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    Bonus nido 2025 al via: importi, ISEE e regole per ottenere fino a 3.600 euro

    Bambini nati in data antecedente al 1° gennaio 2024 Importo complessivo (euro) Ammontare rate (euro) Valore ISEE minorenni (euro) 3.000,00 Dieci rate da 272,73 euro e una da 272,70 euro Fino a 25.000,99 2.500,00 Dieci rate da 227,27 euro e una da 227,30 euro Da 25.001 a 40.000 1.500,00 Dieci rate da 136,37 euro e […]

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    Stipendi docenti e Ata di Aprile: scattano gli aumenti grazie all’indennità IVC. Importi e tabelle

    Anzianità IVC aprile-giugno 2025 IVC da luglio 2025 0-8 anni €11,42 €19,03 21-27 anni €15,87 €26,45 oltre 35 anni €17,75 €29,59 Anzianità IVC aprile-giugno 2025 IVC da luglio 2025 0-8 anni €10,55 €17,58 21-27 anni €13,60 €22,67 oltre 35 anni €15,27 €25,45 Anzianità IVC aprile-giugno 2025 IVC da luglio 2025 0-8 anni €9,16 €15,26 21-27 […]

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    Alcolock, decreto inviato a Bruxelles: obbligo al via da luglio 2025. Ecco per chi e regole

    È stato inviato a Bruxelles il decreto attuativo del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti che disciplina l’installazione e utilizzo dell’alcolock, il dispositivo che impedisce l’accensione del motore in presenza di alcol nel respiro del conducente. La misura, entrata in vigore con la riforma del Codice della Strada del 14 dicembre 2024, punta a contrastare la guida in stato di ebbrezza con l’installazione obbligatoria del dispositivo per i soggetti condannati per tassi alcolemici superiori a 0,8 grammi per litro.Il decreto, attualmente inviato in bozza e in attesa del via libera da Bruxelles previsto entro giugno 2025, definisce in dettaglio caratteristiche tecniche, modalità di installazione e funzionamento del sistema, oltre a individuare le officine autorizzate all’intervento. Se approvato senza modifiche, l’alcolock potrà essere installato a partire da luglio 2025 su veicoli adibiti al trasporto di persone e merci, così come sulle auto private dei conducenti recidivi.Si attende ora il via libera da Bruxelles, previsto entro il 18 giugno 2025. In caso di assenso, l’obbligo scatterà dal 1° luglio 2025 per chi è stato condannato per guida in stato di ebbrezza con tasso superiore a 0,8 grammi per litro (g/l). Capiamo meglio cosa succede ora.

    Indice

    Cos’è l’Alcolock

    Le nuove regole del Codice della strada

    Veicoli con obbligo di Alcolock

    Come funziona l’Alcolock

    Entrata in vigore 1° luglio 2025

    Costi dell’installazione

    Installatori autorizzati

    Dubbi delle Associazioni di categoria

    Cos’è l’Alcolock

    L’alcolock è un dispositivo elettronico simile a un etilometro, installato all’interno del veicolo e collegato al sistema di accensione. Prima di poter avviare il motore, il conducente deve soffiare in un boccaglio. Se il dispositivo rileva alcol nell’espirato – anche una quantità minima – blocca l’accensione e l’auto non parte.La tecnologia è già diffusa in diversi Paesi europei (come Francia, Belgio, Svezia e Finlandia), dove viene utilizzata come strumento di rieducazione anziché come sanzione punitiva. In Italia, con l’entrata in vigore del nuovo Codice della strada il 14 dicembre 2024, l’alcolock è stato inserito come misura obbligatoria per i recidivi, a condanna definitiva (Consulta qui il testo ufficiale).

    Le nuove regole del Codice della strada

    L’obbligo di installazione dell’alcolock è previsto all’articolo 186 del nuovo Codice della strada, che ha introdotto un pacchetto di norme più severe in materia di guida sotto l’effetto di alcol e droghe. In particolare (come si vede nella grafica sotto):

    chi è stato trovato alla guida con un tasso alcolemico uguale o superiore a 0,8 g/l deve montare l’alcolock per i due anni successivi alla sospensione della patente.

    se il tasso rilevato è pari o superiore a 1,5 g/l, l’obbligo di installazione dispositivo si estende a tre anni

    Per chi volesse approfondire le novità su multe e ricorsi, in base alle nuove regole, consigliamo la guida Come opporsi alle contravvenzioni del nuovo Codice della Strada. Il manuale aiuta a capire le novità del nuovo Codice della Strada, cosa controllare in un verbale di accertamento, qual è lo strumento di opposizione più efficace e se vi siano margini di accoglimento di un ricorso.

