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    RC Auto: ANIA conferma che i conti delle compagnie migliorano. Ma manca il punto di vista dei danneggiati

    La Relazione annuale ANIA 2025-2026, da pochi giorni resa pubblica, fotografa un mercato della RC Auto che, secondo l’associazione delle imprese assicuratrici, avrebbe ritrovato un equilibrio economico dopo anni difficili. Premi in aumento, minore frequenza dei sinistri e conti più solidi rappresentano il messaggio principale del rapporto.

    Si tratta certamente di dati interessanti, ma che meritano di essere letti nella loro interezza. Perché, se è vero che raccontano la situazione delle compagnie, non necessariamente descrivono quella degli assicurati e dei danneggiati.

    L’ANIA evidenzia che il premio medio RC Auto è salito del 4% nel 2025, passando da 346 a 360 euro, mentre a dicembre il premio medio ha raggiunto i 387 euro. L’associazione attribuisce questi aumenti principalmente all’inflazione del settore automotive: ricambi più costosi, manodopera specializzata, tecnologie sempre più sofisticate installate sui veicoli e maggior valore medio dei risarcimenti.

    È una spiegazione certamente plausibile, ma non è l’unica possibile. Lo stesso rapporto evidenzia infatti che gli incidenti denunciati continuano a diminuire. Nel 2025 la frequenza dei sinistri è scesa al 4,32%, con una riduzione del 18% rispetto al 2019, nonostante la mobilità sia ormai tornata ai livelli precedenti alla pandemia.

    Questo significa che le compagnie assicurative pagano un numero sensibilmente inferiore di sinistri rispetto a pochi anni fa. È vero che ogni pratica costa mediamente di più, ma il mercato assicurativo non può essere valutato considerando esclusivamente il costo medio del singolo sinistro, trascurando il numero complessivo dei risarcimenti erogati.

    Del resto, la stessa Relazione ammette che il ramo RC Auto continua a essere economicamente sostenibile e parla di una redditività tecnica ridotta rispetto al passato, non certo di un settore in perdita.

    Vi è poi un altro elemento che merita attenzione. L’aumento del costo medio dei sinistri viene spesso presentato come conseguenza dell’incremento dei risarcimenti riconosciuti ai danneggiati. Nella pratica quotidiana, tuttavia, chi opera nell’assistenza ai danneggiati percepisce una realtà molto diversa.

    Negli ultimi anni non si è assistito a una crescita particolarmente significativa dei risarcimenti riconosciuti alle persone. Al contrario, molte compagnie hanno progressivamente irrigidito le proprie politiche liquidative, contestando sempre più frequentemente le responsabilità, riducendo le offerte, ricorrendo con maggiore frequenza a consulenze medico-legali restrittive e aumentando il numero delle controversie.

    Interessante è anche il passaggio dedicato alla progressiva riduzione delle differenze territoriali nei premi assicurativi. L’ANIA attribuisce questo risultato soprattutto allo sviluppo delle tecnologie antifrode, delle scatole nere e di sistemi tariffari più sofisticati.

    Si tratta certamente di strumenti utili, ma occorre ricordare che il tema delle differenze territoriali è stato per anni oggetto di forti critiche. Milioni di automobilisti hanno sostenuto premi significativamente più elevati rispetto ad altri cittadini, pur appartenendo alle stesse classi di merito e senza aver necessariamente provocato un numero maggiore di incidenti. Il fatto che oggi tali differenze si stiano riducendo rappresenta una buona notizia, ma costituisce anche il riconoscimento implicito che il sistema precedente presentava evidenti criticità.

    Particolarmente condivisibile è invece l’attenzione dedicata alla prevenzione delle frodi. Contrastare le truffe è interesse di tutti: delle compagnie, degli assicurati onesti e anche dei professionisti seri che assistono le vittime degli incidenti. Ogni euro sottratto alle frodi è un euro che può contribuire a mantenere più contenuti i premi assicurativi. Manca, però, un’analisi realmente comprensibile ed esplicita di quante siano effettivamente le frodi perseguite dalle compagnie, e quante di queste giungano ad una effettiva sentenza di condanna. Fintanto che le frodi sono soltanto “sospette”, infatti, è difficile sostenere che possano essere considerate una variabile veramente determinante.

