Pubblicato il

    Rottamazione 2025 per chi è decaduto dal piano agevolato. Il nuovo emendamento

    Tramontata la rottamazione 5 delle cartelle esattoriali fino al 2023, con l’emendamento al Milleproroghe ormai stralciato in commissione al Senato, sarebbe pronta a debuttare una riapertura dei termini a chi aveva già aderito alla Rottamazione quater e ne è decaduto. Sarebbe questa la riformulazione del testo emendativo al decreto in discussione al Senato. Troppo costoso sarebbe stato introdurre un nuovo piano di definizione agevolata per i debiti dal 2000 al 2023: circa 5 miliardi di euro. Cifra che non ha messo d’accordo la maggioranza, attualmente concentrata sul taglio delle aliquote Irpef. Non si tratta più quindi di una nuova definizione agevolata, ma solo di una riammissione dei contribuenti decaduti dal quarto piano agevolativo, per non aver pagato le rate in essere o averle pagate in ritardo.

    Indice

    Riapertura Rottamazione a chi è decaduto

    Il testo dell’emendamento

    Come essere riammessi

    Cosa succede dopo la riammissione 2025

    Calendario pagamenti 2025

    La Rottamazione quater

    Riapertura Rottamazione a chi è decaduto

    Come detto, cambia la norma sulla riammissione dei decaduti dalla rottamazione quater, per non aver pagato o pagato in ritardo. La riformulazione dell’emendamento al Milleproroghe riammette al piano agevolato (i cui termini erano già scaduti) solo chi aveva già aderito.Si tratterebbe quindi di una riapertura limitata “ai debiti compresi nelle dichiarazioni precedentemente effettuate” per l’adesione alla rottamazione quater, per i debitori che al 31 dicembre 2024 sono decaduti dal beneficio possono essere riammessi inviando la dichiarazione di riammissione entro il 30 aprile 2025.

    Questa riammissione è prevista dal nuovo emendamento che inserisce l’Art. 3-bis, inserito dopo l’Art. 3 del Milleproroghe

    Il testo dell’emendamento

    Ecco il testo dell’emendamento approvato in Commissione al Senato, pronto a modificare il dl Milleproroghe in via di conversione. Art. 3-bis. (Riammissione alla definizione agevolata di cui all’articolo 1, commi da 231 a 252, della legge 29 dicembre 2022, n. 197, e altri differimenti in materia di dichiarazioni fiscali) 1. Limitatamente ai debiti compresi nelle dichiarazioni precedentemente effettuate ai sensi dell’articolo 1, comma 235, della legge 29 dicembre 2022, n. 197, i debitori che alla data del 31 dicembre 2024 sono incorsi nell’inefficacia della relativa definizione a seguito del mancato, insufficiente o tardivo versamento, alle relative scadenze, delle somme da corrispondere per effetto dell’adesione alla predetta procedura di definizione agevolata, possono essere riammessi alla medesima rendendo, entro il 30 aprile 2025, la dichiarazione prevista dallo stesso comma 235 dell’articolo 1 della citata legge n. 197 del 2022. Tale dichiarazione è resa con le modalità, esclusivamente telematiche, che l’agente della riscossione pubblica nel proprio sito internet entro venti giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto; in tale dichiarazione il debitore sceglie altresì il numero di rate nel quale intende effettuare il pagamento, entro il limite massimo di cui al comma 2, lettera b), n. 2).2. In caso di riammissione alla procedura di definizione agevolata, ai sensi del comma 1, si applicano, con le seguenti deroghe, le disposizioni dell’articolo 1, commi 231, 232, 233, 236, 237, 238, 239, 240, 241, 242, 243, 244, 245, 246, 247, 248, 249, 250, 251 e 252 della legge n. 197 del 2022: – a) la dichiarazione resa ai sensi del comma 1 può essere integrata, relativamente ai soli debiti di cui allo stesso comma 1, entro la stessa data del 30 aprile 2025;– b) il pagamento delle somme di cui all’articolo 1, comma 231, della legge n. 197 del 2022, sulle quali sono dovuti gli interessi al tasso del 2 per cento annuo a decorrere dal 1° novembre 2023, è effettuato alternativamente: 1) in unica soluzione, entro il 31 luglio 2025; 2) nel numero massimo di dieci rate consecutive, di pari ammontare, con scadenza, rispettivamente, le prime due, il 31 luglio e il 30 novembre 2025 e le successive, il 28 febbraio, il 31 maggio, il 31 luglio e il 30 novembre degli anni 2026 e 2027. – c) l’ammontare complessivo delle somme dovute ai fini della definizione, nonché quello delle singole rate, e il giorno e il mese di scadenza di ciascuna di esse, sono comunicati dall’agente della riscossione al debitore entro il 30 giugno 2025; d) gli effetti di cui alla lettera a) del comma 243 dell’articolo 1 della legge n. 197 del 2022 si determinano alla data del 31 luglio 2025.

    Come essere riammessi

    Se tutto andrà in porto, i contribuenti decaduti dovranno presentare una nuova dichiarazione di adesione online, seguendo le indicazioni date dall’Agenzia delle entrate riscossione. E bisognerà farlo entro il prossimo 30 aprile.

