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    Ok alla Manovra di bilancio 2026: Irpef, pensioni, bonus. Tutte le misure, punto per punto

    Approvata dal governo, nella tarda mattinata del 17 ottobre, la Manovra di bilancio 2026, la più stringata e restrittiva manovra degli ultimi anni. Finanziata con soli 18,7 miliardi, si è puntato a mantenere alta la credibilità e stabilità dei conti, tenendo un deficit molto basso. Anzi, non c’è deficit per il 2026.“E’ una manovra seria che si concentra sulle stesse grandi priorità delle precedenti: famiglia e natalità, riduzione delle tasse, sostegno alle imprese e sanità”, ha esordito la premier Giorgia Meloni nella conferenza stampa al termine del Cdm sulla manovra. “Dedichiamo alla famiglia circa 1,6 miliardi di euro in più”, ha aggiunto la premier sottolineando che aumenteranno da 40 a 60 euro al mese il bonus per le mamme lavoratrici e verrà esclusa dal calcolo Isee la prima casa con il limite del valore catastale.

    Fulcro dell’impianto della Legge è il taglio dell’Irpef, con la seconda aliquota che scende dal 35 al 33% dal 2026. Si prosegue poi con le detrazioni per famiglie con figli, bonus mamme potenziato e misure sui salari con coperture fino a 2 miliardi.

    Sul fronte pensioni sono state riconfermate Quota 103, Ape sociale e Opzione donna ma, nodo centrale che ha tenuto alto il dibattito nelle ultime settimane, la questione aumento dell’età per andare in pensione: a riguardo è stato sterilizzato l’aumento dell’età pensionabile solo per i lavori gravosi e usuranti, introducendo poi un aumento graduale dei requisiti.

    C’è poi la parziale revisione del calcolo Isee, intervenendo sul valore catastale della casa e sulle scale di equivalenza, con effetti complessivi di quasi 500 milioni di euro all’anno.Resta aggiornato sul canale Telegram e iscrivendoti gratis alla Newsletter di LeggiOggi.

    Indice

    Taglio Irpef 2026: nuove aliquote

    Bonus mamme lavoratrici potenziato

    Prima casa fuori dal calcolo Isee

    Stop all’aumento dell’età per la pensione (non per tutti)

    Ape sociale, Opzione donna e Quota 103

    Aumento salari detassato

    Bonus casa 2026

    Pace fiscale e rottamazione cartelle

    Contributo dalle banche

    Il video della Conferenza stampa della Manovra di bilancio 2026

    Taglio Irpef 2026: nuove aliquote

    Proseguirà il percorso di riduzione della tassazione sui redditi da lavoro in atto dall’inizio della legislatura. In particolare, si ridurrà la seconda aliquota Irpef, che dall’attuale 35 per cento passerà al 33% per i redditi fino a 50mila euro, con effetti pari a circa 9 miliardi di euro nel triennio.

    La seconda aliquota scende dal 35% al 33%. Il beneficio, però, sarà limitato per chi ha redditi più alti.Per finanziare la misura sono previsti 2,7 miliardi di euro all’anno, per un totale di circa 8 miliardi in tre anni. Lo sconto interesserà i contribuenti con redditi compresi tra 28 mila e 50 mila euro lordi annui, con un risparmio massimo di 440 euro all’anno, pari a circa 36 euro al mese.Chi guadagna 30 mila euro lordi, invece, vedrà un vantaggio minimo: circa 40 euro in un anno, poco più di 3 euro al mese.

    Bonus mamme lavoratrici potenziato

    La Manovra di Bilancio 2026 prevede il potenziamento del bonus mamme, che passa da 40 a 60 euro al mese.L’agevolazione è rivolta alle lavoratrici madri con un reddito annuo da lavoro non superiore a 40 mila euro, con l’obiettivo di sostenere la natalità e favorire la permanenza delle donne nel mondo del lavoro.

    Nel dettaglio, il bonus spetta:

    alle madri con almeno due figli, fino al compimento del decimo anno di età del più piccolo;

    alle madri con tre o più figli, fino al compimento del diciottesimo anno del figlio minore.

    Possono beneficiarne sia le dipendenti (a tempo determinato o indeterminato) sia le autonome e libere professioniste.

