working dal 1° Aprile: ora solo con accordi. Cosa cambia

    Cosa prevede il Decreto legislativo numero 216/2003

    Il Decreto legislativo numero 216/2003, invocato dalla Corte d’Appello di Napoli, dispone all’articolo 3, comma 3-bis l’obbligo, per i datori di lavoro pubblici e privati, di adottare accomodamenti ragionevoli, al fine di garantire il rispetto del principio della parità di trattamento delle persone con disabilità e la piena eguaglianza di questi ultimi con gli altri dipendenti.

    Obbligo di adottare un accomodamento ragionevole

    Valutate le prove, la Corte d’Appello ha osservato che:

    nella sede di Pomigliano d’Arco erano effettivamente adibiti solo tecnici;

    le condizioni di salute del lavoratore ne rendevano difficile l’accesso alla sede di lavoro di Napoli (cui era assegnato);

    lo svolgimento della prestazione in regime di smart working erano regolato in azienda da un accordo interno che, tuttavia, escludeva i caring agents (come il ricorrente).

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    Tuttavia, sempre secondo il giudice di secondo grado, in base all’obbligo di adottare accomodamenti ragionevoli (ai sensi del Decreto legislativo numero 216/2003) per evitare disparità di trattamento del lavoratore con disabilità “andava verificata in concreto la possibilità di espletare la prestazione con modalità di lavoro agile” con “oneri finanziari per la società, quali la fornitura di idonea strumentazione e la formazione” giudicati non eccessivi e dunque “non irragionevoli” (sentenza).In conclusione, secondo la Corte d’Appello, tenuto conto che lo svolgimento dell’attività in smart working era stato realizzato nel corso dell’emergenza COVID-19, tale modalità poteva essere seguita come accomodamento ragionevole in accoglimento della richiesta del dipendente.

    Il ricorso dell’azienda

    Contro la sentenza di secondo grado l’azienda propone ricorso per Cassazione fondato, tra le altre cose, sulla violazione e falsa applicazione degli articoli 18 e 19 della normativa in materia di lavoro a distanza. Nello specifico, il datore di lavoro sostiene che la Corte d’Appello ha erroneamente assegnato il dipendente alla sede di lavoro più vicina alla sua abitazione senza consentire all’azienda stessa di concordare con l’interessato l’accesso al lavoro agile e le relative modalità di esercizio, né tantomeno di esercitare il diritto di recesso dallo smart working, imponendo l’adibizione a quest’ultimo a tempo indeterminato, in assenza di accordo tra le parti.Le norme in materia di lavoro agile richiedono infatti la sottoscrizione di un accordo individuale tra azienda e dipendente e prevedono la facoltà di recesso di entrambe le parti in caso di accordi a tempo indeterminato.

    La Cassazione fa il punto

    Investita della questione la Suprema Corte ha giudicato i ricorsi dell’azienda come infondati.Smart working anche senza l’accordo delle partiNello specifico la Cassazione afferma che gli accomodamenti ragionevoli ben possono realizzarsi in sede negoziale (tra azienda e dipendente) ma, in mancanza di accordo tra le parti, la soluzione del caso concreto è individuata dal giudice di merito.La facoltà della persona con disabilità di richiedere l’adozione di un accomodamento ragionevole, con conseguente diritto di partecipare alla sua individuazione, riflette secondo la Corte di Cassazione il carattere vincolante dell’obbligo di accomodamenti ragionevoli, il cui rifiuto costituisce la discriminazione vietata.La violazione dell’obbligo di adottare accomodamenti ragionevoli, sancito dall’articolo 3, comma 3-bis, Decreto legislativo numero 216/2003 si traduce, secondo la Suprema Corte, nella “violazione di doveri imposti per rimuovere gli ostacoli che impediscono ad una persona con disabilità di lavorare in condizioni di parità” con i colleghi, realizzando “così una discriminazione diretta”.