    Cosa succede dopo la riammissione 2025

    Il contribuente riammesso al piano nel 2025, dovrà quindi impegnarsi a pagare il debito pregresso a rate: il pagamento degli arretrati della rottamazione quater, sui quali sono dovuti gli interessi al tasso del 2 per cento annuo a decorrere dal 1° novembre 2023, potrà essere effettuato in unica soluzione, entro il 31 luglio di quest’anno, oppure potrà essere dilazionato fino a un massimo di 10 rate.

    Calendario pagamenti 2025

    Chi è stato riammesso, come chiarito all’art.3-bis, deve rispettare questo calendario pagamenti:

    il pagamento delle somme arretrate sulle quali sono dovuti gli interessi al tasso del 2 per cento annuo a decorrere dal 1° novembre 2023, è effettuato alternativamente: 1) in unica soluzione, entro il 31 luglio 2025;

    2) nel numero massimo di dieci rate consecutive, di pari ammontare, con scadenza, rispettivamente, le prime due, il 31 luglio e il 30 novembre 2025 e le successive, il 28 febbraio, il 31 maggio, il 31 luglio e il 30 novembre degli anni 2026 e 2027.

    La Rottamazione quater

    Ricordiamo che ad oggi sono in vigore solo i pagamenti relativi alla rottamazione quater, solo per chi ha già aderito tempo fa. Questa però comprende solo i carichi affidati all’Agenzia delle Entrate dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022. Le attuali scadenze dei pagamenti sono fissate in base a queste date: dopo la rata del 30 novembre 2024, le scadenze sono previste il 28 febbraio, 31 maggio, 31 luglio e 30 novembre di ogni anno, secondo il proprio piano di pagamenti.

    Per altri aggiornamenti simili, iscriviti alla Newsletter LeggiOggi, compilando il form qui sotto:

    Iscriviti alla newsletter
    Si è verificato un errore durante
    la tua richiesta.

    EMAIL

    Scegli quale newsletter vuoi ricevere

    Seleziona newsletter

    LeggiOggiConcorsi

    Autorizzo l’invio di comunicazioni a scopo commerciale e di
    marketing nei limiti indicati nell’informativa.

    Autorizzo

    Non autorizzo

    Presto il consenso all’uso dei miei dati per ricevere proposte in linea con i miei interessi.

    Autorizzo

    Non autorizzo

    Cliccando su “Iscriviti” dichiari di aver letto e accettato la privacy
    policy.

    Iscriviti

    Iscrizione completata

    Grazie per esserti iscritto alla newsletter.

    Seguici sui social

    Foto copertina: istock/AndreyPopov […]

    Leggi di più… from Rottamazione 2025 per chi è decaduto dal piano agevolato. Il nuovo emendamento

    Pubblicato il

    Rottamazione 2025 per chi è decaduto dal piano agevolato. Il nuovo emendamento

    Tramontata la rottamazione 5 delle cartelle esattoriali fino al 2023, con l’emendamento al Milleproroghe ormai stralciato in commissione al Senato, sarebbe pronta a debuttare una riapertura dei termini a chi aveva già aderito alla Rottamazione quater e ne è decaduto. Sarebbe questa la riformulazione del testo emendativo al decreto in discussione al Senato. Troppo costoso sarebbe stato introdurre un nuovo piano di definizione agevolata per i debiti dal 2000 al 2023: circa 5 miliardi di euro. Cifra che non ha messo d’accordo la maggioranza, attualmente concentrata sul taglio delle aliquote Irpef. Non si tratta più quindi di una nuova definizione agevolata, ma solo di una riammissione dei contribuenti decaduti dal quarto piano agevolativo, per non aver pagato le rate in essere o averle pagate in ritardo.

    Indice

    Riapertura Rottamazione a chi è decaduto

    Il testo dell’emendamento

    Come essere riammessi

    Cosa succede dopo la riammissione 2025

    Calendario pagamenti 2025

    La Rottamazione quater

    Riapertura Rottamazione a chi è decaduto

    Come detto, cambia la norma sulla riammissione dei decaduti dalla rottamazione quater, per non aver pagato o pagato in ritardo. La riformulazione dell’emendamento al Milleproroghe riammette al piano agevolato (i cui termini erano già scaduti) solo chi aveva già aderito.Si tratterebbe quindi di una riapertura limitata “ai debiti compresi nelle dichiarazioni precedentemente effettuate” per l’adesione alla rottamazione quater, per i debitori che al 31 dicembre 2024 sono decaduti dal beneficio possono essere riammessi inviando la dichiarazione di riammissione entro il 30 aprile 2025.