    Viene inoltre confermata la proroga del congedo parentale retribuito all’80%.

    Prima casa fuori dal calcolo Isee

    Dal prossimo anno cambierà il modo in cui si calcola l’Isee, il valore che serve per accedere ai bonus sociali. La principale novità riguarda la casa di residenza: non sarà più conteggiata nel calcolo dell’indicatore, a patto che abbia un valore catastale fino a 100 mila euro (pari, sul mercato, a circa 300-400 mila euro).L’obiettivo è evitare che l’abitazione principale pesi troppo sulla valutazione del reddito, così da rendere l’Isee più fedele alla reale condizione economica delle famiglie. In questo modo, più persone potranno rientrare tra i beneficiari delle agevolazioni, soprattutto chi vive nei piccoli comuni o nelle periferie.

    Stop all’aumento dell’età per la pensione (non per tutti)

    Per il biennio 2027-2028, il Documento programmatico di bilancio conferma l’aumento progressivo dell’età pensionabile legato all’aspettativa di vita. Dal 2027, infatti, l’innalzamento non sarà immediato: si passerà a 67 anni e un mese per andare in pensione, che diventeranno 67 anni e due mesi nel 2028 e tre mesi nel 2029.Restano esclusi da questo adeguamento i lavoratori impegnati in mansioni gravose o usuranti.Sul fronte dei costi, la spesa è stimata in 460 milioni di euro per il 2026, oltre 1,8 miliardi nel 2027 — anno di avvio dell’aumento — e circa 1,15 miliardi nel 2028.

    Ape sociale, Opzione donna e Quota 103

    Confermato il rinnovo delle tre opzioni di uscita da lavoro anticipata: Ape sociale, Opzione donna e Quota 103. Per il triennio 2026-2028 il pacchetto delle pensioni vale 3,6 miliardi di euro e a incidere sarà perlopiù lo stop selettivo dell’aumento dell’età di pensionamento.

    Aumento salari detassato

    Con la legge di bilancio 2026 il governo si è concentrato sull’aumento dei contratti fino a 28mila euro, con la parte di aumento retribuzione che viene tassata del 5%. Misura retroattiva anche per il 2025. Meloni crede che questo possa dare un ulteriore stimolo al rinnovo dei contratti, anche dal punto di vista retributivo.

    Bonus casa 2026

    Il bonus ristrutturazioni viene confermato anche per il 2026. Restano quindi in vigore le attuali percentuali di detrazione: il 50% per gli interventi sulla prima casa e il 36% per le seconde abitazioni, in entrambi i casi con un tetto massimo di spesa di 96 mila euro per unità immobiliare.Tra i lavori che continueranno a beneficiare del bonus rientrano gli interventi di manutenzione straordinaria, come l’installazione di ascensori o scale di sicurezza, la realizzazione o il miglioramento dei servizi igienici, la sostituzione di infissi e serramenti (anche con materiali o modelli diversi), il rifacimento di scale e rampe, i lavori per il risparmio energetico, la recinzione di aree private o la costruzione di scale interne. Restano comprese anche le opere di restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia.

    Pace fiscale e rottamazione cartelle

    Rottamazione di tutte le cartelle esattoriali fino al 2023, purché abbiano presentato la dichiarazione dei redditi. Questo è quanto approvato con la Manovra di bilancio 2026 in tema di debiti fiscali. Si parla di una platea di 16 milioni di persone.

    Nove anni di rate tutte uguali e bimestrali. Si paga il capitale con gli interessi, senza sanzioni. Misura che fa esultare il ministro dei trasporti Matteo Salvini, che ne aveva fatto uno dei suoi cavalli di battaglia.

    Contributo dalle banche

    Nella Manovra di Bilancio 2026 scompare la tassa sugli extraprofitti, come richiesto da Forza Italia. Non sono previste misure specifiche per banche e assicurazioni, ma un insieme di interventi che dovrebbero garantire un gettito complessivo di circa 11 miliardi di euro: 4,3 miliardi per ciascuno dei primi due anni e 2,5 miliardi per il terzo.Seguendo l’impostazione già adottata nel 2023, viene introdotta un’imposta del 27,5% (anziché del 40%) sugli utili che gli istituti di credito decidono di accantonare a riserva. In sostanza, le banche potranno scegliere se aderire o meno alla misura: chi vorrà distribuire utili ai soci dovrà versare allo Stato questa imposta del 27,5% per il prossimo triennio.

