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    5 errori da evitare nella gestione della fatturazione elettronica

    Una fattura elettronica sbagliata può bloccare l’incasso per intere settimane: basta un numero di codice cliente errato, un campo omesso o una conservazione non a norma per generare fruiti inattesi che gravano su flussi di cassa, tempo e tranquillità. Per le piccole e medie imprese, per i professionisti in regime forfettario o per lo staff amministrativo degli studi professionali, diventa dunque strategico anticipare i problemi anziché correre ai ripari.

    Le procedure digitali della fatturazione elettronica impongono attenzione ai dettagli: ogni scarto dall’Agenzia delle Entrate o ogni mancanza nella conservazione dei dati può tradursi in un vero e proprio blocco dell’incasso o in sanzioni.

    Dal corretto tracciato XML all’indicazione dell’imposta di bollo virtuale, fino all’archiviazione sicura e all’integrazione con la contabilità, un processo ben strutturato aiuta a ridurre il rischio. In questo approfondimento affronteremo i cinque errori più comuni nella fatturazione elettronica, spiegandoli in modo chiaro e proponendo soluzioni immediate da attivare oggi stesso.

    Indice

    Errore 1: compilare a mano il file xml

    Errore 2: dimenticare l’imposta di bollo virtuale

    Errore 3: non controllare gli scarti dal sistema di interscambio

    Errore 4: archiviare le fatture solo sul pc locale

    Errore 5: trascurare l’integrazione con la contabilità

    Errore 1: compilare a mano il file xml

    Molti enti ancora tentano di generare il file XML per la fattura elettronica manualmente, compilando i campi in modo artigianale o adattando modelli Excel. Il rischio è elevato: inserimento di codici errati, omissione di campi obbligatori, numerazione non progressiva, firma digitale assente, o struttura non conforme al tracciato. Ad esempio, fra gli errori più frequenti del Sistema di Interscambio (SDI) troviamo formati non conformi o campi “codice destinatario” inseriti in modo errato.Soluzione: usare un software di fatturazione elettronica che rispetti il tracciato aggiornato, guidi i campi obbligatori (cedente/prestatore, cessionario/committente, dati IVA, natura, importi), generi automaticamente l’XML e gestisca l’invio allo SDI. In questo modo si abbassa drasticamente il rischio di scarto SDI e si accelera l’emissione, evitando che “basta un codice cliente sbagliato per bloccare i pagamenti”.

    Errore 2: dimenticare l’imposta di bollo virtuale

    In certi casi la fattura elettronica è soggetta all’imposta di bollo virtuale: se la fattura è senza addebito IVA e l’importo supera i € 77,47 deve essere applicata la marca da bollo virtuale di € 2. L’omissione di questa applicazione comporta potenziali sanzioni (da 2 € a 10 € per ciascun documento non in regola) e rischia di generare ravvedimenti.

    La soluzione è attivare la funzione automatica nel software che:

    calcoli l’importo della fattura e individui se è superiore a 77,47 € e senza addebito IVA;

    apponga il campo “Bollo virtuale = SI” nell’XML sotto il tracciato ufficiale;

    inserisca la dicitura “Imposta di bollo assolta in modo virtuale ai sensi dell’articolo 15 del d.P.R. 642/1972 e del DM 17/06/2014” nella fattura.

    Inoltre, è fondamentale impostare il versamento trimestrale dell’imposta in scadenza (es. 30 novembre per fatture emesse nel 3° trimestre).

    Errore 3: non controllare gli scarti dal sistema di interscambio

    Inviare la fattura non basta: se lo SDI rileva un problema, essa può essere scartata e quindi ritenuta non emessa. Gli scarti più frequenti comprendono errori nei campi partita IVA, codice fiscale, codice destinatario, numerazione duplicata. Ignorare le notifiche di scarto significa che la fattura non verrà recapitata al cliente, generando un ritardo nell’incasso e potenziali sanzioni.

    Soluzione:

    imposta alert automatici nel gestionale che notificano la ricezione di una “ricevuta di scarto”;

    verifica ogni giorno l’esito nel portale “Fatture e corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate;

    in caso di scarto, correggi la fattura e reinviala entro 5 giorni dalla notifica (o comunque prima della scadenza d’emissione).

    Adottare questa prassi fa la differenza: la tempestività consente di evitare che l’errore si trasformi in un ritardo dell’incasso.

    Errore 4: archiviare le fatture solo sul pc locale

    Un errore frequente è considerare conclusa la procedura dopo l’emissione e l’invio: l’archiviazione rimane relega­ta solo su un PC o su un server interno, senza conservazione digitale a norma. In caso di guasto dell’hardware o perdita di dati, si rischia di non rispettare il termine legale della conservazione (10 anni).