    Questa riammissione è prevista dal nuovo emendamento che inserisce l’Art. 3-bis, inserito dopo l’Art. 3 del Milleproroghe

    Il testo dell’emendamento

    Ecco il testo dell’emendamento approvato in Commissione al Senato, pronto a modificare il dl Milleproroghe in via di conversione. Art. 3-bis. (Riammissione alla definizione agevolata di cui all’articolo 1, commi da 231 a 252, della legge 29 dicembre 2022, n. 197, e altri differimenti in materia di dichiarazioni fiscali) 1. Limitatamente ai debiti compresi nelle dichiarazioni precedentemente effettuate ai sensi dell’articolo 1, comma 235, della legge 29 dicembre 2022, n. 197, i debitori che alla data del 31 dicembre 2024 sono incorsi nell’inefficacia della relativa definizione a seguito del mancato, insufficiente o tardivo versamento, alle relative scadenze, delle somme da corrispondere per effetto dell’adesione alla predetta procedura di definizione agevolata, possono essere riammessi alla medesima rendendo, entro il 30 aprile 2025, la dichiarazione prevista dallo stesso comma 235 dell’articolo 1 della citata legge n. 197 del 2022. Tale dichiarazione è resa con le modalità, esclusivamente telematiche, che l’agente della riscossione pubblica nel proprio sito internet entro venti giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto; in tale dichiarazione il debitore sceglie altresì il numero di rate nel quale intende effettuare il pagamento, entro il limite massimo di cui al comma 2, lettera b), n. 2).2. In caso di riammissione alla procedura di definizione agevolata, ai sensi del comma 1, si applicano, con le seguenti deroghe, le disposizioni dell’articolo 1, commi 231, 232, 233, 236, 237, 238, 239, 240, 241, 242, 243, 244, 245, 246, 247, 248, 249, 250, 251 e 252 della legge n. 197 del 2022: – a) la dichiarazione resa ai sensi del comma 1 può essere integrata, relativamente ai soli debiti di cui allo stesso comma 1, entro la stessa data del 30 aprile 2025;– b) il pagamento delle somme di cui all’articolo 1, comma 231, della legge n. 197 del 2022, sulle quali sono dovuti gli interessi al tasso del 2 per cento annuo a decorrere dal 1° novembre 2023, è effettuato alternativamente: 1) in unica soluzione, entro il 31 luglio 2025; 2) nel numero massimo di dieci rate consecutive, di pari ammontare, con scadenza, rispettivamente, le prime due, il 31 luglio e il 30 novembre 2025 e le successive, il 28 febbraio, il 31 maggio, il 31 luglio e il 30 novembre degli anni 2026 e 2027. – c) l’ammontare complessivo delle somme dovute ai fini della definizione, nonché quello delle singole rate, e il giorno e il mese di scadenza di ciascuna di esse, sono comunicati dall’agente della riscossione al debitore entro il 30 giugno 2025; d) gli effetti di cui alla lettera a) del comma 243 dell’articolo 1 della legge n. 197 del 2022 si determinano alla data del 31 luglio 2025.

    Come essere riammessi

    Se tutto andrà in porto, i contribuenti decaduti dovranno presentare una nuova dichiarazione di adesione online, seguendo le indicazioni date dall’Agenzia delle entrate riscossione. E bisognerà farlo entro il prossimo 30 aprile.

    Cosa succede dopo la riammissione 2025

    Il contribuente riammesso al piano nel 2025, dovrà quindi impegnarsi a pagare il debito pregresso a rate: il pagamento degli arretrati della rottamazione quater, sui quali sono dovuti gli interessi al tasso del 2 per cento annuo a decorrere dal 1° novembre 2023, potrà essere effettuato in unica soluzione, entro il 31 luglio di quest’anno, oppure potrà essere dilazionato fino a un massimo di 10 rate.

    Calendario pagamenti 2025

    Chi è stato riammesso, come chiarito all’art.3-bis, deve rispettare questo calendario pagamenti:

    il pagamento delle somme arretrate sulle quali sono dovuti gli interessi al tasso del 2 per cento annuo a decorrere dal 1° novembre 2023, è effettuato alternativamente: 1) in unica soluzione, entro il 31 luglio 2025;

    2) nel numero massimo di dieci rate consecutive, di pari ammontare, con scadenza, rispettivamente, le prime due, il 31 luglio e il 30 novembre 2025 e le successive, il 28 febbraio, il 31 maggio, il 31 luglio e il 30 novembre degli anni 2026 e 2027.

    La Rottamazione quater

    Ricordiamo che ad oggi sono in vigore solo i pagamenti relativi alla rottamazione quater, solo per chi ha già aderito tempo fa. Questa però comprende solo i carichi affidati all’Agenzia delle Entrate dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022. Le attuali scadenze dei pagamenti sono fissate in base a queste date: dopo la rata del 30 novembre 2024, le scadenze sono previste il 28 febbraio, 31 maggio, 31 luglio e 30 novembre di ogni anno, secondo il proprio piano di pagamenti.

    Per altri aggiornamenti simili, iscriviti alla Newsletter LeggiOggi, compilando il form qui sotto:

    Iscriviti alla newsletter
    Si è verificato un errore durante
    la tua richiesta.

    EMAIL

    Scegli quale newsletter vuoi ricevere

    Seleziona newsletter

    LeggiOggiConcorsi

    Autorizzo l’invio di comunicazioni a scopo commerciale e di
    marketing nei limiti indicati nell’informativa.

    Autorizzo

    Non autorizzo

    Presto il consenso all’uso dei miei dati per ricevere proposte in linea con i miei interessi.

    Autorizzo

    Non autorizzo

    Cliccando su “Iscriviti” dichiari di aver letto e accettato la privacy
    policy.