    Il video della Conferenza stampa della Manovra di bilancio 2026

    Al termine del vertice di governo, che ha approvato la Legge di bilancio 2026, la premier Giorgio Meloni, il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti, il ministro Matteo Salvini e il vice-ministro Antonio Tajani, hanno tenuto una conferenza stampa, per illustrare le misure. A rispondere alla maggior parte delle istanze dei giornalisti è stato Giorgetti.

    Ecco il video completo della conferenza: […]

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    Incentivo previdenziale per neonati: sarà in Manovra? Cosa sappiamo

    In attesa oggi della pubblicazione del disegno di legge di bilancio per l’anno 2026 non mancano le anticipazioni sugli interventi che, stando a quanto rende noto l’Esecutivo a margine del Consiglio dei ministri del 14 ottobre 2025, ammontano a circa 18 miliardi di euro.Tra le ipotesi in campo figura, sul versante previdenziale, l’introduzione di un contributo economico statale versato direttamente nella forma di previdenza complementare cui risultano iscritti i nuovi nati, adottati o affidati.Una misura che, sulla falsariga dell’iniziativa adottata in Trentino – Alto Adige, ha l’obiettivo di assicurare alle future generazioni un trattamento pensionistico adeguato.Analizziamo la novità in dettaglio.

    Indice

    Incentivo previdenziale in Manovra 2026?

    L’esempio del Trentino Alto Adige

    La situazione della previdenza complementare in Italia

    I vantaggi fiscali

    Incentivo previdenziale in Manovra 2026?

    Stando a quanto riporta il quotidiano “Il Sole 24 Ore” con una news del 10 ottobre 2025, il capitolo previdenziale della futura Manovra 2026 “potrebbe arricchirsi di una proposta che riguarda le famiglie con neonati”.L’idea, già adottata dalla Regione autonoma Trentino-Alto Adige / Südtirol, prevede l’istituzione di un incentivo all’iscrizione dei neonati a forme di previdenza complementare.La proposta, sottolinea “Il Sole 24 Ore”, punta a “rafforzare le misure in favore della famiglia e della natalità”.Sul modello trentino, l’incentivo statale avrebbe la forma di un contributo economico destinato ad arricchire la posizione previdenziale del neonato, in modo da far fronte alla prospettiva che “con il passaggio ormai consolidato al sistema contributivo”, afferma ancora “Il Sole 24 Ore”, le pensioni future “saranno sensibilmente inferiori rispetto a quelle del passato”.

    Il comunicato stampa sulla Manovra, relativo alla scorsa riunione del Consiglio dei ministri, nulla ha specificato in merito. Si è limitato a specificare che nella Legge saranno definite anche le iniziative in materia pensionistica collegate all’aspettativa di vita. Si attende ora il Cdm del 17 ottobre sull’approvazione del provvedimento di bilancio per saperne di più.

    L’esempio del Trentino Alto Adige

    Il Consiglio regionale del Trentino – Alto Adige / Südtirol ha approvato il mese scorso un disegno di legge riguardante l’incentivo all’iscrizione a forme di previdenza complementare per i nuovi nati a partire dal 1° gennaio 2025 e, con norma transitoria, anche quelli nati negli anni precedenti fino al 2020 compreso.La misura si concretizza in un contributo pari a 300,00 euro versato direttamente nella posizione previdenziale del neonato alla nascita, adozione o affidamento.Per i quattro anni successivi è prevista l’erogazione di ulteriori 200,00 euro annui, a condizione che la famiglia versi almeno 100,00 euro annui nello stesso fondo.Adozioni e affidamentiIl contributo regionale spetta anche ai bambini adottati e affidati fino a cinque anni dalla data del provvedimento di adozione o di affidamento e, comunque, non oltre il diciottesimo anno di età.Entità del contributoIl contributo è versato direttamente nella forma di previdenza complementare cui risulta iscritto il nuovo nato, adottato o affidato.La somma spettante è pari complessivamente ad euro 1.100,00 euro ed è suddiviso in cinque annualità.Per il primo anno spetta una somma di 300,00 euro mentre per i quattro anni successivi sono riconosciuti 200,00 euro annui a condizione però che sia stato effettuato, nella forma di previdenza complementare intestata al minore, un versamento pari ad almeno 100,00 euro nell’anno di riferimento del contributo.

