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    Assegno sociale: spetta all’ex coniuge in stato di bisogno, a prescindere dal mantenimento. La sentenza

    L’omessa richiesta del mantenimento in sede di separazione non è di per sé sintomo di un’assenza dello stato di bisogno tale da escludere il diritto all’Assegno sociale.Ad affermarlo la Corte di cassazione in una controversia tra l’INPS e una signora che, rea di non aver chiesto alcuna prestazione di mantenimento in sede di separazione consensuale, si era vista negare nei precedenti gradi di giudizio il diritto di percepire il sussidio mensile.Secondo gli Ermellini lo stato di bisogno dev’essere infatti desunto dall’assenza di redditi o dall’insufficienza di quelli percepiti in misura inferiore al limite massimo annualmente rivalutato e non solamente dall’omessa richiesta del mantenimento.Analizziamo la questione in dettaglio.Iscriviti al canale Telegram di LeggiOggi per ricevere altre news e aggiornamenti sui bonus per le famiglie e alla Newsletter gratuita di LeggiOggi.

    Indice

    Cos’è l’Assegno sociale?

    Requisiti per l’Assegno sociale

    Quanto spetta di Assegno sociale?

    Come ottenere la prestazione?

    I requisiti per l’Assegno sociale secondo la Corte di cassazione

    Cos’è l’Assegno sociale?

    L’Assegno sociale si concretizza in un sostegno economico assicurato, previa domanda, ai cittadini che si trovano in condizioni economiche disagiate, con redditi inferiori alle soglie annualmente rivalutate.La prestazione, che ha sostituito dal 1° gennaio 1996 la pensione sociale, è riservata a:

    cittadini italiani;

    cittadini di paesi UE iscritti nelle anagrafi comunali della popolazione residente;

    cittadini extracomunitari familiari di cittadino comunitario;

    cittadini extracomunitari titolari di permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo;

    cittadini stranieri o apolidi titolari dello status di rifugiato politico o di protezione sussidiaria.

    Requisiti per l’Assegno sociale

    Per poter legittimamente ottenere l’Assegno è necessario che i cittadini italiani o stranieri, con almeno 67 anni di età ed effettivamente residenti sul territorio nazionale, versino in uno stato di bisogno economico e possano far valere almeno dieci anni di soggiorno legale e continuativo in Italia.  Lo stato di bisogno economico ricorre nel momento in cui il reddito personale (per i cittadini non coniugati) o il reddito personale cumulato con quello del coniuge è inferiore, per l’anno 2025, a:

    euro 7.002,97 annui, per il soggetto non coniugato;

    euro 14.005,94 annui, per i soggetti coniugati.

    A tal proposito si considerano nel calcolo i seguenti redditi del coniuge e del richiedente:

    redditi assoggettabili ad IRPEF, al netto dell’imposizione fiscale e contributiva;

    redditi esenti da imposta;

    redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta;

    redditi soggetti a imposta sostitutiva;

    redditi di terreni e fabbricati;

    pensioni di guerra;

    rendite vitalizie erogate dall’INAIL;

    pensioni dirette erogate da Stati esteri;

    prestazioni assistenziali in denaro con carattere di continuità, erogate dallo Stato o altri enti pubblici;

    prestazioni assistenziali erogate all’estero o da Stati esteri;

    assegni alimentari corrisposti a norma del Codice civile.

    Quanto spetta di Assegno sociale?

    L’importo dell’Assegno sociale, anch’esso rivalutato annualmente, corrisponde, per l’annualità corrente, ad 538,69 euro per tredici mensilità.Hanno diritto alla prestazione in misura intera:

    i soggetti non coniugati che non possiedono alcun reddito;

    i soggetti coniugati con un reddito coniugale inferiore all’importo totale annuo del sussidio (pari a 7.002,97 euro).

    Al contrario, l’Assegno è riconosciuto in misura ridotta:

    ai soggetti non coniugati con un reddito inferiore l’importo totale annuo dell’Assegno;

    ai soggetti coniugati con un reddito coniugale compreso tra l’ammontare annuo dell’Assegno sociale (7.002,97 euro) e il doppio dello stesso importo annuo (14.005,94 euro).  