    Iscriviti

    Iscrizione completata

    Grazie per esserti iscritto alla newsletter.

    Seguici sui social

    Foto copertina: istock/AndreyPopov […]

    Leggi di più… from Rottamazione 2025 per chi è decaduto dal piano agevolato. Il nuovo emendamento

    Pubblicato il

    Agricoli, giornate lavorative aggiuntive per il 2024: le regole Inps

    Sono arrivate le regole Inps sul trascinamento di giornate – o giornate aggiuntive – per i lavoratori agricoli, riconosciute nel 2024. La Legge 223 del 23 luglio 1991 prevede all’articolo 21, comma 6 un beneficio previdenziale per i lavoratori agricoli a tempo determinato.La misura è nota come trascinamento di giornate e consiste nel riconoscimento ai fini previdenziali e assistenziali, in aggiunta alle giornate di lavoro effettuate nel 2024, di un numero ulteriore di giornate necessarie al raggiungimento della quantità di quelle lavorative effettivamente svolte presso i medesimi datori di lavoro nell’anno precedente quello di fruizione dei benefici per gli interventi di prevenzione e compensazione dei danni per calamità naturali o eventi eccezionali.Il beneficio in questione è altresì garantito a piccoli coloni e compartecipanti familiari delle aziende beneficiarie dei medesimi interventi.Grazie alla Circolare 5 febbraio 2025 numero 37 l’INPS ha fornito le indicazioni necessarie per usufruire del trascinamento delle giornate a favore dei lavoratori agricoli per l’anno 2024.Analizziamo la questione in dettaglio.

    Indice

    A chi spettano le giornate aggiuntive

    Trascinamento di giornate presso la stessa azienda

    Cosa deve fare l’azienda

    Agricoli piccoli coloni e compartecipanti familiari

    La scadenza del 24 febbraio 2025

    Gli elenchi nominativi

    Perché è importante l’iscrizione negli elenchi

    La denuncia contributiva

    A chi spettano le giornate aggiuntive

    Il beneficio del trascinamento delle giornate è riservato ai lavoratori occupati nell’anno 2024, per almeno cinque giornate, presso un’impresa agricola di cui all’articolo 2135 del Codice Civile che abbia fruito di almeno uno degli interventi di cui all’articolo 1, comma 3, del Decreto Legislativo numero 102/2024 e che ricada in un’area dichiarata calamitata a norma dell’articolo 1, comma 1079, Legge 27 dicembre 2006, numero 296.

    Trascinamento di giornate presso la stessa azienda

    Per poter accedere al beneficio del trascinamento è necessario che le giornate di lavoro siano state rese presso gli stessi datori di lavoro.

    Leggi anche: Contributi Aziende agricole senza assunzioni per un anno: al via la sospensione automatica

    Cosa deve fare l’azienda

    Le aziende interessate sono tenute a trasmettere per via telematica l’apposita dichiarazione di calamità direttamente, in alternativa avvalendosi di intermediari autorizzati.

    La dichiarazione dev’essere resa a mezzo dell’apposita piattaforma del sito inps.it, denominata “Aziende agricole: Dichiarazione calamità”.La piattaforma è raggiungibile al seguente percorso: “inps.it – Sostegni, Sussidi e Indennità – Per misure emergenziali straordinarie”.Per accedere al servizio online è necessario il possesso delle credenziali SPID, CIE o CNS.In sede di invio della dichiarazione l’azienda è bene che verifichi la corrispondenza tra la dichiarazione di calamità e le aree delimitate ai sensi della Legge numero 296/2006 come da decreti e delibere regionali.

    Agricoli piccoli coloni e compartecipanti familiari

    Per la concessione del beneficio in argomento ai piccoli coloni e compartecipanti familiari i soggetti concedenti sono tenuti ad inviare alle strutture INPS territorialmente competenti l’apposito modulo SC95.Il documento, reperibile sul portale inps.it nella sezione “Moduli” vale come “Dichiarazione per la concessione ai piccoli coloni / compartecipanti familiari dei benefici a seguito di eventi calamitosi o di eventi eccezionali”.

    La scadenza del 24 febbraio 2025

    Al fine di consentire alle sedi territoriali dell’Istituto di procedere alla validazione delle domande in tempo utile alla compilazione degli elenchi annuali valevoli per l’anno 2024, la trasmissione delle dichiarazioni aziendali deve avvenire entro la data del 24 febbraio 2025.

    Gli elenchi nominativi

    Per accertare ai fini previdenziali e assistenziali le giornate di lavoro di lavoro svolte dagli operai agricoli a tempo determinato l’INPS, sulla base dei dati assicurativi trasmessi dai datori di lavoro, compila gli elenchi nominativi annuali e trimestrali.Gli elenchi vengono notificati ai lavoratori interessati con un’apposita pubblicazione telematica sul portale “inps.it”. Nello specifico:

    gli elenchi trimestrali vengono pubblicati entro il terzo mese successivo la scadenza del termine di presentazione delle dichiarazioni della manodopera occupata;

    gli elenchi annuali sono pubblicati entro il mese di marzo dell’anno successivo (in questo caso il 2024).

    La pubblicazione telematica delle informazioni assume valore di notifica ai soggetti interessati.