    Il rapporto, inoltre, non affronta un altro tema centrale per gli assicurati: la qualità della gestione dei sinistri.

    I tempi di liquidazione, la correttezza delle offerte risarcitorie, la trasparenza delle valutazioni medico-legali e la frequenza con cui il cittadino è costretto a rivolgersi a un professionista per ottenere un risarcimento adeguato rappresentano indicatori fondamentali dell’efficienza del sistema assicurativo, ma non emergono chiaramente dalla relazione.

    La Relazione ANIA offre quindi una fotografia importante dello stato economico del comparto assicurativo. Come ogni fotografia, però, inquadra soltanto una parte della realtà.

    Per comprendere davvero lo stato della RC Auto italiana occorrerebbe affiancare ai dati economici, in modo chiaro e inequivocabile, anche quelli relativi alla qualità del servizio reso agli assicurati: tempi medi di definizione delle pratiche, numero di offerte contestate, percentuale di controversie giudiziarie e grado di soddisfazione dei cittadini.

    Solo mettendo insieme entrambe le prospettive è possibile valutare se il sistema assicurativo stia realmente evolvendo verso un equilibrio che sia sostenibile non soltanto per i bilanci delle imprese, ma anche per chi, dopo un incidente, ha il diritto di ottenere un risarcimento tempestivo, corretto e completo. […]

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    RC Auto: ANIA conferma che i conti delle compagnie migliorano. Ma manca il punto di vista dei danneggiati

    La Relazione annuale ANIA 2025-2026, da pochi giorni resa pubblica, fotografa un mercato della RC Auto che, secondo l’associazione delle imprese assicuratrici, avrebbe ritrovato un equilibrio economico dopo anni difficili. Premi in aumento, minore frequenza dei sinistri e conti più solidi rappresentano il messaggio principale del rapporto.

    Si tratta certamente di dati interessanti, ma che meritano di essere letti nella loro interezza. Perché, se è vero che raccontano la situazione delle compagnie, non necessariamente descrivono quella degli assicurati e dei danneggiati.

    L’ANIA evidenzia che il premio medio RC Auto è salito del 4% nel 2025, passando da 346 a 360 euro, mentre a dicembre il premio medio ha raggiunto i 387 euro. L’associazione attribuisce questi aumenti principalmente all’inflazione del settore automotive: ricambi più costosi, manodopera specializzata, tecnologie sempre più sofisticate installate sui veicoli e maggior valore medio dei risarcimenti.

    È una spiegazione certamente plausibile, ma non è l’unica possibile. Lo stesso rapporto evidenzia infatti che gli incidenti denunciati continuano a diminuire. Nel 2025 la frequenza dei sinistri è scesa al 4,32%, con una riduzione del 18% rispetto al 2019, nonostante la mobilità sia ormai tornata ai livelli precedenti alla pandemia.

    Questo significa che le compagnie assicurative pagano un numero sensibilmente inferiore di sinistri rispetto a pochi anni fa. È vero che ogni pratica costa mediamente di più, ma il mercato assicurativo non può essere valutato considerando esclusivamente il costo medio del singolo sinistro, trascurando il numero complessivo dei risarcimenti erogati.

    Del resto, la stessa Relazione ammette che il ramo RC Auto continua a essere economicamente sostenibile e parla di una redditività tecnica ridotta rispetto al passato, non certo di un settore in perdita.

    Vi è poi un altro elemento che merita attenzione. L’aumento del costo medio dei sinistri viene spesso presentato come conseguenza dell’incremento dei risarcimenti riconosciuti ai danneggiati. Nella pratica quotidiana, tuttavia, chi opera nell’assistenza ai danneggiati percepisce una realtà molto diversa.

    Negli ultimi anni non si è assistito a una crescita particolarmente significativa dei risarcimenti riconosciuti alle persone. Al contrario, molte compagnie hanno progressivamente irrigidito le proprie politiche liquidative, contestando sempre più frequentemente le responsabilità, riducendo le offerte, ricorrendo con maggiore frequenza a consulenze medico-legali restrittive e aumentando il numero delle controversie.