    La somma ricevuta non è:

    soggetta a trattenute fiscali;

    pignorabile;

    sequestrabile;

    cedibile;

    reversibile ai familiari superstiti.

    Come ottenere la prestazione?

    Per percepire l’Assegno sociale è necessario trasmettere apposita istanza telematica all’INPS, collegandosi a “inps.it – Sostegni, Sussidi e Indennità – Assegno sociale” in possesso delle credenziali SPID, CIE o CNS.In alternativa è possibile inoltrare la domanda:

    chiamando il Contact center dell’Istituto, disponibile al numero 803.164 (gratuito da rete fissa) o allo 06.164.164 (da rete mobile);

    avvalendosi dei servizi di enti di patronato e intermediari INPS.

    I requisiti per l’Assegno sociale secondo la Corte di cassazione

    La Corte di cassazione con sentenza n. 23407 del 16 agosto 2025 si è espressa su una controversia tra l’INPS e una potenziale beneficiaria dell’Assegno Sociale.La questione trae origine dalla pronuncia della Corte di appello di Firenze che, confermando il primo grado di giudizio, negava il diritto alla prestazione adducendo come non fosse “dimostrato lo stato di bisogno” della persona poiché “a dispetto della dichiarazione dei redditi negativa” la signora“non aveva chiesto alcuna prestazione di mantenimento in sede di separazione consensuale, nonostante il coniuge avesse redditi tali da renderlo obbligato al versamento dell’assegno di mantenimento”.Avverso la sentenza di secondo grado, la signora proponeva ricorso per Cassazione, fondato su due motivi.

    Nel ritenere fondati i motivi del ricorso i giudici sottolineano che, per giurisprudenza consolidata dello stesso giudice di legittimità, ai fini dell’Assegno sociale rileva lo stato di bisogno “oggettivamente considerato” mentre nessuna norma richiede che “esso debba altresì essere incolpevole”.In particolare, lo stato di bisogno “va desunto dall’assenza di redditi o dall’insufficienza di quelli percepiti in misura inferiore al limite massimo stabilito dalla legge” mentre la mancata richiesta di mantenimento avanzata in sede di separazione “non è in sé sola valevole come assenza di stato di bisogno”.La stessa Suprema corte ha, in precedenza, grazie alla sentenza numero 26315/2023 “cassato la pronuncia di merito che aveva negato l’assegno sociale basandosi solo sulla mancata richiesta di mantenimento in sede di separazione”.Ciò è avvenuto, concludono gli Ermellini, poiché la Corte, nonostante una dichiarazione dei redditi negativa, ha “appuntato il proprio convincimento su un solo elemento, ovvero la mancata richiesta di assegno di mantenimento in sede di separazione”.  […]

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    L’omessa richiesta del mantenimento in sede di separazione non è di per sé sintomo di un’assenza dello stato di bisogno tale da escludere il diritto all’Assegno sociale.Ad affermarlo la Corte di cassazione in una controversia tra l’INPS e una signora che, rea di non aver chiesto alcuna prestazione di mantenimento in sede di separazione consensuale, si era vista negare nei precedenti gradi di giudizio il diritto di percepire il sussidio mensile.Secondo gli Ermellini lo stato di bisogno dev’essere infatti desunto dall’assenza di redditi o dall’insufficienza di quelli percepiti in misura inferiore al limite massimo annualmente rivalutato e non solamente dall’omessa richiesta del mantenimento.Analizziamo la questione in dettaglio.Iscriviti al canale Telegram di LeggiOggi per ricevere altre news e aggiornamenti sui bonus per le famiglie e alla Newsletter gratuita di LeggiOggi.

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    Cos’è l’Assegno sociale?

    Requisiti per l’Assegno sociale

    Quanto spetta di Assegno sociale?

    Come ottenere la prestazione?

    I requisiti per l’Assegno sociale secondo la Corte di cassazione

    Cos’è l’Assegno sociale?

    L’Assegno sociale si concretizza in un sostegno economico assicurato, previa domanda, ai cittadini che si trovano in condizioni economiche disagiate, con redditi inferiori alle soglie annualmente rivalutate.La prestazione, che ha sostituito dal 1° gennaio 1996 la pensione sociale, è riservata a:

    cittadini italiani;

    cittadini di paesi UE iscritti nelle anagrafi comunali della popolazione residente;

    cittadini extracomunitari familiari di cittadino comunitario;

    cittadini extracomunitari titolari di permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo;

    cittadini stranieri o apolidi titolari dello status di rifugiato politico o di protezione sussidiaria.