    Perché è importante l’iscrizione negli elenchi

    Il requisito dell’iscrizione negli elenchi nominativi per un periodo di tempo definito di volta in volta dal legislatore, è un requisito fondamentale per accedere a una serie di trattamenti e prestazioni previdenziali e assistenziali.Ad esempio l’indennità Inps per gli eventi di malattia è riconosciuta agli operai a tempo determinato a condizione che risulti l’iscrizione negli elenchi nominativi nell’anno precedente, per almeno 51 giornate, anche se lavorate a tempo indeterminato nello stesso settore agricolo o, in alternativa, per almeno 51 giornate nell’anno in corso e prima dell’inizio della malattia.

    In questa seconda ipotesi l’ammissione alle prestazioni economiche di malattia è subordinata al rilascio del certificato di iscrizione d’urgenza, attestante la qualifica in base alla quale il dipendente ha diritto all’iscrizione negli elenchi nominativi con riguardo all’anno in corso e decorre dalla data della domanda del certificato d’urgenza.

    La denuncia contributiva

    I datori di lavoro sono tenuti a trasmettere all’INPS i dati retributivi, assicurativi e contributivi dei lavoratori agricoli, mensilmente, a mezzo del flusso telematico UniEmens PosAgri.La scadenza per l’invio della denuncia è fissata alla fine del mese successivo quello di competenza, al pari delle denunce UniEmens trasmesse per i lavoratori dipendenti.La denuncia può essere trasmessa all’INPS, direttamente dal datore di lavoro oppure per il tramite di consulenti del lavoro, avvocati, dottori commercialisti, ragionieri, periti commerciali e altri soggetti abilitati alla gestione e all’amministrazione del personale dipendente del settore agricolo.

    Per altre news come questa, iscriviti gratis alla newsletter LeggiOggi, compilando il form qui sotto:

    Iscriviti alla newsletter
    Si è verificato un errore durante
    la tua richiesta.

    EMAIL

    Scegli quale newsletter vuoi ricevere

    Seleziona newsletter

    LeggiOggiConcorsi

    Autorizzo l’invio di comunicazioni a scopo commerciale e di
    marketing nei limiti indicati nell’informativa.

    Autorizzo

    Non autorizzo

    Presto il consenso all’uso dei miei dati per ricevere proposte in linea con i miei interessi.

    Autorizzo

    Non autorizzo

    Cliccando su “Iscriviti” dichiari di aver letto e accettato la privacy
    policy.

    Iscriviti

    Iscrizione completata

    Grazie per esserti iscritto alla newsletter.

    Seguici sui social […]

    Leggi di più… from Agricoli, giornate lavorative aggiuntive per il 2024: le regole Inps

    Pubblicato il

    Bonus mamme lavoratrici 2025: sgravio confermato anche ai contratti intermittenti

    Anche le lavoratrici con contratti intermittenti hanno diritto al bonus mamme lavoratrici, dal 2025 riservato solo dal terzo figlio in su. Questo è il succo della risposta data dal Ministero del lavoro al quesito di un’associazione, che chiedeva lumi sulla questione. Si tratta dell’Interpello n. 2/2025 sulla corretta applicazione dello sgravio contributivo per le lavoratrici madri di tre o più figli, previsto dalla Legge di Bilancio 2024 (Legge 213/2023, commi 180-182), e rinnovato poi dalla Manovra 2025, ma solo per le mamme con tre o più figli. L’associazione in questione ha chiesto al Ministero del lavoro se lo sgravio potesse essere concesso anche alle lavoratrici con contratto di lavoro intermittente a tempo indeterminato. Attenzione non lavoratrici precarie, ma con contratto stabile, che però lavorano a intermittenza. Ecco la risposta del Ministero e la conferma del beneficio fiscale anche a chi lavora a chiamata.

    Indice

    Il quesito sul diritto al Bonus mamme lavoratrici 2025

    La risposta del Ministero

    Cos’è il Bonus mamme lavoratrici 2025

    Cosa si intende per contratto intermittente a tempo indeterminato

    L’Interpello n. 2/2025 riguarda l’applicazione dello sgravio contributivo per le lavoratrici madri di tre o più figli, previsto dalla Legge di Bilancio 2024 e confermato dalla Manovra di bilancio 2025. L’agevolazione prevede una decontribuzione per le lavoratrici con contratto a tempo indeterminato, sia nel settore pubblico che privato, fino al compimento del 18° anno di età del figlio minore. Per il 2024, il beneficio era stato esteso anche alle madri di due figli fino al decimo anno di età del minore, estensione però non confermata quest’anno.

    Leggi anche Bonus mamme 2025, stop a chi ha due figli: il punto su nuova durata, importi e requisiti

    Il quesito sul diritto al Bonus mamme lavoratrici 2025

    Un’associazione di categoria ha presentato istanza di interpello chiedendo se anche le lavoratrici con un contratto di lavoro intermittente a tempo indeterminato potessero beneficiare di questo sgravio contributivo. Il dubbio nasceva dal fatto che la normativa faceva esplicito riferimento ai rapporti di lavoro a tempo indeterminato, ma senza specificare se il contratto intermittente rientrasse o meno in questa definizione.