    Soluzione: attiva un “servizio di conservazione digitale certificato in cloud”, conforme ai requisiti della normativa (formato, integrità, leggibilità, backup remoto). Ciò garantisce che le fatture restino reperibili per controlli, audit o richieste dei clienti. Integrare questa fase nel workflow aziendale eleva il controllo e riduce il rischio di perdita dei dati.

    Errore 5: trascurare l’integrazione con la contabilità

    Molte PMI e professionisti gestiscono la fatturazione elettronica come flusso separato dal sistema contabile o gestionale. Il doppio inserimento manuale dei dati comporta perdita di tempo, errori (es. importi, codici IVA, numeri fattura) e allunga il ciclo amministrativo.

    Soluzione: scegli un software di gestione della fatturazione elettronica che supporti l’integrazione automatica con la prima nota o il gestionale contabile. In questo modo:

    i dati emessi vengono trasferiti automaticamente nella contabilità;

    si evita il reinserimento manuale, il rischio di errori e la duplicazione di operazioni;

    si accorcia il tempo tra emissione fattura, registrazione contabile e incasso.

    Questo approccio consente un controllo più solido del ciclo attivo, migliore visibilità sul cash-flow e minor rischio di scontri fiscali.

    Evitare questi cinque errori, compilazione manuale del file XML, omissione del bollo virtuale, mancato controllo degli scarti SDI, archiviazione non conforme e assenza di integrazione contabile, permette a PMI, forfettari e studi professionali di ridurre sanzioni e ritardi, migliorando al tempo stesso la gestione dell’intero ciclo di fatturazione elettronica. […]

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    Una fattura elettronica sbagliata può bloccare l’incasso per intere settimane: basta un numero di codice cliente errato, un campo omesso o una conservazione non a norma per generare fruiti inattesi che gravano su flussi di cassa, tempo e tranquillità. Per le piccole e medie imprese, per i professionisti in regime forfettario o per lo staff amministrativo degli studi professionali, diventa dunque strategico anticipare i problemi anziché correre ai ripari.

    Le procedure digitali della fatturazione elettronica impongono attenzione ai dettagli: ogni scarto dall’Agenzia delle Entrate o ogni mancanza nella conservazione dei dati può tradursi in un vero e proprio blocco dell’incasso o in sanzioni.

    Dal corretto tracciato XML all’indicazione dell’imposta di bollo virtuale, fino all’archiviazione sicura e all’integrazione con la contabilità, un processo ben strutturato aiuta a ridurre il rischio. In questo approfondimento affronteremo i cinque errori più comuni nella fatturazione elettronica, spiegandoli in modo chiaro e proponendo soluzioni immediate da attivare oggi stesso.

    Indice

    Errore 1: compilare a mano il file xml

    Errore 2: dimenticare l’imposta di bollo virtuale

    Errore 3: non controllare gli scarti dal sistema di interscambio

    Errore 4: archiviare le fatture solo sul pc locale

    Errore 5: trascurare l’integrazione con la contabilità

    Errore 1: compilare a mano il file xml

    Molti enti ancora tentano di generare il file XML per la fattura elettronica manualmente, compilando i campi in modo artigianale o adattando modelli Excel. Il rischio è elevato: inserimento di codici errati, omissione di campi obbligatori, numerazione non progressiva, firma digitale assente, o struttura non conforme al tracciato. Ad esempio, fra gli errori più frequenti del Sistema di Interscambio (SDI) troviamo formati non conformi o campi “codice destinatario” inseriti in modo errato.Soluzione: usare un software di fatturazione elettronica che rispetti il tracciato aggiornato, guidi i campi obbligatori (cedente/prestatore, cessionario/committente, dati IVA, natura, importi), generi automaticamente l’XML e gestisca l’invio allo SDI. In questo modo si abbassa drasticamente il rischio di scarto SDI e si accelera l’emissione, evitando che “basta un codice cliente sbagliato per bloccare i pagamenti”.

    Errore 2: dimenticare l’imposta di bollo virtuale

    In certi casi la fattura elettronica è soggetta all’imposta di bollo virtuale: se la fattura è senza addebito IVA e l’importo supera i € 77,47 deve essere applicata la marca da bollo virtuale di € 2. L’omissione di questa applicazione comporta potenziali sanzioni (da 2 € a 10 € per ciascun documento non in regola) e rischia di generare ravvedimenti.

