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    Carta Dedicata a te 2025: tutti gli step, scadenze e date utili da segnare

    Data / Termine Cosa succede Chi Cosa fare (in breve) Riferimenti 12 agosto 2025 Pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto attuativo (decorrono tutti i termini). Governo / MASAF Prende avvio l’iter: INPS potrà caricare gli elenchi, i Comuni avvieranno le verifiche. (Gazzetta Ufficiale) Entro 11 settembre 2025 (30 giorni dalla G.U.) INPS rende disponibili ai […]

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    Abuso dei permessi 104: si viene licenziati per giusta causa. La sentenza

    L’utilizzo dei permessi retribuiti previsti dalla Legge numero 104/1992 per attività diverse dall’assistenza al familiare disabile può costituire giusta causa di licenziamento.Questa la tesi espressa dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza numero 2157/2025 sul caso di un dipendente reo di essersi dedicato, a più riprese, ad attività sportive, accertate da un’agenzia investigativa, nel corso delle due ore di permesso retribuito.Ecco i dettagli della sentenza. Iscriviti al canale Telegram di LeggiOggi per ricevere altre news e aggiornamenti sui bonus per le famiglie e alla Newsletter gratuita di LeggiOggi.

    Indice

    Le regole sui permessi 104

    Il caso

    La decisione della Cassazione

    Le regole sui permessi 104

    A norma della Legge 104/1992 (articolo 33, comma 3), il lavoratore dipendente pubblico o privato ha diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito dall’INPS, per assistere una persona con disabilità in situazione di gravità, che non sia ricoverata a tempo pieno.In generale il compenso per le giornate di assenza è anticipato in busta paga dal datore di lavoro per conto dell’Istituto, salvo poi essere recuperato in sede di versamento dei contributi con modello F24.Possono beneficiare dei permessi, previa domanda all’INPS, i seguenti familiari del soggetto con disabilità:

    Genitori;

    Coniuge o parte dell’unione civile;

    Convivente di fatto;

    Parenti e affini entro il secondo grado ovvero entro il terzo grado se i genitori o il coniuge (o la parte dell’unione civile) o il convivente di fatto del soggetto con disabilità hanno compiuto 65 anni, o sono anch’essi affetti da patologie invalidanti a carattere permanente, o sono deceduti o mancanti per assenza naturale, giuridica o per situazioni di assenze continuative, giuridicamente assimilabili alle precedenti e certificate dall’autorità giudiziaria o dalla pubblica autorità.

    Il caso

    La controversia all’esame della Suprema Corte prende le mosse dalla sentenza della Corte di Appello di Brescia che conferma la legittimità, già dichiarata in primo grado, del licenziamento per giusta causa intimato il 16 marzo 2022 ad un dipendente reo di aver impropriamente utilizzato i permessi concessi ai sensi della Legge numero 104/1992 per assistere la madre.Secondo la Corte di Appello il lavoratore ha usufruito di due ore di permesso retribuito dalle 13 alle 15, nel corso delle quali, come risulta dagli accertamenti svolti da un’agenzia di investigazione privata, nelle giornate del 20 gennaio, 1° febbraio, 3 febbraio, 17 febbraio, 2 marzo e 4 marzo dell’anno 2022, l’interessato “giunto a casa intorno alle ore 13.00, dopo circa un’ora, ossia intorno alle 14.00, usciva in bicicletta da corsa vestito con abbigliamento sportivo (scarpette, guanti, casco, occhiali) e rientrava a casa intorno alle 17:00” (sentenza).Il giudice di seconde cure ha ritenuto che tale comportamento fosse “caratterizzato da una preordinata reiterazione e sistematicità della condotta, desunta dal numero e frequenza degli episodi”.Tale condotta sistematica, prosegue la Corte di Appello denota, da un lato, che “l’uso improprio dei permessi era ormai divenuto abituale, dall’altro, mette in luce il particolare disvalore della condotta, posta in essere per soddisfare esigenze puramente di svago del lavoratore”.