    Le lavoratrici con contratti intermittenti, spesso impiegate in settori caratterizzati da una forte flessibilità (come ristorazione, turismo e spettacolo), rappresentano una fascia particolarmente vulnerabile del mercato del lavoro. L’esclusione dallo sgravio avrebbe rappresentato un’ulteriore penalizzazione per una categoria già esposta a incertezze economiche.

    La risposta del Ministero

    Il Ministero del Lavoro, dopo aver consultato l’Inps e la Direzione generale per le politiche previdenziali, ha fornito una risposta chiara e positiva: lo sgravio contributivo spetta anche alle lavoratrici madri con un contratto intermittente a tempo indeterminato.Le motivazioni principali sono due:

    Assenza di esclusione esplicita. La legge stabilisce che il beneficio si applica ai rapporti di lavoro a tempo indeterminato, escludendo solo i contratti di lavoro domestico. Il contratto intermittente, se a tempo indeterminato, rientra quindi nella categoria dei rapporti agevolabili.

    Finalità della norma. L’obiettivo del provvedimento è sostenere il reddito delle mamme lavoratrici, senza favorire specificamente le aziende. Escludere le lavoratrici intermittenti sarebbe stato in contrasto con questa finalità, penalizzando chi ha un’occupazione meno stabile.

    Di conseguenza, il Ministero ha ritenuto corretto adottare un’interpretazione estensiva della norma, permettendo alle madri con contratti intermittenti di accedere al beneficio contributivo.

    Allegato

    Interpello n.2 del 5 febbraio 2025

    170 KB

    Iscriviti alla newsletter per poter scaricare gli allegati

    Iscriviti

    Grazie per esserti iscritto alla newsletter. Ora puoi scaricare il tuo contenuto.

    ×

    Iscriviti alla newsletter
    Si è verificato un errore durante
    la tua richiesta.

    EMAIL

    Scegli quale newsletter vuoi ricevere

    Seleziona newsletter

    LeggiOggiConcorsi

    Autorizzo l’invio di comunicazioni a scopo commerciale e di
    marketing nei limiti indicati nell’informativa.

    Autorizzo

    Non autorizzo

    Presto il consenso all’uso dei miei dati per ricevere proposte in linea con i miei interessi.

    Autorizzo

    Non autorizzo

    Cliccando su “Iscriviti” dichiari di aver letto e accettato la privacy policy.

    Iscriviti

    Iscrizione completata

    Grazie per esserti iscritto alla newsletter.

    Seguici sui social

    Cos’è il Bonus mamme lavoratrici 2025

    Facciamo il punto sulla tipologia di sgravio oggetto dell’interpello. Si tratta del bonus mamme lavoratrici introdotto nel 2024 e rinnovato nel 2025.

    La Legge 30 dicembre 2023, n. 213, aveva infatti introdotto per il triennio 2024-2026 un’esenzione totale della quota contributiva a carico delle lavoratrici madri con tre o più figli, purché abbiano un contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato. Lo sgravio si applica fino al mese in cui il figlio più piccolo compie 18 anni, con un limite massimo annuo di 3.000 euro, riparametrato su base mensile.Per il solo 2024, la stessa misura è stata applicata anche alle mamme con due figli, ma solo fino al compimento del decimo anno di età del figlio minore. L’obiettivo principale di questa agevolazione è quello di incentivare la permanenza delle donne nel mondo del lavoro, evitando che, per motivi economici e familiari, debbano rinunciare alla propria carriera professionale.

    Rispetto al 2024, il 2025 conferma l’esenzione totale dei contributi a carico delle madri con tre o più figli con contratto a tempo indeterminato, ma senza la previsione sperimentale per le madri con due figli. Inoltre, grazie all’Interpello n. 2/2025, viene chiarito che anche le donne con contratti intermittenti a tempo indeterminato possono accedere al bonus mamme lavoratrici, estendendo quindi il numero delle potenziali beneficiarie.

    In soldoni, a partire dal 1° gennaio 2025, il beneficio viene concesso alle lavoratrici madri che rispettano determinati requisiti:

    madri con due o più figli;

    contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato (esclusi i rapporti di lavoro domestico);

    reddito annuo imponibile ai fini previdenziali non superiore a 40.000 euro;

    il figlio più piccolo deve avere meno di 10 anni per ottenere l’agevolazione;

    Dal 2027, lo sgravio si estenderà fino al compimento del 18° anno di età del figlio più piccolo per le madri con tre o più figli.

    Cosa si intende per contratto intermittente a tempo indeterminato

    A chi si rivolge di preciso l’interpello in questione? Quali lavoratrici beneficiano della risposta ministeriale? Si tratta della platea di madri che lavora con contratto a tempo indeterminato intermittente, noto anche come contratto a chiamata: un tipo di rapporto di lavoro in cui il lavoratore è assunto a tempo indeterminato, ma presta la sua attività solo quando richiesto dal datore di lavoro. Non va quindi a lavoro tutti i giorni in modo rigido. La sua prestazione può essere richiesta solo alcuni giorni al mese, alcuni giorni a settimana o solo in base a specifiche esigenze dell’azienda.Questo tipo di contratto è utilizzato principalmente in settori con esigenze lavorative fluttuanti e flessibili, come la ristorazione, il turismo e lo spettacolo. Le lavoratrici con questo contratto hanno diritto a tutte le tutele previste per i lavoratori dipendenti, compreso il trattamento previdenziale, seppur con modalità specifiche dovute alla discontinuità dell’impiego.