    Requisiti per l’Assegno sociale

    Per poter legittimamente ottenere l’Assegno è necessario che i cittadini italiani o stranieri, con almeno 67 anni di età ed effettivamente residenti sul territorio nazionale, versino in uno stato di bisogno economico e possano far valere almeno dieci anni di soggiorno legale e continuativo in Italia.  Lo stato di bisogno economico ricorre nel momento in cui il reddito personale (per i cittadini non coniugati) o il reddito personale cumulato con quello del coniuge è inferiore, per l’anno 2025, a:

    euro 7.002,97 annui, per il soggetto non coniugato;

    euro 14.005,94 annui, per i soggetti coniugati.

    A tal proposito si considerano nel calcolo i seguenti redditi del coniuge e del richiedente:

    redditi assoggettabili ad IRPEF, al netto dell’imposizione fiscale e contributiva;

    redditi esenti da imposta;

    redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta;

    redditi soggetti a imposta sostitutiva;

    redditi di terreni e fabbricati;

    pensioni di guerra;

    rendite vitalizie erogate dall’INAIL;

    pensioni dirette erogate da Stati esteri;

    prestazioni assistenziali in denaro con carattere di continuità, erogate dallo Stato o altri enti pubblici;

    prestazioni assistenziali erogate all’estero o da Stati esteri;

    assegni alimentari corrisposti a norma del Codice civile.

    Quanto spetta di Assegno sociale?

    L’importo dell’Assegno sociale, anch’esso rivalutato annualmente, corrisponde, per l’annualità corrente, ad 538,69 euro per tredici mensilità.Hanno diritto alla prestazione in misura intera:

    i soggetti non coniugati che non possiedono alcun reddito;

    i soggetti coniugati con un reddito coniugale inferiore all’importo totale annuo del sussidio (pari a 7.002,97 euro).

    Al contrario, l’Assegno è riconosciuto in misura ridotta:

    ai soggetti non coniugati con un reddito inferiore l’importo totale annuo dell’Assegno;

    ai soggetti coniugati con un reddito coniugale compreso tra l’ammontare annuo dell’Assegno sociale (7.002,97 euro) e il doppio dello stesso importo annuo (14.005,94 euro).  

    La somma ricevuta non è:

    soggetta a trattenute fiscali;

    pignorabile;

    sequestrabile;

    cedibile;

    reversibile ai familiari superstiti.

    Come ottenere la prestazione?

    Per percepire l’Assegno sociale è necessario trasmettere apposita istanza telematica all’INPS, collegandosi a “inps.it – Sostegni, Sussidi e Indennità – Assegno sociale” in possesso delle credenziali SPID, CIE o CNS.In alternativa è possibile inoltrare la domanda:

    chiamando il Contact center dell’Istituto, disponibile al numero 803.164 (gratuito da rete fissa) o allo 06.164.164 (da rete mobile);

    avvalendosi dei servizi di enti di patronato e intermediari INPS.

    I requisiti per l’Assegno sociale secondo la Corte di cassazione

    La Corte di cassazione con sentenza n. 23407 del 16 agosto 2025 si è espressa su una controversia tra l’INPS e una potenziale beneficiaria dell’Assegno Sociale.La questione trae origine dalla pronuncia della Corte di appello di Firenze che, confermando il primo grado di giudizio, negava il diritto alla prestazione adducendo come non fosse “dimostrato lo stato di bisogno” della persona poiché “a dispetto della dichiarazione dei redditi negativa” la signora“non aveva chiesto alcuna prestazione di mantenimento in sede di separazione consensuale, nonostante il coniuge avesse redditi tali da renderlo obbligato al versamento dell’assegno di mantenimento”.Avverso la sentenza di secondo grado, la signora proponeva ricorso per Cassazione, fondato su due motivi.