    La decisione della Cassazione

    Investita della questione la Suprema Corte giudica infondato il ricorso del lavoratore contro la sentenza di secondo grado.Con il primo motivo di ricorso il dipendente denunciava le modalità di controllo effettuate a mezzo di un’agenzia di investigazione privata.Il secondo motivo, al contrario, sottolineava che il giudice di merito non si era attenuto ai principi enunciati dalla stessa Suprema Corte in materia di utilizzo dei permessi al lavoratore per l’assistenza al familiare disabile.

    Legittimo il ricorso agli investigatoriSul primo motivo di ricorso gli Ermellini precisano che il controllo di terzi, sia quello di guardie particolari giurate così come di addetti di un’agenzia investigativa, non può riguardare, in nessun caso, né l’adempimento né l’inadempimento dell’obbligazione contrattuale del lavoratore di prestare la propria opera.Per giurisprudenza consolidata della stessa Suprema Corte il controllo delle agenzie investigative può invece avere ad oggetto il compimento di atti illeciti del lavoratore non riconducibili al mero inadempimento dell’obbligazione contrattuale.In particolare, è costantemente ritenuto “legittimo il controllo tramite investigatori che non abbia ad oggetto l’adempimento della prestazione lavorativa ma sia finalizzato a verificare comportamenti che possano configurare ipotesi penalmente rilevanti od integrare attività fraudolente, come nel caso di controllo finalizzato all’accertamento dell’utilizzo dei permessi ex lege n. 104 del 1992” (sentenza).

    L’utilizzo fraudolento dei permessi può portare al licenziamento

    Nel ritenere infondato anche il secondo motivo di ricorso, la Corte di Cassazione afferma che la sentenza di secondo grado appare conforme alla giurisprudenza consolidata in tema di condotte abusive di lavoratori che fruiscano di sospensioni autorizzate del rapporto per l’assistenza o la cura di soggetti protetti.Per pacifica giurisprudenza di legittimità, affermano gli Ermellini, può costituire “giusta causa di licenziamento l’utilizzo, da parte del lavoratore, di permessi ex lege n. 104 del 1992 in attività diverse dall’assistenza al familiare disabile, con violazione della finalità per la quale il beneficio è concesso”.

    Violazione dei doveri di correttezza e buona fede nei confronti dell’aziendaIl beneficio dell’assenza in permesso retribuito, precisa la Suprema Corte, comporta un sacrificio organizzativo per il datore di lavoro, giustificabile solo in presenza di esigenze riconosciute dal legislatore (e dalla coscienza sociale) come meritevoli di superiore tutela.Ove manchi, come nel caso di specie, il nesso causale tra assenza dal lavoro ed assistenza al disabile, non può riconoscersi un uso del diritto coerente con la sua funzione e “dunque si è in presenza di un uso improprio ovvero di un abuso del diritto” o, secondo altra prospettiva, di una grave violazione dei doveri di correttezza e buona fede sia nei confronti del datore di lavoro (che sopporta modifiche organizzative per esigenze di ordine generale) che dell’Ente assicurativo.

    Nesso causale tra permesso ed assistenzaL’esistenza di un diretto e rigoroso nesso causale tra fruizione del permesso e assistenza alla persona disabile, chiarisce la sentenza in parola, non dev’essere interpretato in senso così rigido da imporre al lavoratore il sacrificio delle proprie esigenze personali o familiari “ma piuttosto quale chiara ed inequivocabile funzionalizzazione del tempo liberato dall’obbligo della prestazione di lavoro alla preminente soddisfazione dei bisogni della persona disabile”.Spetta al giudice di merito valutare se la fruizione dei permessi è in concreto realizzata in funzione della preminente esigenza di tutela delle persone affette da disabilità grave e pur nella salvaguardia di una residua conciliazione con le altre incombenze personali e familiari che caratterizzano la vita quotidiana di ogni individuo.Nella controversia in argomento, al contrario, i giudici hanno concordemente ritenuto le modalità abusive di una condotta sistematicamente “preordinata al soddisfacimento di personali esigenze ricreative” del dipendente.