    Interessante è anche il passaggio dedicato alla progressiva riduzione delle differenze territoriali nei premi assicurativi. L’ANIA attribuisce questo risultato soprattutto allo sviluppo delle tecnologie antifrode, delle scatole nere e di sistemi tariffari più sofisticati.

    Si tratta certamente di strumenti utili, ma occorre ricordare che il tema delle differenze territoriali è stato per anni oggetto di forti critiche. Milioni di automobilisti hanno sostenuto premi significativamente più elevati rispetto ad altri cittadini, pur appartenendo alle stesse classi di merito e senza aver necessariamente provocato un numero maggiore di incidenti. Il fatto che oggi tali differenze si stiano riducendo rappresenta una buona notizia, ma costituisce anche il riconoscimento implicito che il sistema precedente presentava evidenti criticità.

    Particolarmente condivisibile è invece l’attenzione dedicata alla prevenzione delle frodi. Contrastare le truffe è interesse di tutti: delle compagnie, degli assicurati onesti e anche dei professionisti seri che assistono le vittime degli incidenti. Ogni euro sottratto alle frodi è un euro che può contribuire a mantenere più contenuti i premi assicurativi. Manca, però, un’analisi realmente comprensibile ed esplicita di quante siano effettivamente le frodi perseguite dalle compagnie, e quante di queste giungano ad una effettiva sentenza di condanna. Fintanto che le frodi sono soltanto “sospette”, infatti, è difficile sostenere che possano essere considerate una variabile veramente determinante.

    Il rapporto, inoltre, non affronta un altro tema centrale per gli assicurati: la qualità della gestione dei sinistri.

    I tempi di liquidazione, la correttezza delle offerte risarcitorie, la trasparenza delle valutazioni medico-legali e la frequenza con cui il cittadino è costretto a rivolgersi a un professionista per ottenere un risarcimento adeguato rappresentano indicatori fondamentali dell’efficienza del sistema assicurativo, ma non emergono chiaramente dalla relazione.

    La Relazione ANIA offre quindi una fotografia importante dello stato economico del comparto assicurativo. Come ogni fotografia, però, inquadra soltanto una parte della realtà.

    Per comprendere davvero lo stato della RC Auto italiana occorrerebbe affiancare ai dati economici, in modo chiaro e inequivocabile, anche quelli relativi alla qualità del servizio reso agli assicurati: tempi medi di definizione delle pratiche, numero di offerte contestate, percentuale di controversie giudiziarie e grado di soddisfazione dei cittadini.

    Solo mettendo insieme entrambe le prospettive è possibile valutare se il sistema assicurativo stia realmente evolvendo verso un equilibrio che sia sostenibile non soltanto per i bilanci delle imprese, ma anche per chi, dopo un incidente, ha il diritto di ottenere un risarcimento tempestivo, corretto e completo. […]

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    La Relazione annuale ANIA 2025-2026, da pochi giorni resa pubblica, fotografa un mercato della RC Auto che, secondo l’associazione delle imprese assicuratrici, avrebbe ritrovato un equilibrio economico dopo anni difficili. Premi in aumento, minore frequenza dei sinistri e conti più solidi rappresentano il messaggio principale del rapporto.

    Si tratta certamente di dati interessanti, ma che meritano di essere letti nella loro interezza. Perché, se è vero che raccontano la situazione delle compagnie, non necessariamente descrivono quella degli assicurati e dei danneggiati.

    L’ANIA evidenzia che il premio medio RC Auto è salito del 4% nel 2025, passando da 346 a 360 euro, mentre a dicembre il premio medio ha raggiunto i 387 euro. L’associazione attribuisce questi aumenti principalmente all’inflazione del settore automotive: ricambi più costosi, manodopera specializzata, tecnologie sempre più sofisticate installate sui veicoli e maggior valore medio dei risarcimenti.

    È una spiegazione certamente plausibile, ma non è l’unica possibile. Lo stesso rapporto evidenzia infatti che gli incidenti denunciati continuano a diminuire. Nel 2025 la frequenza dei sinistri è scesa al 4,32%, con una riduzione del 18% rispetto al 2019, nonostante la mobilità sia ormai tornata ai livelli precedenti alla pandemia.