    Nel ritenere fondati i motivi del ricorso i giudici sottolineano che, per giurisprudenza consolidata dello stesso giudice di legittimità, ai fini dell’Assegno sociale rileva lo stato di bisogno “oggettivamente considerato” mentre nessuna norma richiede che “esso debba altresì essere incolpevole”.In particolare, lo stato di bisogno “va desunto dall’assenza di redditi o dall’insufficienza di quelli percepiti in misura inferiore al limite massimo stabilito dalla legge” mentre la mancata richiesta di mantenimento avanzata in sede di separazione “non è in sé sola valevole come assenza di stato di bisogno”.La stessa Suprema corte ha, in precedenza, grazie alla sentenza numero 26315/2023 “cassato la pronuncia di merito che aveva negato l’assegno sociale basandosi solo sulla mancata richiesta di mantenimento in sede di separazione”.Ciò è avvenuto, concludono gli Ermellini, poiché la Corte, nonostante una dichiarazione dei redditi negativa, ha “appuntato il proprio convincimento su un solo elemento, ovvero la mancata richiesta di assegno di mantenimento in sede di separazione”.  […]

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    L’omessa richiesta del mantenimento in sede di separazione non è di per sé sintomo di un’assenza dello stato di bisogno tale da escludere il diritto all’Assegno sociale.Ad affermarlo la Corte di cassazione in una controversia tra l’INPS e una signora che, rea di non aver chiesto alcuna prestazione di mantenimento in sede di separazione consensuale, si era vista negare nei precedenti gradi di giudizio il diritto di percepire il sussidio mensile.Secondo gli Ermellini lo stato di bisogno dev’essere infatti desunto dall’assenza di redditi o dall’insufficienza di quelli percepiti in misura inferiore al limite massimo annualmente rivalutato e non solamente dall’omessa richiesta del mantenimento.Analizziamo la questione in dettaglio.Iscriviti al canale Telegram di LeggiOggi per ricevere altre news e aggiornamenti sui bonus per le famiglie e alla Newsletter gratuita di LeggiOggi.

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    Cos’è l’Assegno sociale?

    Requisiti per l’Assegno sociale

    Quanto spetta di Assegno sociale?

    Come ottenere la prestazione?

    I requisiti per l’Assegno sociale secondo la Corte di cassazione

    Cos’è l’Assegno sociale?

    L’Assegno sociale si concretizza in un sostegno economico assicurato, previa domanda, ai cittadini che si trovano in condizioni economiche disagiate, con redditi inferiori alle soglie annualmente rivalutate.La prestazione, che ha sostituito dal 1° gennaio 1996 la pensione sociale, è riservata a:

    cittadini italiani;

    cittadini di paesi UE iscritti nelle anagrafi comunali della popolazione residente;

    cittadini extracomunitari familiari di cittadino comunitario;

    cittadini extracomunitari titolari di permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo;

    cittadini stranieri o apolidi titolari dello status di rifugiato politico o di protezione sussidiaria.

    Requisiti per l’Assegno sociale

    Per poter legittimamente ottenere l’Assegno è necessario che i cittadini italiani o stranieri, con almeno 67 anni di età ed effettivamente residenti sul territorio nazionale, versino in uno stato di bisogno economico e possano far valere almeno dieci anni di soggiorno legale e continuativo in Italia.  Lo stato di bisogno economico ricorre nel momento in cui il reddito personale (per i cittadini non coniugati) o il reddito personale cumulato con quello del coniuge è inferiore, per l’anno 2025, a:

    euro 7.002,97 annui, per il soggetto non coniugato;

    euro 14.005,94 annui, per i soggetti coniugati.

    A tal proposito si considerano nel calcolo i seguenti redditi del coniuge e del richiedente:

    redditi assoggettabili ad IRPEF, al netto dell’imposizione fiscale e contributiva;

    redditi esenti da imposta;

    redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta;

    redditi soggetti a imposta sostitutiva;

    redditi di terreni e fabbricati;

    pensioni di guerra;

    rendite vitalizie erogate dall’INAIL;

    pensioni dirette erogate da Stati esteri;

    prestazioni assistenziali in denaro con carattere di continuità, erogate dallo Stato o altri enti pubblici;

    prestazioni assistenziali erogate all’estero o da Stati esteri;

    assegni alimentari corrisposti a norma del Codice civile.