    Veicoli con obbligo di Alcolock

    Secondo quanto indicato nel decreto attuativo, il dispositivo alcolock potrà essere installato su veicoli delle seguenti categorie:

    M1: veicoli per il trasporto di persone (fino a 8 posti oltre il conducente);

    M2 e M3: autobus e pullman;

    N1, N2 e N3: veicoli per il trasporto di merci.

    La norma si applica indipendentemente dal tipo di alimentazione (benzina, diesel, elettrico) e dalla data di immatricolazione, a condizione che il produttore del dispositivo alcolock abbia rilasciato istruzioni di installazione compatibili con il veicolo.

    Come funziona l’Alcolock

    Il funzionamento dell’alcolock è semplice:

    Il conducente soffia nel boccaglio prima di accendere il motore.

    Il dispositivo analizza l’aria espirata: se la concentrazione di alcol è maggiore di 0 mg/l, il motore resta bloccato.

    Solo in caso di test superato (cioè alcol pari a zero), il veicolo può partire.

    Tutti i tentativi di avvio, i risultati dei test e gli eventuali tentativi di manomissione vengono registrati nella memoria interna del dispositivo, con data e ora. In caso di controlli su strada, le forze dell’ordine potranno accedere a queste informazioni.

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    Come opporsi alle contravvenzioni del nuovo Codice della Strada

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    Entrata in vigore 1° luglio 2025

    Come previsto dalla normativa europea, prima di entrare in vigore, il testo del decreto attuativo (necessario per definire le modalità con entra in vigore una legge) deve essere inviato alla Commissione europea per la necessaria procedura di verifica. Bruxelles ha tempo fino al 18 giugno 2025 per esprimere eventuali osservazioni o obiezioni. In assenza di rilievi, il decreto sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale e le nuove disposizioni diventeranno operative a partire dal 1° luglio 2025. Da quel momento, per tutti i soggetti condannati per guida in stato di ebbrezza secondo le soglie previste dalla legge, l’installazione dell’alcolock diventerà obbligatoria.

    Costi dell’installazione

    L’installazione dell’alcolock sarà a carico dell’automobilista. Il costo stimato è di circa 2.000 euro, a cui vanno aggiunte le spese per boccagli monouso; manutenzione periodica; verifica e taratura del dispositivo.

    Installatori autorizzati

    Il decreto stabilisce che solo installatori autorizzati, selezionati dai produttori del dispositivo e comunicati al Ministero, potranno eseguire l’installazione. Dopo il montaggio, ognuno di loro dovrà rilasciare:

    certificato di installazione;

    certificato di taratura;

    manuali d’uso e manutenzione.

    Ogni dispositivo deve inoltre riportare un sigillo autodistruttivo che si rompe in caso di tentata manomissione. L’automobilista dovrà sempre tenere a bordo la documentazione originale e verificare periodicamente che il certificato di taratura sia valido.

    Dubbi delle Associazioni di categoria

    Alcune associazioni di categoria, tra cui Federcarrozzieri e Aiped (periti assicurativi), hanno espresso dubbi su alcuni aspetti del decreto e sulle regole operative di installazione e meccanismi dell’Alcolock.

    Uno dei nodi critici riguarda la modalità di selezione delle officine autorizzate all’installazione: secondo il decreto, saranno i produttori dei dispositivi a decidere a chi affidare il montaggio, escludendo di fatto molte officine indipendenti e sollevando dubbi sul rispetto della libera concorrenza. A creare ulteriori preoccupazioni è anche il sistema di sigillo autodistruttivo previsto per impedire la manomissione del dispositivo. In caso di incidente o danneggiamento accidentale, non è chiaro chi accerti che non ci sia stata un’alterazione volontaria: una situazione che potrebbe mettere l’automobilista in una posizione complicata, anche senza colpa. Infine, un aspetto pratico non secondario riguarda le famiglie: se l’auto soggetta all’obbligo di alcolock è l’unico veicolo disponibile, anche i familiari non sanzionati saranno costretti a sottoporsi al test ogni volta che vogliono mettersi alla guida. Una misura che, pur comprensibile sul piano della sicurezza, rischia di avere effetti collaterali sulla quotidianità.

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    Saldo IVA non pagato entro il 17 marzo 2025: scattano ora le maggiorazioni

    Hai una partita IVA e ti sei accorto di non aver pagato il saldo IVA 2024 entro la scadenza di lunedì 17 marzo? Non preoccuparti, perché è ancora possibile liquidare le somme nel rispetto del maggior termine del 30 giugno 2025, previsto per il pagamento del saldo da dichiarazione dei redditi IRPEF / IRES.I contribuenti che ricorrono al differimento devono comunque farsi carico di una serie di maggiorazioni.Analizziamo la questione in dettaglio.Per aggiornamenti e notizie come questa iscriviti al canale Telegram di LeggiOggi.

    Indice

    La scadenza ordinaria del 17 marzo 2025

    Saldo IVA non pagato, come risolvere?