    Questo significa che le compagnie assicurative pagano un numero sensibilmente inferiore di sinistri rispetto a pochi anni fa. È vero che ogni pratica costa mediamente di più, ma il mercato assicurativo non può essere valutato considerando esclusivamente il costo medio del singolo sinistro, trascurando il numero complessivo dei risarcimenti erogati.

    Del resto, la stessa Relazione ammette che il ramo RC Auto continua a essere economicamente sostenibile e parla di una redditività tecnica ridotta rispetto al passato, non certo di un settore in perdita.

    Vi è poi un altro elemento che merita attenzione. L’aumento del costo medio dei sinistri viene spesso presentato come conseguenza dell’incremento dei risarcimenti riconosciuti ai danneggiati. Nella pratica quotidiana, tuttavia, chi opera nell’assistenza ai danneggiati percepisce una realtà molto diversa.

    Negli ultimi anni non si è assistito a una crescita particolarmente significativa dei risarcimenti riconosciuti alle persone. Al contrario, molte compagnie hanno progressivamente irrigidito le proprie politiche liquidative, contestando sempre più frequentemente le responsabilità, riducendo le offerte, ricorrendo con maggiore frequenza a consulenze medico-legali restrittive e aumentando il numero delle controversie.

    Interessante è anche il passaggio dedicato alla progressiva riduzione delle differenze territoriali nei premi assicurativi. L’ANIA attribuisce questo risultato soprattutto allo sviluppo delle tecnologie antifrode, delle scatole nere e di sistemi tariffari più sofisticati.

    Si tratta certamente di strumenti utili, ma occorre ricordare che il tema delle differenze territoriali è stato per anni oggetto di forti critiche. Milioni di automobilisti hanno sostenuto premi significativamente più elevati rispetto ad altri cittadini, pur appartenendo alle stesse classi di merito e senza aver necessariamente provocato un numero maggiore di incidenti. Il fatto che oggi tali differenze si stiano riducendo rappresenta una buona notizia, ma costituisce anche il riconoscimento implicito che il sistema precedente presentava evidenti criticità.

    Particolarmente condivisibile è invece l’attenzione dedicata alla prevenzione delle frodi. Contrastare le truffe è interesse di tutti: delle compagnie, degli assicurati onesti e anche dei professionisti seri che assistono le vittime degli incidenti. Ogni euro sottratto alle frodi è un euro che può contribuire a mantenere più contenuti i premi assicurativi. Manca, però, un’analisi realmente comprensibile ed esplicita di quante siano effettivamente le frodi perseguite dalle compagnie, e quante di queste giungano ad una effettiva sentenza di condanna. Fintanto che le frodi sono soltanto “sospette”, infatti, è difficile sostenere che possano essere considerate una variabile veramente determinante.

    Il rapporto, inoltre, non affronta un altro tema centrale per gli assicurati: la qualità della gestione dei sinistri.

    I tempi di liquidazione, la correttezza delle offerte risarcitorie, la trasparenza delle valutazioni medico-legali e la frequenza con cui il cittadino è costretto a rivolgersi a un professionista per ottenere un risarcimento adeguato rappresentano indicatori fondamentali dell’efficienza del sistema assicurativo, ma non emergono chiaramente dalla relazione.

    La Relazione ANIA offre quindi una fotografia importante dello stato economico del comparto assicurativo. Come ogni fotografia, però, inquadra soltanto una parte della realtà.

    Per comprendere davvero lo stato della RC Auto italiana occorrerebbe affiancare ai dati economici, in modo chiaro e inequivocabile, anche quelli relativi alla qualità del servizio reso agli assicurati: tempi medi di definizione delle pratiche, numero di offerte contestate, percentuale di controversie giudiziarie e grado di soddisfazione dei cittadini.

    Solo mettendo insieme entrambe le prospettive è possibile valutare se il sistema assicurativo stia realmente evolvendo verso un equilibrio che sia sostenibile non soltanto per i bilanci delle imprese, ma anche per chi, dopo un incidente, ha il diritto di ottenere un risarcimento tempestivo, corretto e completo. […]

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    La Relazione annuale ANIA 2025-2026, da pochi giorni resa pubblica, fotografa un mercato della RC Auto che, secondo l’associazione delle imprese assicuratrici, avrebbe ritrovato un equilibrio economico dopo anni difficili. Premi in aumento, minore frequenza dei sinistri e conti più solidi rappresentano il messaggio principale del rapporto.