    Quanto spetta di Assegno sociale?

    L’importo dell’Assegno sociale, anch’esso rivalutato annualmente, corrisponde, per l’annualità corrente, ad 538,69 euro per tredici mensilità.Hanno diritto alla prestazione in misura intera:

    i soggetti non coniugati che non possiedono alcun reddito;

    i soggetti coniugati con un reddito coniugale inferiore all’importo totale annuo del sussidio (pari a 7.002,97 euro).

    Al contrario, l’Assegno è riconosciuto in misura ridotta:

    ai soggetti non coniugati con un reddito inferiore l’importo totale annuo dell’Assegno;

    ai soggetti coniugati con un reddito coniugale compreso tra l’ammontare annuo dell’Assegno sociale (7.002,97 euro) e il doppio dello stesso importo annuo (14.005,94 euro).  

    La somma ricevuta non è:

    soggetta a trattenute fiscali;

    pignorabile;

    sequestrabile;

    cedibile;

    reversibile ai familiari superstiti.

    Come ottenere la prestazione?

    Per percepire l’Assegno sociale è necessario trasmettere apposita istanza telematica all’INPS, collegandosi a “inps.it – Sostegni, Sussidi e Indennità – Assegno sociale” in possesso delle credenziali SPID, CIE o CNS.In alternativa è possibile inoltrare la domanda:

    chiamando il Contact center dell’Istituto, disponibile al numero 803.164 (gratuito da rete fissa) o allo 06.164.164 (da rete mobile);

    avvalendosi dei servizi di enti di patronato e intermediari INPS.

    I requisiti per l’Assegno sociale secondo la Corte di cassazione

    La Corte di cassazione con sentenza n. 23407 del 16 agosto 2025 si è espressa su una controversia tra l’INPS e una potenziale beneficiaria dell’Assegno Sociale.La questione trae origine dalla pronuncia della Corte di appello di Firenze che, confermando il primo grado di giudizio, negava il diritto alla prestazione adducendo come non fosse “dimostrato lo stato di bisogno” della persona poiché “a dispetto della dichiarazione dei redditi negativa” la signora“non aveva chiesto alcuna prestazione di mantenimento in sede di separazione consensuale, nonostante il coniuge avesse redditi tali da renderlo obbligato al versamento dell’assegno di mantenimento”.Avverso la sentenza di secondo grado, la signora proponeva ricorso per Cassazione, fondato su due motivi.

    Nel ritenere fondati i motivi del ricorso i giudici sottolineano che, per giurisprudenza consolidata dello stesso giudice di legittimità, ai fini dell’Assegno sociale rileva lo stato di bisogno “oggettivamente considerato” mentre nessuna norma richiede che “esso debba altresì essere incolpevole”.In particolare, lo stato di bisogno “va desunto dall’assenza di redditi o dall’insufficienza di quelli percepiti in misura inferiore al limite massimo stabilito dalla legge” mentre la mancata richiesta di mantenimento avanzata in sede di separazione “non è in sé sola valevole come assenza di stato di bisogno”.La stessa Suprema corte ha, in precedenza, grazie alla sentenza numero 26315/2023 “cassato la pronuncia di merito che aveva negato l’assegno sociale basandosi solo sulla mancata richiesta di mantenimento in sede di separazione”.Ciò è avvenuto, concludono gli Ermellini, poiché la Corte, nonostante una dichiarazione dei redditi negativa, ha “appuntato il proprio convincimento su un solo elemento, ovvero la mancata richiesta di assegno di mantenimento in sede di separazione”.  […]

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    Trasferimento e smart working nei Comuni montani, sgravi fino a 8mila euro. Le regole

    Annualità Percentuale di esonero rispetto ai contributi previdenziali a carico azienda Limite annuo di importo dello sgravio (*) (**) 2026 – 2027 100% 8.000,00 euro 2028 – 2029 50% 4.000,00 euro 2030 20% 1.600,00 euro (*) Il limite massimo di importo dev’essere riparametrato e applicato su base mensile (**) Resta ferma l’aliquota di computo delle […]

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    Carta della Cultura, fino a 500 euro: Isee e come richiedere il bonus libri