    Bilanciamento dell’interesse di lavoratore-azienda

    Stando al pensiero della Cassazione l’adozione dello smart working come accomodamento ragionevole è possibile se, da un lato, si rende concretamente compatibile l’ambiente lavorativo con le limitazioni funzionali del lavoratore disabile e, dall’altro lato, il datore di lavoro non si trova nell’impossibilità di adottare i suddetti accomodamenti, avuto riguardo a ogni circostanza rilevante nel caso concreto e, in particolare, all’assenza di oneri finanziari sproporzionati.Operando in questo modo si contempera, in nome dei principi di solidarietà sociale, buona fede e correttezza, l’interesse del disabile al mantenimento di un lavoro confacente alla sua condizione psico-fisica con quello dell’azienda a garantirsi una prestazione lavorativa utile all’impresa.

    Tale decisione punta sull’obbligo delle aziende di considerare seriamente le richieste di accomodamento ragionevole, punendo le mancate adozioni di tali misure come comportamenti discriminatori.

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    Guida all’assicurazione per il furgone: protezione da danni catastrofali come alluvioni e grandine

    Per i professionisti che lavorano con i van, avere una copertura assicurativa adeguata è essenziale non solo per rispettare le norme, ma anche per proteggere il proprio lavoro ed i propri beni.

    L’RC auto, obbligatoria per legge, garantisce una base di protezione in caso di danni a terzi. Tuttavia, questa da sola potrebbe non essere sufficiente a coprire tutti i rischi legati all’utilizzo del mezzo per scopi professionali. Per tale ragione, prima di scegliere la migliore assicurazione per il tuo furgone bisogna considerare anche tutte le coperture aggiuntive, in particolar modo quella che tutela dai danni catastrofali.

    Indice

    Che cosa è la polizza per i danni catastrofali?

    Come scegliere un’assicurazione contro i danni catastrofali

    Che cosa è la polizza per i danni catastrofali?

    La polizza per i danni catastrofali è una garanzia studiata per tutelare dai danni causati da una vasta gamma di fenomeni atmosferici e geologici. Tra gli eventi coperti ci sono uragani, bufere, grandine, tempeste, vento (e danni provocati dagli oggetti trasportati in caso di vento), così come trombe d’aria.

    La protezione, in genere, si estende anche ai danni derivanti dalla fuoriuscita di corsi d’acqua, laghi o bacini idrici, oltre a quelli causati da inondazioni, allagamenti, valanghe e slavine. La polizza per i danni catastrofali copre, inoltre, i danni provocati dalla pressione della neve e dagli smottamenti del terreno, incluse frane, cedimenti, caduta di pietre o alberi, purché siano conseguenza diretta di uno degli eventi naturali indicati.

    Come scegliere un’assicurazione contro i danni catastrofali

    Prima di stipulare una polizza van contro i danni catastrofali è necessario valutare diversi elementi. In primo luogo, occorre analizzare nel dettaglio le coperture offerte dalla polizza e verificare quali eventi siano effettivamente inclusi. Fenomeni come terremoti, inondazioni, allagamenti, frane, grandinate e tempeste possono essere trattati in modo diverso da una compagnia all’altra, così come le condizioni di esclusione, ovvero le situazioni specifiche in cui la copertura non è applicabile. Ciò permette di evitare spiacevoli sorprese in caso di sinistro.Esistono poi pacchetti assicurativi completi, pensati specificamente per chi utilizza veicoli commerciali come i van, che abbinano la protezione contro i danni catastrofali ad altre coperture utili per la piccola impresa (ad esempio polizze contro il furto, l’incendio, i danni al carico trasportato e persino soluzioni di assistenza stradale per ridurre i tempi di fermo del veicolo).Bisogna, inoltre, tenere in considerazione elementi come il massimale e la franchigia. Il primo rappresenta l’importo massimo che la compagnia assicurativa si impegna a risarcire in caso di sinistro. Scegliere un massimale adeguato è fondamentale per garantire una protezione completa, evitando di rimanere scoperti in caso di danni ingenti. La franchigia, invece, è l’importo prestabilito che rimane a carico dell’assicurato. Questo valore può influire significativamente sul costo della polizza: una franchigia più alta comporta un premio più basso, ma richiede un maggior esborso diretto in caso di sinistro.Non bisogna, infine, trascurare la reputazione della compagnia assicurativa. È importante scegliere un’azienda affidabile, con una storia consolidata nel settore e un buon servizio clienti, capace di garantire supporto rapido ed efficace in caso di necessità. Per informarsi su tali aspetti è possibile cercare recensioni e pareri di altri assicurati sul web.

    Foto copertina: istock/Andrii Yalanskyi […]

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