    Si tratta certamente di dati interessanti, ma che meritano di essere letti nella loro interezza. Perché, se è vero che raccontano la situazione delle compagnie, non necessariamente descrivono quella degli assicurati e dei danneggiati.

    L’ANIA evidenzia che il premio medio RC Auto è salito del 4% nel 2025, passando da 346 a 360 euro, mentre a dicembre il premio medio ha raggiunto i 387 euro. L’associazione attribuisce questi aumenti principalmente all’inflazione del settore automotive: ricambi più costosi, manodopera specializzata, tecnologie sempre più sofisticate installate sui veicoli e maggior valore medio dei risarcimenti.

    È una spiegazione certamente plausibile, ma non è l’unica possibile. Lo stesso rapporto evidenzia infatti che gli incidenti denunciati continuano a diminuire. Nel 2025 la frequenza dei sinistri è scesa al 4,32%, con una riduzione del 18% rispetto al 2019, nonostante la mobilità sia ormai tornata ai livelli precedenti alla pandemia.

    Questo significa che le compagnie assicurative pagano un numero sensibilmente inferiore di sinistri rispetto a pochi anni fa. È vero che ogni pratica costa mediamente di più, ma il mercato assicurativo non può essere valutato considerando esclusivamente il costo medio del singolo sinistro, trascurando il numero complessivo dei risarcimenti erogati.

    Del resto, la stessa Relazione ammette che il ramo RC Auto continua a essere economicamente sostenibile e parla di una redditività tecnica ridotta rispetto al passato, non certo di un settore in perdita.

    Vi è poi un altro elemento che merita attenzione. L’aumento del costo medio dei sinistri viene spesso presentato come conseguenza dell’incremento dei risarcimenti riconosciuti ai danneggiati. Nella pratica quotidiana, tuttavia, chi opera nell’assistenza ai danneggiati percepisce una realtà molto diversa.

    Negli ultimi anni non si è assistito a una crescita particolarmente significativa dei risarcimenti riconosciuti alle persone. Al contrario, molte compagnie hanno progressivamente irrigidito le proprie politiche liquidative, contestando sempre più frequentemente le responsabilità, riducendo le offerte, ricorrendo con maggiore frequenza a consulenze medico-legali restrittive e aumentando il numero delle controversie.

    Interessante è anche il passaggio dedicato alla progressiva riduzione delle differenze territoriali nei premi assicurativi. L’ANIA attribuisce questo risultato soprattutto allo sviluppo delle tecnologie antifrode, delle scatole nere e di sistemi tariffari più sofisticati.

    Si tratta certamente di strumenti utili, ma occorre ricordare che il tema delle differenze territoriali è stato per anni oggetto di forti critiche. Milioni di automobilisti hanno sostenuto premi significativamente più elevati rispetto ad altri cittadini, pur appartenendo alle stesse classi di merito e senza aver necessariamente provocato un numero maggiore di incidenti. Il fatto che oggi tali differenze si stiano riducendo rappresenta una buona notizia, ma costituisce anche il riconoscimento implicito che il sistema precedente presentava evidenti criticità.

    Particolarmente condivisibile è invece l’attenzione dedicata alla prevenzione delle frodi. Contrastare le truffe è interesse di tutti: delle compagnie, degli assicurati onesti e anche dei professionisti seri che assistono le vittime degli incidenti. Ogni euro sottratto alle frodi è un euro che può contribuire a mantenere più contenuti i premi assicurativi. Manca, però, un’analisi realmente comprensibile ed esplicita di quante siano effettivamente le frodi perseguite dalle compagnie, e quante di queste giungano ad una effettiva sentenza di condanna. Fintanto che le frodi sono soltanto “sospette”, infatti, è difficile sostenere che possano essere considerate una variabile veramente determinante.