    Dal 1° ottobre 2025, sono aperte le domande per la nuova Carta della cultura (bonus libri). Si tratta di un contributo nazionale promosso dal Ministero della Cultura per sostenere l’acquisto di libri (cartacei o digitali con ISBN) da parte dei nuclei familiari con ISEE fino a 15.000 euro. La domanda si presenta solo tramite l’App IO con SPID o CIE, ed è attiva dalle ore 12 di oggi 1° ottobre fino al 31 del mese. L’importo è 100 euro per ciascuna annualità 2020–2024, per un massimo di 500 euro se riconosciute tutte le cinque annualità, nei limiti dei fondi disponibili e delle graduatorie per ISEE e ordine di arrivo. Queste regole sono state comunicate ufficialmente dal MiC e dal Centro per il libro e la lettura (Cepell) e sono riepilogate anche sulla pagina dedicata dell’App IO.Per altre news iscriviti al canale Telegram di LeggiOggi

    Indice

    Il contributo in sintesi

    Cos’è la Carta della Cultura

    Beneficiari: chi può richiedere la carta della cultura

    Importi e annualità: come si arriva fino a 500 euro

    Scadenze e calendario

    Come fare domanda sull’App IO (passo per passo)

    Importi e annualità dal 2020 al 2024

    Dove si usa e cosa si può comprare

    Pagamenti e tempi di utilizzo

    Da non confondere con le altre carte per i giovani

    Le FAQ utili sulla Carta della cultura

    Il contributo in sintesi

    Da oggi, 1° ottobre 2025, è possibile presentare domanda per ottenere una carta digitale da 100 euro da spendere solo in libri (anche in formato e-book, purché con codice ISBN). La procedura è interamente digitale: si entra nell’App IO, si cerca il servizio “Carta della Cultura”, si invia la richiesta per le annualità disponibili e si attende la notifica dell’esito. In caso di accoglimento, la carta compare nel Portafoglio di IO e si trasforma in buoni da mostrare in libreria o sui siti aderenti.

    Il contributo è rivolto ai nuclei familiari residenti in Italia – italiani e stranieri – con ISEE non superiore a 15.000 euro. Ogni famiglia può ottenere una sola carta per anno e, poiché l’iniziativa copre le annualità dal 2020 al 2024, si può arrivare – se si rientra nelle graduatorie di tutte le annualità e nei limiti delle risorse – fino a 500 euro complessivi. L’attribuzione avviene con graduatorie per ciascuna annualità, ordinate per valore ISEE (dal più basso al più alto) e ordine cronologico delle richieste.

    Occhio alle scadenze: il bando resta aperto per 30 giorni, dalle ore 12:00 del 1° ottobre alle 23:59 del 31 ottobre 2025. Una volta caricata la carta nel Portafoglio di IO, ci sono 12 mesi per spendere l’importo. I pagamenti si effettuano generando buoni digitali in app, validi presso librerie fisiche e online accreditate (l’elenco è consultabile su piattaforma dedicata). Non servono allegati alla domanda: i requisiti vengono verificati d’ufficio dal Ministero presso le amministrazioni competenti.

    Cos’è la Carta della Cultura

    La Carta della cultura è una misura nazionale prevista dalla lontana Legge 13 febbraio 2020, n. 15 (art. 6) per promuovere la lettura, finanziata tramite un Fondo dedicato e attuata dal Ministero della cultura. È una carta elettronica del valore di 100 euro per annualità, da usare entro 12 mesi dal rilascio esclusivamente per pagare libri (cartacei o digitali) muniti di ISBN.Dal punto di vista operativo, il MiC ha definito regole, soggetti attuatori e procedure con decreti interministeriali che hanno disciplinato la gestione e aggiornato gli aspetti tecnici negli anni.

    Beneficiari: chi può richiedere la carta della cultura

    Possono richiedere la Carta i nuclei familiari residenti in Italia, di qualsiasi nazionalità, con ISEE (ordinario o corrente) in corso di validità non superiore a 15.000 euro. È rilasciata una sola carta per nucleo per ciascuna annualità. L’amministrazione effettua i controlli sui requisiti senza richiedere caricamenti di documenti in app.La domanda è telematica e l’accesso avviene con SPID o Carta d’identità elettronica (CIE). Una volta inviata la richiesta, il Ministero verifica i requisiti e, per ogni annualità, predispone una graduatoria fino a esaurimento dei fondi; l’esito (positivo/negativo) arriva come messaggio su IO.