    Differimento al 30 giugno 2025, le maggiorazioni

    Scadenza del 30 giugno 2025: possibile dilazionare il saldo?

    Ulteriore differimento al 30 luglio

    Come versare il saldo IVA

    La scadenza ordinaria del 17 marzo 2025

    La dichiarazione annuale IVA 2025 ha l’obiettivo di stabilire l’importo definitivo dell’imposta dovuto dai contribuenti per l’annualità 2024.In caso di differenza positiva tra IVA a debito e IVA a credito (relative all’intero anno solare 2024) di importo superiore a 10,33 euro, l’interessato è tenuto a corrispondere il saldo entro il 16 marzo dell’anno successivo quello di competenza della dichiarazione.Dal momento che nell’anno corrente la scadenza cadeva di domenica, il termine di pagamento del saldo IVA 2024 è slittato a lunedì 17.Si precisa che la soglia di 10,33 euro, per effetto degli arrotondamenti effettuati in dichiarazione, si riduce a 10,00 euro.

    Saldo IVA non pagato, come risolvere?

    I contribuenti con saldo IVA da dichiarazione 2025 non pagato entro la scadenza del 17 marzo, possono ricorrere all’istituto del differimento.La normativa (articolo 6, Decreto del Presidente della Repubblica 14 ottobre 1999, numero 542) consente di posticipare il versamento alla scadenza prevista per il pagamento degli importi dovuti in base alla dichiarazione dei redditi IRPEF / IRES, fissata al 30 giugno 2025.

    Differimento al 30 giugno 2025, le maggiorazioni

    Il versamento del saldo IVA entro il maggior termine del 30 giugno prossimo non è tuttavia privo di conseguenze economiche per i contribuenti.Questi ultimi sono infatti tenuti a farsi carico di una maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse per ogni mese o frazione di mese successivo al 17 marzo.Pertanto, se il saldo è versato entro il 30 giugno 2025, la maggiorazione da applicare si attesta all’1,60%, ottenuto moltiplicando lo 0,40% per i quattro mesi o frazioni di essi, decorrenti dallo scorso 17 marzo.Anche i soggetti con esercizio non coincidente con l’anno solare possono ricorrere al differimento del saldo IVA, versando l’imposta entro il 30 giugno a prescindere dai diversi termini di versamento delle imposte sui redditi.

    Scadenza del 30 giugno 2025: possibile dilazionare il saldo?

    L’importo del saldo IVA può essere versato in un’unica soluzione o, in alternativa, in forma rateale.Come precisato dall’Agenzia Entrate con Risoluzione 20 giugno 2017, numero 73/E, quanti si avvalgono dello slittamento dei termini dal 17 marzo al 30 giugno possono iniziare la rateizzazione da detto ultimo termine.Nello specifico, le rate devono essere obbligatoriamente versate entro il giorno 16 di ciascun mese di scadenza e, in ogni caso, l’ultima rata non può essere successiva al 16 dicembre 2025.Sull’importo delle rate successive alla prima si applica l’interesse fisso dello 0,33% mensile. Il contribuente che, con saldo IVA versato entro il 30 giugno 2025, si avvale del pagamento dilazionato è tenuto a:

    maggiorare il saldo IVA dell’1,60% (costo del differimento);

    dividere l’importo di cui al punto precedente per le rate previste;

    applicare, sulle rate successive alla prima, gli interessi forfettari fissi di rateazione.

    Ulteriore differimento al 30 luglio

    Come chiarito dall’AE (Risoluzione 20 giugno 2017, numero 73/E) il versamento può essere ulteriormente rinviato di 30 giorni (nuova scadenza il 30 luglio 2025) applicando sulla somma dovuta, già comprensiva della maggiorazione sopra descritta, gli ulteriori interessi dello 0,40%.

    Come versare il saldo IVA

    Il contribuente è obbligato a corrispondere il saldo IVA a mezzo presentazione del modello F24 telematico, eventualmente ricorrendo, ove possibile, alla compensazione con i crediti relativi ad altre imposte e contributi.Quanti si avvalgono del maggior termine previsto per la dichiarazione dei redditi, il modello F24 deve riportare un unico importo, comprensivo dell’imposta e degli interessi.Il modello F24 può essere presentato dal contribuente stesso ovvero per mezzo di un intermediario.

    L’addebito delle somme avviene, in alternativa:

    sul conto corrente del contribuente;

    sul conto corrente dell’intermediario.

    Il pagamento diretto del saldo IVA può essere effettuato con una delle seguenti modalità:

    servizi telematici Entratel o Fisconline, utilizzando il servizio F24 web che permette di compilare e inviare direttamente l’F24 dall’area riservata del sito internet dell’AE o F24 online che richiede l’installazione di un software applicativo;

    servizi telematici di home o remote banking di banche / poste.