    I requisitiLa misura è riservata in presenza delle seguenti condizioni:

    Il richiedente deve risiedere, in via continuativa, in un comune della regione da almeno tre anni al momento della presentazione del contributo;

    Il minore dev’essere residente alla nascita in regione o acquisire la residenza in regione per effetto del provvedimento di adozione o di affidamento (per gli anni successivi al primo anno di vita o al primo anno di adozione o di affidamento il minore deve risiedere in un comune della regione per il periodo annuale di riferimento del contributo e tale ultimo requisito si intende soddisfatto con una residenza continuativa di almeno dieci mesi);

    Al momento della presentazione della domanda, dev’essere stata attivata l’adesione del minore ad una delle forme di previdenza complementare.

    Normativa transitoriaIn via transitoria, fermo restando il possesso dei requisiti previsti, il contributo spetta anche a coloro che alla data del 1° gennaio 2025 compiono o non hanno ancora compiuto il quinto anno di vita e a coloro per i quali non sono ancora trascorsi cinque anni dalla data di adozione / affidamento.Il contributo spetta ad ogni modo fino al compimento del quinto anno di vita o fino a cinque anni dalla data di adozione o affidamento e comunque non oltre il diciottesimo anno di età.

    La situazione della previdenza complementare in Italia

    L’incentivo in parola, oltre a favorire la costruzione di una pensione complementare per le nuove generazioni, risponde all’obiettivo di incrementare il numero di adesioni ai fondi di previdenza che, nonostante un trattamento fiscale di favore, presentano, come sottolinea la Relazione Annuale sull’attività svolta da COVIP (Commissione di vigilanza sui fondi pensione) nel 2024, una disparità in termini di classi demografiche.Alla fine dell’annualità precedente, si legge nel comunicato stampa del 23 giugno 2025 diffuso dalla Commissione di vigilanza in occasione della presentazione della Relazione Annuale, gli iscritti alla previdenza complementare “sfiora i 10 milioni (+4% rispetto al 2023)”. In percentuale delle forze lavoro, gli iscritti sono pari al 38,3%.In base all’età, prosegue COVIP, gli iscritti “risultano concentrati nelle classi intermedie e più prossime al pensionamento”.Il peso dei lavoratori fino a 34 anni è tuttavia salito dal 17,6% del 2019 al 19,9% del 2024.Rispetto alle forze di lavoro la partecipazione alla previdenza complementare, ancora la Commissione, cresce “all’aumentare dell’età: tra i 15 e i 34 anni è più bassa della media generale, 29,9%, ma comunque in crescita di 8,4 punti percentuali rispetto a cinque anni prima”.Da ultimo, la Relazione Annuale si focalizza sulla presenza di un gender gap. Gli uomini “rappresentano il 61,6% degli iscritti alla previdenza complementare, mentre le donne formano il restante 38,4%”. 

    I vantaggi fiscali

    Aderendo alla previdenza complementare il dipendente può contare su un regime fiscale di favore, rappresentano da:

    Deduzione dal reddito complessivo dei contributi versati alla forma pensionistica complementare, fino al limite di 5.164,57 euro annui;

    I rendimenti derivanti dagli investimenti in titoli di Stato e altri titoli equiparati sono tassati con un’aliquota agevolata del 12,50% mentre quelli realizzati dagli altri tipi di investimento sono soggetti ad un’aliquota del 20% (rispetto al 26% che si applica alla maggior parte delle forme di risparmio finanziario);

    Al pagamento della prestazione pensionistica (in rendita o in capitale) quanto deriva dai versamenti effettuati è assoggettato a una ritenuta agevolata del 15% (tale percentuale si riduce in funzione dell’anzianità di partecipazione al sistema di previdenza complementare e, se questa è superiore a 15 anni, l’aliquota diminuisce dello 0,30% per ogni anno di successiva partecipazione fino al limite massimo di riduzione pari a sei punti percentuali).