    Importi e annualità: come si arriva fino a 500 euro

    La carta vale 100 euro per ciascuna annualità dal 2020 al 2024. Se una famiglia rientra nei requisiti e nelle graduatorie di tutte e cinque le annualità, può ottenere fino a 500 euro complessivi (100 × 5). Questa impostazione consente di recuperare annualità precedenti, nei limiti delle disponibilità finanziarie e dell’ordine di presentazione.Per trasparenza, il Cepell ha pubblicato anche il quadro delle risorse per annualità: 13.283.660,73 € (2020), 2.000.000 € (2021), 1.000.000 € (2022), 1.000.000 € (2023), 950.000 € (2024). Ciò spiega perché le graduatorie possono chiudersi rapidamente sulle annualità con stanziamenti minori e perché conviene presentare domanda il prima possibile.

    Scadenze e calendario

    Il calendario della Carta della Cultura è molto preciso e non lascia spazio a proroghe: le domande possono essere presentate a partire dalle ore 12:00 del 1° ottobre 2025 e fino alla mezzanotte del 31 ottobre 2025. Si tratta quindi di una finestra temporale di un mese esatto, durante la quale le famiglie interessate devono inoltrare la richiesta attraverso l’App IO. Una volta superata la scadenza, non sarà più possibile accedere al beneficio per questa tornata.Chi otterrà l’assegnazione della carta avrà poi a disposizione 12 mesi di tempo per utilizzarla a partire dalla data in cui sarà caricata nel Portafoglio dell’app. Questo significa che non è necessario correre per spendere subito l’importo: l’importante è rispettare il termine di presentazione della domanda.Va inoltre ricordato che le graduatorie vengono formate separatamente per ciascun anno di riferimento (dal 2020 al 2024). L’ordine di priorità segue due criteri: prima il valore dell’ISEE, a partire da quello più basso, e in secondo luogo l’ordine di arrivo delle richieste. In pratica, chi ha un reddito più contenuto e presenta la domanda nei primi giorni ha maggiori probabilità di essere ammesso. L’esito, positivo o negativo, viene comunicato direttamente tramite notifica sull’App IO, senza bisogno di controllare manualmente portali o graduatorie.

    Come fare domanda sull’App IO (passo per passo)

    In sintesi gli step per richiedere il bonus libri fino a 500 euro:

    Accedi a IO con SPID o CIE.

    Cerca il servizio “Carta della Cultura”.

    Seleziona le annualità per cui vuoi presentare la richiesta (tra 2020, 2021, 2022, 2023, 2024), consapevole che la graduatoria è separata per ciascun anno.

    Invia la domanda: non devi caricare documenti; il Ministero verificherà i requisiti presso le amministrazioni competenti.

    Attendi la notifica: riceverai un messaggio su IO con l’esito per ogni annualità.

    In caso di accoglimento, la Carta sarà visibile nel Portafoglio. Da lì potrai generare buoni (QR o codici) per l’acquisto dei libri presso gli esercenti aderenti.

    Verifica di avere un ISEE 2020–2024 coerente con le annualità per cui fai domanda (l’Avviso specifica che la graduatoria usa l’ISEE dell’anno di riferimento). Se non trovi subito il servizio in app, aggiorna IO all’ultima versione e riprova.

    Importi e annualità dal 2020 al 2024

    L’importo della Carta della cultura è fissato in 100 euro per ciascuna annualità di riferimento, dal 2020 al 2024. Chi soddisfa i requisiti per più anni e rientra nelle relative graduatorie, può accumulare un beneficio più consistente. Il massimo ottenibile è pari a 500 euro complessivi, corrispondenti alle cinque annualità previste.Occorre però considerare che non tutti gli anni dispongono delle stesse risorse: ad esempio, il 2020 ha uno stanziamento molto più elevato rispetto agli anni successivi, che hanno dotazioni più limitate. Questo comporta che, per le annualità con fondi minori, le graduatorie possano esaurirsi rapidamente. È quindi importante presentare la domanda tempestivamente, così da aumentare le probabilità di rientrare tra i beneficiari.In ogni caso, una volta ottenuta, la carta mantiene sempre lo stesso valore nominale di 100 euro, spendibili entro 12 mesi. Il vero vantaggio, per chi riesce ad accedere a più annualità, è quello di poter contare su un sostegno più consistente, fino a un massimo di 500 euro, da dedicare esclusivamente all’acquisto di libri.