    Vuoi ricevere altre news come questa? Iscriviti gratis alla Newsletter LeggiOggi, compilando il form qui sotto:

    Iscriviti alla newsletter
    Si è verificato un errore durante
    la tua richiesta.

    EMAIL

    Scegli quale newsletter vuoi ricevere

    Seleziona newsletter

    LeggiOggiConcorsi

    Autorizzo l’invio di comunicazioni a scopo commerciale e di
    marketing nei limiti indicati nell’informativa.

    Autorizzo

    Non autorizzo

    Presto il consenso all’uso dei miei dati per ricevere proposte in linea con i miei interessi.

    Autorizzo

    Non autorizzo

    Cliccando su “Iscriviti” dichiari di aver letto e accettato la privacy
    policy.

    Iscriviti

    Iscrizione completata

    Grazie per esserti iscritto alla newsletter.

    Seguici sui social […]

    Leggi di più… from Bonus mamme lavoratrici 2025: sgravio confermato anche ai contratti intermittenti

    Pubblicato il

    Bonus mamme lavoratrici 2025: sgravio confermato anche ai contratti intermittenti

    Anche le lavoratrici con contratti intermittenti hanno diritto al bonus mamme lavoratrici, dal 2025 riservato solo dal terzo figlio in su. Questo è il succo della risposta data dal Ministero del lavoro al quesito di un’associazione, che chiedeva lumi sulla questione. Si tratta dell’Interpello n. 2/2025 sulla corretta applicazione dello sgravio contributivo per le lavoratrici madri di tre o più figli, previsto dalla Legge di Bilancio 2024 (Legge 213/2023, commi 180-182), e rinnovato poi dalla Manovra 2025, ma solo per le mamme con tre o più figli. L’associazione in questione ha chiesto al Ministero del lavoro se lo sgravio potesse essere concesso anche alle lavoratrici con contratto di lavoro intermittente a tempo indeterminato. Attenzione non lavoratrici precarie, ma con contratto stabile, che però lavorano a intermittenza. Ecco la risposta del Ministero e la conferma del beneficio fiscale anche a chi lavora a chiamata.

    Indice

    Il quesito sul diritto al Bonus mamme lavoratrici 2025

    La risposta del Ministero

    Cos’è il Bonus mamme lavoratrici 2025

    Cosa si intende per contratto intermittente a tempo indeterminato

    L’Interpello n. 2/2025 riguarda l’applicazione dello sgravio contributivo per le lavoratrici madri di tre o più figli, previsto dalla Legge di Bilancio 2024 e confermato dalla Manovra di bilancio 2025. L’agevolazione prevede una decontribuzione per le lavoratrici con contratto a tempo indeterminato, sia nel settore pubblico che privato, fino al compimento del 18° anno di età del figlio minore. Per il 2024, il beneficio era stato esteso anche alle madri di due figli fino al decimo anno di età del minore, estensione però non confermata quest’anno.

    Leggi anche Bonus mamme 2025, stop a chi ha due figli: il punto su nuova durata, importi e requisiti

    Il quesito sul diritto al Bonus mamme lavoratrici 2025

    Un’associazione di categoria ha presentato istanza di interpello chiedendo se anche le lavoratrici con un contratto di lavoro intermittente a tempo indeterminato potessero beneficiare di questo sgravio contributivo. Il dubbio nasceva dal fatto che la normativa faceva esplicito riferimento ai rapporti di lavoro a tempo indeterminato, ma senza specificare se il contratto intermittente rientrasse o meno in questa definizione.

    Le lavoratrici con contratti intermittenti, spesso impiegate in settori caratterizzati da una forte flessibilità (come ristorazione, turismo e spettacolo), rappresentano una fascia particolarmente vulnerabile del mercato del lavoro. L’esclusione dallo sgravio avrebbe rappresentato un’ulteriore penalizzazione per una categoria già esposta a incertezze economiche.

    La risposta del Ministero

    Il Ministero del Lavoro, dopo aver consultato l’Inps e la Direzione generale per le politiche previdenziali, ha fornito una risposta chiara e positiva: lo sgravio contributivo spetta anche alle lavoratrici madri con un contratto intermittente a tempo indeterminato.Le motivazioni principali sono due:

    Assenza di esclusione esplicita. La legge stabilisce che il beneficio si applica ai rapporti di lavoro a tempo indeterminato, escludendo solo i contratti di lavoro domestico. Il contratto intermittente, se a tempo indeterminato, rientra quindi nella categoria dei rapporti agevolabili.

    Finalità della norma. L’obiettivo del provvedimento è sostenere il reddito delle mamme lavoratrici, senza favorire specificamente le aziende. Escludere le lavoratrici intermittenti sarebbe stato in contrasto con questa finalità, penalizzando chi ha un’occupazione meno stabile.