    Con riguardo a quest’ultimo aspetto, con almeno 35 anni di contribuzione l’imposta scende al 9%.La tassazione, peraltro, riguarda i soli contributi dedotti dal reddito imponibile e le quote di TFR versato. La base imponibile su cui è applicata la ritenuta fiscale al momento del pensionamento non considera i contributi versati e non dedotti nonché i rendimenti (già tassati in fase di accumulo).

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    Incentivo previdenziale per neonati: sarà in Manovra? Cosa sappiamo

    In attesa oggi della pubblicazione del disegno di legge di bilancio per l’anno 2026 non mancano le anticipazioni sugli interventi che, stando a quanto rende noto l’Esecutivo a margine del Consiglio dei ministri del 14 ottobre 2025, ammontano a circa 18 miliardi di euro.Tra le ipotesi in campo figura, sul versante previdenziale, l’introduzione di un contributo economico statale versato direttamente nella forma di previdenza complementare cui risultano iscritti i nuovi nati, adottati o affidati.Una misura che, sulla falsariga dell’iniziativa adottata in Trentino – Alto Adige, ha l’obiettivo di assicurare alle future generazioni un trattamento pensionistico adeguato.Analizziamo la novità in dettaglio.

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    Incentivo previdenziale in Manovra 2026?

    L’esempio del Trentino Alto Adige

    La situazione della previdenza complementare in Italia

    I vantaggi fiscali

    Incentivo previdenziale in Manovra 2026?

    Stando a quanto riporta il quotidiano “Il Sole 24 Ore” con una news del 10 ottobre 2025, il capitolo previdenziale della futura Manovra 2026 “potrebbe arricchirsi di una proposta che riguarda le famiglie con neonati”.L’idea, già adottata dalla Regione autonoma Trentino-Alto Adige / Südtirol, prevede l’istituzione di un incentivo all’iscrizione dei neonati a forme di previdenza complementare.La proposta, sottolinea “Il Sole 24 Ore”, punta a “rafforzare le misure in favore della famiglia e della natalità”.Sul modello trentino, l’incentivo statale avrebbe la forma di un contributo economico destinato ad arricchire la posizione previdenziale del neonato, in modo da far fronte alla prospettiva che “con il passaggio ormai consolidato al sistema contributivo”, afferma ancora “Il Sole 24 Ore”, le pensioni future “saranno sensibilmente inferiori rispetto a quelle del passato”.

    Il comunicato stampa sulla Manovra, relativo alla scorsa riunione del Consiglio dei ministri, nulla ha specificato in merito. Si è limitato a specificare che nella Legge saranno definite anche le iniziative in materia pensionistica collegate all’aspettativa di vita. Si attende ora il Cdm del 17 ottobre sull’approvazione del provvedimento di bilancio per saperne di più.

    L’esempio del Trentino Alto Adige

    Il Consiglio regionale del Trentino – Alto Adige / Südtirol ha approvato il mese scorso un disegno di legge riguardante l’incentivo all’iscrizione a forme di previdenza complementare per i nuovi nati a partire dal 1° gennaio 2025 e, con norma transitoria, anche quelli nati negli anni precedenti fino al 2020 compreso.La misura si concretizza in un contributo pari a 300,00 euro versato direttamente nella posizione previdenziale del neonato alla nascita, adozione o affidamento.Per i quattro anni successivi è prevista l’erogazione di ulteriori 200,00 euro annui, a condizione che la famiglia versi almeno 100,00 euro annui nello stesso fondo.Adozioni e affidamentiIl contributo regionale spetta anche ai bambini adottati e affidati fino a cinque anni dalla data del provvedimento di adozione o di affidamento e, comunque, non oltre il diciottesimo anno di età.Entità del contributoIl contributo è versato direttamente nella forma di previdenza complementare cui risulta iscritto il nuovo nato, adottato o affidato.La somma spettante è pari complessivamente ad euro 1.100,00 euro ed è suddiviso in cinque annualità.Per il primo anno spetta una somma di 300,00 euro mentre per i quattro anni successivi sono riconosciuti 200,00 euro annui a condizione però che sia stato effettuato, nella forma di previdenza complementare intestata al minore, un versamento pari ad almeno 100,00 euro nell’anno di riferimento del contributo.