    In questa seconda ipotesi è necessario che il contribuente sia intestatario di un conto presso istituti di credito o Poste Italiane ovvero titolare di carte di pagamento che consentono l’addebito delle somme (ad esempio il prodotto Postepay evolution).La liquidazione delle somme si considera tempestiva se effettuata entro le ore 24 del giorno della scadenza.Coloro che decidono di versare in anticipo le somme, rispetto alla data di scadenza, non devono preoccuparsi se non hanno visibilità dell’addebito del modello F24.Il movimento in conto corrente è infatti visibile esclusivamente alla data di scadenza del termine, come chiarito dall’Agenzia Entrate con Circolare 29 settembre 2006, numero 30/E.Si consiglia, da ultimo, ai soggetti obbligati di scaricare l’apposita quietanza di pagamento dell’F24 dal cassetto fiscale di Fisconline / Entratel.

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    Saldo IVA non pagato entro il 17 marzo 2025: scattano ora le maggiorazioni

    Hai una partita IVA e ti sei accorto di non aver pagato il saldo IVA 2024 entro la scadenza di lunedì 17 marzo? Non preoccuparti, perché è ancora possibile liquidare le somme nel rispetto del maggior termine del 30 giugno 2025, previsto per il pagamento del saldo da dichiarazione dei redditi IRPEF / IRES.I contribuenti che ricorrono al differimento devono comunque farsi carico di una serie di maggiorazioni.Analizziamo la questione in dettaglio.Per aggiornamenti e notizie come questa iscriviti al canale Telegram di LeggiOggi.

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    La scadenza ordinaria del 17 marzo 2025

    Saldo IVA non pagato, come risolvere?

    Differimento al 30 giugno 2025, le maggiorazioni

    Scadenza del 30 giugno 2025: possibile dilazionare il saldo?

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    Come versare il saldo IVA

    La scadenza ordinaria del 17 marzo 2025

    La dichiarazione annuale IVA 2025 ha l’obiettivo di stabilire l’importo definitivo dell’imposta dovuto dai contribuenti per l’annualità 2024.In caso di differenza positiva tra IVA a debito e IVA a credito (relative all’intero anno solare 2024) di importo superiore a 10,33 euro, l’interessato è tenuto a corrispondere il saldo entro il 16 marzo dell’anno successivo quello di competenza della dichiarazione.Dal momento che nell’anno corrente la scadenza cadeva di domenica, il termine di pagamento del saldo IVA 2024 è slittato a lunedì 17.Si precisa che la soglia di 10,33 euro, per effetto degli arrotondamenti effettuati in dichiarazione, si riduce a 10,00 euro.

    Saldo IVA non pagato, come risolvere?

    I contribuenti con saldo IVA da dichiarazione 2025 non pagato entro la scadenza del 17 marzo, possono ricorrere all’istituto del differimento.La normativa (articolo 6, Decreto del Presidente della Repubblica 14 ottobre 1999, numero 542) consente di posticipare il versamento alla scadenza prevista per il pagamento degli importi dovuti in base alla dichiarazione dei redditi IRPEF / IRES, fissata al 30 giugno 2025.

    Differimento al 30 giugno 2025, le maggiorazioni

    Il versamento del saldo IVA entro il maggior termine del 30 giugno prossimo non è tuttavia privo di conseguenze economiche per i contribuenti.Questi ultimi sono infatti tenuti a farsi carico di una maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse per ogni mese o frazione di mese successivo al 17 marzo.Pertanto, se il saldo è versato entro il 30 giugno 2025, la maggiorazione da applicare si attesta all’1,60%, ottenuto moltiplicando lo 0,40% per i quattro mesi o frazioni di essi, decorrenti dallo scorso 17 marzo.Anche i soggetti con esercizio non coincidente con l’anno solare possono ricorrere al differimento del saldo IVA, versando l’imposta entro il 30 giugno a prescindere dai diversi termini di versamento delle imposte sui redditi.

    Scadenza del 30 giugno 2025: possibile dilazionare il saldo?

    L’importo del saldo IVA può essere versato in un’unica soluzione o, in alternativa, in forma rateale.Come precisato dall’Agenzia Entrate con Risoluzione 20 giugno 2017, numero 73/E, quanti si avvalgono dello slittamento dei termini dal 17 marzo al 30 giugno possono iniziare la rateizzazione da detto ultimo termine.Nello specifico, le rate devono essere obbligatoriamente versate entro il giorno 16 di ciascun mese di scadenza e, in ogni caso, l’ultima rata non può essere successiva al 16 dicembre 2025.Sull’importo delle rate successive alla prima si applica l’interesse fisso dello 0,33% mensile. Il contribuente che, con saldo IVA versato entro il 30 giugno 2025, si avvale del pagamento dilazionato è tenuto a:

    maggiorare il saldo IVA dell’1,60% (costo del differimento);

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