    Di conseguenza, il Ministero ha ritenuto corretto adottare un’interpretazione estensiva della norma, permettendo alle madri con contratti intermittenti di accedere al beneficio contributivo.

    Allegato

    Interpello n.2 del 5 febbraio 2025

    170 KB

    Iscriviti alla newsletter per poter scaricare gli allegati

    Iscriviti

    Grazie per esserti iscritto alla newsletter. Ora puoi scaricare il tuo contenuto.

    ×

    Iscriviti alla newsletter
    Si è verificato un errore durante
    la tua richiesta.

    EMAIL

    Scegli quale newsletter vuoi ricevere

    Seleziona newsletter

    LeggiOggiConcorsi

    Autorizzo l’invio di comunicazioni a scopo commerciale e di
    marketing nei limiti indicati nell’informativa.

    Autorizzo

    Non autorizzo

    Presto il consenso all’uso dei miei dati per ricevere proposte in linea con i miei interessi.

    Autorizzo

    Non autorizzo

    Cliccando su “Iscriviti” dichiari di aver letto e accettato la privacy policy.

    Iscriviti

    Iscrizione completata

    Grazie per esserti iscritto alla newsletter.

    Seguici sui social

    Cos’è il Bonus mamme lavoratrici 2025

    Facciamo il punto sulla tipologia di sgravio oggetto dell’interpello. Si tratta del bonus mamme lavoratrici introdotto nel 2024 e rinnovato nel 2025.

    La Legge 30 dicembre 2023, n. 213, aveva infatti introdotto per il triennio 2024-2026 un’esenzione totale della quota contributiva a carico delle lavoratrici madri con tre o più figli, purché abbiano un contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato. Lo sgravio si applica fino al mese in cui il figlio più piccolo compie 18 anni, con un limite massimo annuo di 3.000 euro, riparametrato su base mensile.Per il solo 2024, la stessa misura è stata applicata anche alle mamme con due figli, ma solo fino al compimento del decimo anno di età del figlio minore. L’obiettivo principale di questa agevolazione è quello di incentivare la permanenza delle donne nel mondo del lavoro, evitando che, per motivi economici e familiari, debbano rinunciare alla propria carriera professionale.

    Rispetto al 2024, il 2025 conferma l’esenzione totale dei contributi a carico delle madri con tre o più figli con contratto a tempo indeterminato, ma senza la previsione sperimentale per le madri con due figli. Inoltre, grazie all’Interpello n. 2/2025, viene chiarito che anche le donne con contratti intermittenti a tempo indeterminato possono accedere al bonus mamme lavoratrici, estendendo quindi il numero delle potenziali beneficiarie.

    In soldoni, a partire dal 1° gennaio 2025, il beneficio viene concesso alle lavoratrici madri che rispettano determinati requisiti:

    madri con due o più figli;

    contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato (esclusi i rapporti di lavoro domestico);

    reddito annuo imponibile ai fini previdenziali non superiore a 40.000 euro;

    il figlio più piccolo deve avere meno di 10 anni per ottenere l’agevolazione;

    Dal 2027, lo sgravio si estenderà fino al compimento del 18° anno di età del figlio più piccolo per le madri con tre o più figli.

    Cosa si intende per contratto intermittente a tempo indeterminato

    A chi si rivolge di preciso l’interpello in questione? Quali lavoratrici beneficiano della risposta ministeriale? Si tratta della platea di madri che lavora con contratto a tempo indeterminato intermittente, noto anche come contratto a chiamata: un tipo di rapporto di lavoro in cui il lavoratore è assunto a tempo indeterminato, ma presta la sua attività solo quando richiesto dal datore di lavoro. Non va quindi a lavoro tutti i giorni in modo rigido. La sua prestazione può essere richiesta solo alcuni giorni al mese, alcuni giorni a settimana o solo in base a specifiche esigenze dell’azienda.Questo tipo di contratto è utilizzato principalmente in settori con esigenze lavorative fluttuanti e flessibili, come la ristorazione, il turismo e lo spettacolo. Le lavoratrici con questo contratto hanno diritto a tutte le tutele previste per i lavoratori dipendenti, compreso il trattamento previdenziale, seppur con modalità specifiche dovute alla discontinuità dell’impiego.

    Vuoi ricevere altre news come questa? Iscriviti gratis alla Newsletter LeggiOggi, compilando il form qui sotto:

    Iscriviti alla newsletter
    Si è verificato un errore durante
    la tua richiesta.

    EMAIL

    Scegli quale newsletter vuoi ricevere

    Seleziona newsletter

    LeggiOggiConcorsi

    Autorizzo l’invio di comunicazioni a scopo commerciale e di
    marketing nei limiti indicati nell’informativa.

    Autorizzo

    Non autorizzo

    Presto il consenso all’uso dei miei dati per ricevere proposte in linea con i miei interessi.

    Autorizzo

    Non autorizzo

    Cliccando su “Iscriviti” dichiari di aver letto e accettato la privacy
    policy.

    Iscriviti

    Iscrizione completata

    Grazie per esserti iscritto alla newsletter.

    Seguici sui social […]

    Leggi di più… from Bonus mamme lavoratrici 2025: sgravio confermato anche ai contratti intermittenti