    Il rapporto, inoltre, non affronta un altro tema centrale per gli assicurati: la qualità della gestione dei sinistri.

    I tempi di liquidazione, la correttezza delle offerte risarcitorie, la trasparenza delle valutazioni medico-legali e la frequenza con cui il cittadino è costretto a rivolgersi a un professionista per ottenere un risarcimento adeguato rappresentano indicatori fondamentali dell’efficienza del sistema assicurativo, ma non emergono chiaramente dalla relazione.

    La Relazione ANIA offre quindi una fotografia importante dello stato economico del comparto assicurativo. Come ogni fotografia, però, inquadra soltanto una parte della realtà.

    Per comprendere davvero lo stato della RC Auto italiana occorrerebbe affiancare ai dati economici, in modo chiaro e inequivocabile, anche quelli relativi alla qualità del servizio reso agli assicurati: tempi medi di definizione delle pratiche, numero di offerte contestate, percentuale di controversie giudiziarie e grado di soddisfazione dei cittadini.

    Solo mettendo insieme entrambe le prospettive è possibile valutare se il sistema assicurativo stia realmente evolvendo verso un equilibrio che sia sostenibile non soltanto per i bilanci delle imprese, ma anche per chi, dopo un incidente, ha il diritto di ottenere un risarcimento tempestivo, corretto e completo. […]

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    Bonus giovani 2026: sgravio totale per chi stabilizza gli under 35 dal 1° agosto

    Bonus giovani 2026: pubblicate dall’INPS con Circolare numero 72 del 3 luglio 2026 le istruzioni per lo sgravio contributivo previsto dal Decreto – Legge numero 62/2026 (ribattezzato DL 1° maggio) destinato a incentivare le trasformazioni a tempo indeterminato di under 35.

    Pur alla luce della circolare, lo sgravio non è ancora fruibile dalle aziende, in attesa dell’aggiornamento della piattaforma telematica “Portale delle Agevolazioni (ex DiResCo)” dell’Istituto, su cui i datori di lavoro dovranno trasmettere le domande di accesso al bonus.

    Analizziamo la novità in dettaglio.

    Indice

    Bonus giovani 2026 solo per i datori di lavoro privati

    Bonus giovani 2026: quando devono essere effettuate le trasformazioni?

    Bonus giovani 2026 per contratti a termine non superiori a dodici mesi

    I requisiti personali e professionali del lavoratore

    Interessate le sole trasformazioni a tempo indeterminato

    A quanto ammonta il bonus giovani 2026?

    Esclusi i premi INAIL

    Incremento occupazionale netto

    Come ottenere il bonus?

    Utilizzo del bonus

    Bonus giovani 2026 solo per i datori di lavoro privati

    L’esonero contributivo è limitato ai soli datori di lavoro del settore privato, a prescindere dalla circostanza che siano o meno imprenditori.

    Sono invece escluse le realtà della Pubblica Amministrazione.

    Leggi anche: “Bonus Giovani, Donne e ZES unica 2026: istruzioni INPS”

    Bonus giovani 2026: quando devono essere effettuate le trasformazioni?

    Sono interessate dallo sgravio le sole ipotesi di trasformazioni a tempo indeterminato effettuate dal 1° agosto 2026 al 31 dicembre 2026.

    Ne consegue che un contratto stabilizzato il 23 luglio 2026 non può beneficiare del bonus.

    Bonus giovani 2026 per contratti a termine non superiori a dodici mesi

    Un ulteriore requisito richiesto dal legislatore è quello riguardante la durata massima del rapporto a termine che viene trasformato (dal 1° agosto 2026 al 31 dicembre 2026) a tempo indeterminato.

    L’esonero spetta per le sole stabilizzazioni di contratti a termine, questi ultimi di durata complessiva non superiore a dodici mesi.