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    Rocchina StaianoAvvocato, docente in Diritto della previdenza e delle assicurazioni sociali presso l’Università di Teramo e in diritto del lavoro presso l’Università La Sapienza (sede Latina). Componente della Commissione di Certificazione dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. Consigliera di parità effettiva della Provincia di Benevento e valutatore del Fondoprofessioni. Autrice di numerose pubblicazioni e di contributi in riviste anche telematiche.

     

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    Carta Dedicata a Te 2025: online le regole Inps. Si parte l’11 settembre

    Tutto pronto per l’erogazione del contributo economico una tantum di 500 euro destinato all’acquisto di beni alimentari di prima necessità e riconosciuto tramite la carta Dedicata a Te. Pubblicato l’atteso messaggio Inps, che rende operative le regole previste dal decreto interministeriale (Gazzetta Ufficiale il 12 agosto 2025) e definisce tempi, requisiti e procedure.Si tratta del Messaggio INPS n. 2519 del 1° settembre 2025, che specifica in concreto i requisiti di accesso alla Carta, i beneficiari, i beni acquistabili nel 2025, l’importo e la procedura da seguire e i tempi di pagamento.Tra le novità si segnala, per la prima volta, la scomparsa dalla lista degli acquisti consentiti di carburanti e abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locali.Tutti i dettagli.

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    Indice

    Il decreto attuativo e le regole Inps

    Le scadenze 2025

    A chi spetta la Carta Dedicata a Te?

    A quanto ammonta il contributo?

    Niente domanda di sussidio

    Quali sono gli acquisti ammessi?

    Il decreto attuativo e le regole Inps

    Con il decreto interministeriale Fondo Alimentare 2025 – Carta Dedicata a te, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 186 del 12 agosto 2025, i Ministeri coinvolti (Agricoltura, Imprese e Made in Italy, Lavoro e politiche sociali ed Economia), sono state individuate le disposizioni attuative e applicative sull’erogazione della Carta dedicata a te 2025.

    Il provvedimento ripartisce le risorse del Fondo istituito con Legge 29 dicembre 2022, numero 197 (Manovra 2023), incrementato di 500 milioni di euro per l’annualità corrente ad opera dell’articolo 1, comma 103 della Legge 30 dicembre 2024, numero 207 (Manovra 2025).

    Il Messaggio INPS n. 2519 del 1° settembre 2025 rende operative le regole previste dal decreto interministeriale pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 12 agosto 2025 e definisce tempi, requisiti e procedure. Il beneficio è destinato ai nuclei residenti con ISEE ordinario in corso di validità non superiore a 15.000 euro; non serve presentare domanda perché gli elenchi dei potenziali beneficiari vengono formati da INPS e trasmessi ai Comuni, che effettuano le verifiche e comunicano agli interessati come ritirare la carta prepagata di Poste. L’importo è pari a 500 euro per nucleo, da usare solo per alimenti di prima necessità (escluse bevande alcoliche).

    Allegati

    Messaggio Inps numero 2519 del 01/01/2025

    142 KB

    Le scadenze 2025

    Entro l’11 settembre 2025 l’INPS deve mettere a disposizione dei Comuni, tramite applicativo web, le liste dei potenziali beneficiari della Carta “Dedicata a te” 2025 (decreto in G.U. del 12 agosto 2025). I Comuni hanno poi 30 giorni dalla pubblicazione degli elenchi per verificarli e consolidarli: se le liste fossero pubblicate l’11 settembre, il termine cadrebbe l’11 ottobre 2025. Scaduto il termine dei Comuni, l’INPS rende definitivi gli elenchi entro i successivi 10 giorni e li trasmette a Poste per l’attivazione delle carte (quindi, a titolo esemplificativo, entro il 21 ottobre 2025 se il consolidamento si chiude l’11 ottobre). Per i beneficiari, il primo pagamento con la carta deve avvenire entro il 16 dicembre 2025, altrimenti il contributo decade; tutte le somme vanno poi utilizzate entro il 28 febbraio 2026.