    I requisitiLa misura è riservata in presenza delle seguenti condizioni:

    Il richiedente deve risiedere, in via continuativa, in un comune della regione da almeno tre anni al momento della presentazione del contributo;

    Il minore dev’essere residente alla nascita in regione o acquisire la residenza in regione per effetto del provvedimento di adozione o di affidamento (per gli anni successivi al primo anno di vita o al primo anno di adozione o di affidamento il minore deve risiedere in un comune della regione per il periodo annuale di riferimento del contributo e tale ultimo requisito si intende soddisfatto con una residenza continuativa di almeno dieci mesi);

    Al momento della presentazione della domanda, dev’essere stata attivata l’adesione del minore ad una delle forme di previdenza complementare.

    Normativa transitoriaIn via transitoria, fermo restando il possesso dei requisiti previsti, il contributo spetta anche a coloro che alla data del 1° gennaio 2025 compiono o non hanno ancora compiuto il quinto anno di vita e a coloro per i quali non sono ancora trascorsi cinque anni dalla data di adozione / affidamento.Il contributo spetta ad ogni modo fino al compimento del quinto anno di vita o fino a cinque anni dalla data di adozione o affidamento e comunque non oltre il diciottesimo anno di età.

    La situazione della previdenza complementare in Italia

    L’incentivo in parola, oltre a favorire la costruzione di una pensione complementare per le nuove generazioni, risponde all’obiettivo di incrementare il numero di adesioni ai fondi di previdenza che, nonostante un trattamento fiscale di favore, presentano, come sottolinea la Relazione Annuale sull’attività svolta da COVIP (Commissione di vigilanza sui fondi pensione) nel 2024, una disparità in termini di classi demografiche.Alla fine dell’annualità precedente, si legge nel comunicato stampa del 23 giugno 2025 diffuso dalla Commissione di vigilanza in occasione della presentazione della Relazione Annuale, gli iscritti alla previdenza complementare “sfiora i 10 milioni (+4% rispetto al 2023)”. In percentuale delle forze lavoro, gli iscritti sono pari al 38,3%.In base all’età, prosegue COVIP, gli iscritti “risultano concentrati nelle classi intermedie e più prossime al pensionamento”.Il peso dei lavoratori fino a 34 anni è tuttavia salito dal 17,6% del 2019 al 19,9% del 2024.Rispetto alle forze di lavoro la partecipazione alla previdenza complementare, ancora la Commissione, cresce “all’aumentare dell’età: tra i 15 e i 34 anni è più bassa della media generale, 29,9%, ma comunque in crescita di 8,4 punti percentuali rispetto a cinque anni prima”.Da ultimo, la Relazione Annuale si focalizza sulla presenza di un gender gap. Gli uomini “rappresentano il 61,6% degli iscritti alla previdenza complementare, mentre le donne formano il restante 38,4%”. 

    I vantaggi fiscali

    Aderendo alla previdenza complementare il dipendente può contare su un regime fiscale di favore, rappresentano da:

    Deduzione dal reddito complessivo dei contributi versati alla forma pensionistica complementare, fino al limite di 5.164,57 euro annui;

    I rendimenti derivanti dagli investimenti in titoli di Stato e altri titoli equiparati sono tassati con un’aliquota agevolata del 12,50% mentre quelli realizzati dagli altri tipi di investimento sono soggetti ad un’aliquota del 20% (rispetto al 26% che si applica alla maggior parte delle forme di risparmio finanziario);

    Al pagamento della prestazione pensionistica (in rendita o in capitale) quanto deriva dai versamenti effettuati è assoggettato a una ritenuta agevolata del 15% (tale percentuale si riduce in funzione dell’anzianità di partecipazione al sistema di previdenza complementare e, se questa è superiore a 15 anni, l’aliquota diminuisce dello 0,30% per ogni anno di successiva partecipazione fino al limite massimo di riduzione pari a sei punti percentuali).

    Con riguardo a quest’ultimo aspetto, con almeno 35 anni di contribuzione l’imposta scende al 9%.La tassazione, peraltro, riguarda i soli contributi dedotti dal reddito imponibile e le quote di TFR versato. La base imponibile su cui è applicata la ritenuta fiscale al momento del pensionamento non considera i contributi versati e non dedotti nonché i rendimenti (già tassati in fase di accumulo).

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