    I requisiti personali e professionali del lavoratore

    Ferme restando le condizioni sopra descritte riguardanti:

    Il momento in cui il contratto viene trasformato a tempo indeterminato (lasso temporale 1° agosto 2026 – 31 dicembre 2026)

    La durata massima del contratto a termine oggetto di trasformazione (dodici mesi complessivi)

    il bonus è ulteriormente limitato ai soli dipendenti che alla data della stabilizzazione (trasformazione):

    Non hanno compiuto il trentacinquesimo anno di età (da intendere come un’età inferiore o uguale a 34 anni e 364 giorni)

    Non sono mai stati occupati a tempo indeterminato con il medesimo o altro datore di lavoro nel corso dell’intera vita lavorativa

    La trasformazione deve interessare i lavoratori dipendenti inquadrati nelle qualifiche di:

    Operaio

    Impiegato

    Quadro

    con esclusione del personale con qualifica dirigenziale.

    Interessate le sole trasformazioni a tempo indeterminato

    Lo sgravio è limitato ai soli eventi di stabilizzazione a tempo indeterminato di un contratto a termine.

    Sono di conseguenza esclusi dal bonus i contratti:

    Stipulati sin dall’origine a tempo indeterminato

    A tempo determinato (e non ancora trasformati)

    Inoltre, affinché le trasformazioni possano accedere allo sgravio, è necessario che riguardino contratti a termine instaurati, senza soluzione di continuità, entro e non oltre il 30 aprile 2026.

    Non possono quindi accedere al bonus le trasformazioni a tempo indeterminato di contratti a termine instaurati in data successiva al 30 aprile 2026.

    A quanto ammonta il bonus giovani 2026?

    Se ricorrono tutte le condizioni sopra descritte, il bonus spettante al datore di lavoro in virtù della stabilizzazione a tempo indeterminato di un under 35 si concretizza in una riduzione dei contributi previdenziali a carico azienda, che la stessa deve versare mensilmente all’INPS con modello F24.

    Il beneficio economico si traduce quindi in un abbattimento del costo del personale, pari al 100 per cento dei complessivi contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, operativo per un periodo massimo di ventiquattro mesi, che decorrono dalla data della trasformazione.

    La riduzione del costo del lavoro è comunque soggetta a un limite di importo, pari a 500,00 euro su base mensile, per singolo lavoratore.

    I rapporti di lavoro che vengono trasformati (o cessano) in corso di mese portano in dote all’azienda un importo massimo dell’esonero, pari a 16,12 euro per ogni giorno di fruizione dello stesso (500,00 euro diviso 31 giorni).

    Esclusi i premi INAIL

    La riduzione del costo del lavoro riguarda i soli contributi previdenziali che il datore di lavoro deve versare all’INPS. Restano esclusi, oltre ai contributi a carico dipendente (trattenuti a quest’ultimo in busta paga e poi versati dall’azienda all’Istituto, sempre con modello F24), i premi da versare all’INAIL per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

    In assenza di altre agevolazioni, i suddetti premi sono dovuti in misura piena.

    Incremento occupazionale netto

    Oltre alle condizioni generali (proprie di tutte gli sgravi contributivi, dettagliate nella Circolare INPS numero 72/2026) e specifiche (previste per il solo sgravio in parola dal Decreto – Legge numero 62/2026), il bonus spetta soltanto se, grazie alla trasformazione a tempo indeterminato, l’azienda realizza un incremento netto della base occupazionale, calcolato rispetto alla media dei dipendenti occupati nei dodici mesi precedenti.

    Come ottenere il bonus?

    Per poter applicare il bonus in sede di calcolo dei contributi da versare all’INPS, il datore di lavoro è tenuto a inviare un’apposita domanda telematica all’Istituto, collegandosi alla piattaforma “Portale delle Agevolazioni (ex DiResCo) – Incentivi decreto Lavoro 2026 – Incentivo alla stabilizzazione”.

    Il servizio telematico non è, ad oggi, disponibile.

    INPS darà comunicazione della messa a disposizione del modulo online con successivo messaggio.

    Utilizzo del bonus

    Conclusasi positivamente l’istruttoria INPS, il datore di lavoro potrà utilizzare il bonus diminuendo l’ammontare dei contributi da versare all’Istituto con modello F24.

    Lo sgravio utilizzato dovrà altresì essere esposto nella denuncia telematica UniEmens, da inviare all’INPS entro l’ultimo giorno del mese successivo quello di competenza della denuncia stessa.

    Anche le istruzioni per la compilazione del flusso UniEmens saranno fornite con successivo messaggio.

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