    A chi spetta la Carta Dedicata a Te?

    Possono beneficiare della misura i nuclei familiari residenti in Italia in possesso dei seguenti requisiti (cumulativi):

    iscritti nell’Anagrafe della Popolazione Residente (Anagrafe comunale);

    in possesso di un ISEE ordinario non superiore ai 15 mila euro annui.

    Sono esclusi dal sussidio quanti percepiscono altre misure di sostegno.

    Stando al Decreto interministeriale 4 giugno 2024, con cui sono state definite le modalità attuative della Carta Dedicata a Te per l’annualità precedente, il contributo non spetta ai nuclei familiari percettori di:

    assegno di inclusione;

    carta acquisti;

    qualsiasi altra misura di inclusione sociale o sostegno alla povertà che preveda l’erogazione di un sussidio economico di livello nazionale, regionale o locale.

    Sempre il decreto interministeriale ha escluso l’erogazione del beneficio ai nuclei in cui almeno un componente è percettore di:

    Naspi;

    DIS-COLL;

    indennità di mobilità;

    fondi di solidarietà per l’integrazione del reddito;

    cassa integrazione guadagni (CIG);

    qualsivoglia altra differente forma di integrazione salariale o di sostegno in caso di disoccupazione involontaria, erogata dallo Stato.

    In sostanza quindi, la Carta non spetta se nel nucleo, alla data del 12 agosto, si è percettori di Assegno di inclusione, Reddito di cittadinanza, Carta acquisti o altre misure di inclusione/sostegno economico a livello nazionale, regionale o comunale. Sono esclusi anche i nuclei in cui almeno un componente percepisce NASpI, DIS-COLL, indennità di mobilità, prestazioni dei Fondi di solidarietà, CIG o altre integrazioni salariali per disoccupazione involontaria. I criteri di priorità favoriscono i nuclei con almeno tre componenti e ISEE più basso, con corsie preferenziali per famiglie con figli nati entro il 2011 o il 2007.

    A quanto ammonta il contributo?

    Il contributo economico si attesta a 500,00 euro una tantum per nucleo familiare.

    La somma è accreditata attraverso apposite carte elettroniche di pagamento prepagate (Carta Dedicata a Te), consegnate presso gli uffici postali abilitati ai soggetti beneficiari individuati dai Comuni.

    Dopo la consegna, il primo pagamento deve essere effettuato entro il 16 dicembre 2025: se non si usa la carta almeno una volta entro quella data, il beneficio decade. Le somme caricate devono poi essere spese integralmente entro il 28 febbraio 2026. La carta si usa nei negozi alimentari; gli esercizi convenzionati con il Ministero dell’Agricoltura garantiscono una scontistica dedicata ai possessori della carta 2025.

    Niente domanda di sussidio

    I beneficiari della misura in oggetto non devono presentare domandaL’INPS, entro l’11 settembre 2025, mette a disposizione dei singoli Comuni, attraverso un apposito applicativo web sul sito istituzionale www.inps.it, unitamente alle relative istruzioni operative, le liste dei beneficiari in possesso dei requisiti previsti, individuando i nuclei familiari residenti in ciascun Comune sulla base dei dati elaborati secondo i seguenti criteri, che si indicano in ordine di priorità decrescente.

    L’INPS, una volta che gli elenchi dei beneficiari sono stati consolidati dai Comuni (dopo aver verificato la residenza e le eventuali incompatibilità con altre misure locali percepite):

    rende definitivi gli elenchi;

    trasmette i nominativi a Poste Italiane S.p.a. ai fini della messa a disposizione delle carte prepagate, per il tramite della società controllata Postepay.