    Dove si usa e cosa si può comprare

    La Carta della Cultura è pensata esclusivamente per l’acquisto di libri. Questo significa che l’importo può essere utilizzato per comprare sia volumi cartacei sia libri digitali, a patto che abbiano un codice ISBN: è proprio questo dettaglio a garantire che il contributo venga speso soltanto per prodotti editoriali autentici.La carta è valida sia nelle librerie fisiche che negli store online che hanno aderito all’iniziativa. L’elenco degli esercenti convenzionati viene pubblicato e aggiornato sui canali ufficiali, così che i beneficiari possano controllare in anticipo dove spendere i propri buoni. Il funzionamento è molto semplice: dal portafoglio dell’App IO si genera un voucher digitale, sotto forma di codice o QR, che va mostrato al momento del pagamento. Se il prezzo del libro supera il valore del buono, la differenza potrà essere pagata con i normali metodi accettati dall’esercente.Non tutto è ammesso: non si possono acquistare dispositivi elettronici, articoli di cancelleria, riviste o altri prodotti che non siano libri. La misura nasce infatti per incoraggiare la lettura e il sostegno al mercato editoriale, e proprio per questo ha una destinazione d’uso molto precisa.

    Pagamenti e tempi di utilizzo

    Dopo l’ammissione, la Carta della Cultura diventa immediatamente spendibile. Una volta caricata nel Portafoglio di IO, il beneficiario ha a disposizione 12 mesi di tempo per utilizzarla. Questo margine temporale permette di gestire gli acquisti con calma, scegliendo i libri desiderati senza fretta.Il pagamento avviene in modo molto semplice: basta aprire l’app, selezionare la carta e generare un voucher digitale da mostrare in libreria o inserire online al momento del check-out. Se l’importo del buono non copre l’intero prezzo, si può integrare la differenza con i normali metodi di pagamento.

    Da non confondere con le altre carte per i giovani

    È importante chiarire che questa misura non va confusa con altre iniziative simili ma rivolte a destinatari diversi. La Carta della Cultura giovani e la Carta del merito, ad esempio, sono contributi nati per i diciottenni, con finalità e importi specifici, che hanno già avuto le loro finestre di richiesta e il loro Isee specifico.

    Le FAQ utili sulla Carta della cultura

    Ecco 5 risposte utili per chi vuole saperne di più sul bonus libri 2025

    Chi può richiedere la Carta della Cultura 2025?

    Beneficiari del bonus

    La Carta della Cultura può essere richiesta dai nuclei familiari residenti in Italia, con cittadinanza italiana o straniera, purché in possesso di un ISEE non superiore a 15.000 euro.

    Quanto vale il bonus libri e come viene calcolato?

    Gli importi

    Il contributo è pari a 100 euro per ciascuna annualità dal 2020 al 2024. In totale, si può arrivare a un massimo di 500 euro se si viene ammessi a tutte le annualità.

    Come si presenta la domanda per la Carta della Cultura?

    La domanda per ottenere il bonus

    La domanda si presenta esclusivamente online tramite App IO, accedendo con SPID o Carta d’identità elettronica (CIE). Non sono richiesti documenti da caricare: i requisiti vengono verificati dal Ministero in automatico.

    Dove posso spendere la Carta della Cultura?

    Gli acquisti consentiti

    La carta si utilizza per acquistare libri cartacei o digitali con ISBN, in librerie fisiche e online aderenti. L’elenco aggiornato degli esercenti convenzionati è disponibile sui canali ufficiali dell’iniziativa.

    Quanto tempo ho per spendere il bonus libri?

    tempistiche di utilizzo del bonus

    Dal momento in cui la Carta viene caricata nel Portafoglio di IO, hai 12 mesi di tempo per utilizzarla. Trascorso questo periodo, l’importo non speso viene perso.

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