    Quali sono gli acquisti ammessi?

    Le somme accreditate sulla Carta Dedicata a Te possono essere utilizzate esclusivamente per l’acquisto di beni alimentari di prima necessità.A stabilirlo la Manovra 2025 (articolo 1, comma 103) in sede di rifinanziamento delle risorse pubbliche a copertura della misura. Cosa ribadita anche dal messaggio Inps del 1° settembre, che spiega espressamente come “Il contributo è destinato all’acquisto di beni alimentari di prima necessità (indicati nell’allegato 1 del D.I.), con esclusione di qualsiasi tipologia di bevanda alcolica (cfr. l’art. 3 del D.I.). Tale contributo può essere speso presso gli esercizi commerciali che vendono generi alimentari. Inoltre, gli esercizi commerciali in forma singola o le associazioni di commercio che stipuleranno apposita convenzione con la competente Direzione generale del Ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (cfr. l’art. 10 del D.I.), garantiranno un’apposita scontistica a tutti i possessori della “Carta Dedicata a te” 2025″.Quest’anno, per la prima volta, è scomparsa la possibilità di utilizzare i 500 euro anche per l’acquisto di carburanti o, in alternativa, di abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locali.Secondo l’Allegato 1 del decreto attuativo 2025, le somme sulla Carta “Dedicata a te” possono essere usate per alimenti di prima necessità, tra cui:

    Carni suine, bovine, avicole, caprine, cunicole;

    Pescato fresco;

    Tonno e carne in scatola;

    Latte e suoi derivati;

    Uova;

    Oli d’oliva e di semi;

    Prodotti della panetteria (sia ordinaria che fine), della pasticceria e della biscotteria;

    Pizza e prodotti da forno surgelati;

    Paste alimentari;

    Riso, orzo, farro, avena, malto, mais e qualunque altro cereale;

    Farine di cereali;

    Ortaggi freschi, lavorati e surgelati;

    Pomodori pelati e conserve di pomodori;

    Legumi;

    Semi e frutti oleosi;

    Frutta di qualunque tipologia;

    Alimenti per bambini e per la prima infanzia (incluso latte di formula);

    Lieviti naturali;

    Miele naturale;

    Zuccheri;

    Cacao in polvere;

    Cioccolato;

    Acque minerali;

    Aceto di vino;

    Caffè, tè, camomilla;

    Prodotti DOP e IGP.

    Da ultimo, gli esercizi commerciali aderenti al programma di contenimento dei costi dei beni alimentari di prima necessità che stipuleranno un’apposita convenzione con il Ministero dell’agricoltura potranno applicare sconti a favore dei possessori della Carta Dedicata a Te.

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    Platea interessata Adempimento richiesto Scadenza Effetto immediato (ago–set 2025) Come adempiere Se non si adempie Titolari di prestazioni collegate al reddito che non hanno dichiarato i redditi 2021 Inviare la dichiarazione reddituale 2021 (ricostituzione reddituale) 19 settembre 2025 Trattenuta 5% sui ratei di agosto e settembre 2025 (calcolata sull’importo lordo di luglio 2025); voce in […]

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    CCNL metalmeccanici: nuovi aumenti in arrivo dal 1° settembre 2025

    Livello Minimi retributivi al 31/12/2024 (in euro) Aumento 01/06/2025 (in euro) Aumento 01/09/2025 (in euro) Aumento 01/06/2026 (in euro) 1 1.566,94 20,37 16,14 36,51 2 1.730,47 22,50 17,82 40,32 3 1.920,00 24,96 19,77 44,74 4 2.003,23 26,04 20,63 46,68 5 2.145,87 27,90 22,10 50,00 6 2.300,75 29,91 23,70 53,61 7 2.468,33 32,09 25,42 57,51 8 […]

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