    La soluzione è attivare la funzione automatica nel software che:

    calcoli l’importo della fattura e individui se è superiore a 77,47 € e senza addebito IVA;

    apponga il campo “Bollo virtuale = SI” nell’XML sotto il tracciato ufficiale;

    inserisca la dicitura “Imposta di bollo assolta in modo virtuale ai sensi dell’articolo 15 del d.P.R. 642/1972 e del DM 17/06/2014” nella fattura.

    Inoltre, è fondamentale impostare il versamento trimestrale dell’imposta in scadenza (es. 30 novembre per fatture emesse nel 3° trimestre).

    Errore 3: non controllare gli scarti dal sistema di interscambio

    Inviare la fattura non basta: se lo SDI rileva un problema, essa può essere scartata e quindi ritenuta non emessa. Gli scarti più frequenti comprendono errori nei campi partita IVA, codice fiscale, codice destinatario, numerazione duplicata. Ignorare le notifiche di scarto significa che la fattura non verrà recapitata al cliente, generando un ritardo nell’incasso e potenziali sanzioni.

    Soluzione:

    imposta alert automatici nel gestionale che notificano la ricezione di una “ricevuta di scarto”;

    verifica ogni giorno l’esito nel portale “Fatture e corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate;

    in caso di scarto, correggi la fattura e reinviala entro 5 giorni dalla notifica (o comunque prima della scadenza d’emissione).

    Adottare questa prassi fa la differenza: la tempestività consente di evitare che l’errore si trasformi in un ritardo dell’incasso.

    Errore 4: archiviare le fatture solo sul pc locale

    Un errore frequente è considerare conclusa la procedura dopo l’emissione e l’invio: l’archiviazione rimane relega­ta solo su un PC o su un server interno, senza conservazione digitale a norma. In caso di guasto dell’hardware o perdita di dati, si rischia di non rispettare il termine legale della conservazione (10 anni).

    Soluzione: attiva un “servizio di conservazione digitale certificato in cloud”, conforme ai requisiti della normativa (formato, integrità, leggibilità, backup remoto). Ciò garantisce che le fatture restino reperibili per controlli, audit o richieste dei clienti. Integrare questa fase nel workflow aziendale eleva il controllo e riduce il rischio di perdita dei dati.

    Errore 5: trascurare l’integrazione con la contabilità

    Molte PMI e professionisti gestiscono la fatturazione elettronica come flusso separato dal sistema contabile o gestionale. Il doppio inserimento manuale dei dati comporta perdita di tempo, errori (es. importi, codici IVA, numeri fattura) e allunga il ciclo amministrativo.

    Soluzione: scegli un software di gestione della fatturazione elettronica che supporti l’integrazione automatica con la prima nota o il gestionale contabile. In questo modo:

    i dati emessi vengono trasferiti automaticamente nella contabilità;

    si evita il reinserimento manuale, il rischio di errori e la duplicazione di operazioni;

    si accorcia il tempo tra emissione fattura, registrazione contabile e incasso.

    Questo approccio consente un controllo più solido del ciclo attivo, migliore visibilità sul cash-flow e minor rischio di scontri fiscali.

    Evitare questi cinque errori, compilazione manuale del file XML, omissione del bollo virtuale, mancato controllo degli scarti SDI, archiviazione non conforme e assenza di integrazione contabile, permette a PMI, forfettari e studi professionali di ridurre sanzioni e ritardi, migliorando al tempo stesso la gestione dell’intero ciclo di fatturazione elettronica. […]

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    Una fattura elettronica sbagliata può bloccare l’incasso per intere settimane: basta un numero di codice cliente errato, un campo omesso o una conservazione non a norma per generare fruiti inattesi che gravano su flussi di cassa, tempo e tranquillità. Per le piccole e medie imprese, per i professionisti in regime forfettario o per lo staff amministrativo degli studi professionali, diventa dunque strategico anticipare i problemi anziché correre ai ripari.

    Le procedure digitali della fatturazione elettronica impongono attenzione ai dettagli: ogni scarto dall’Agenzia delle Entrate o ogni mancanza nella conservazione dei dati può tradursi in un vero e proprio blocco dell’incasso o in sanzioni.

    Dal corretto tracciato XML all’indicazione dell’imposta di bollo virtuale, fino all’archiviazione sicura e all’integrazione con la contabilità, un processo ben strutturato aiuta a ridurre il rischio. In questo approfondimento affronteremo i cinque errori più comuni nella fatturazione elettronica, spiegandoli in modo chiaro e proponendo soluzioni immediate da attivare oggi stesso.

    Indice

    Errore 1: compilare a mano il file xml

    Errore 2: dimenticare l’imposta di bollo virtuale

    Errore 3: non controllare gli scarti dal sistema di interscambio

    Errore 4: archiviare le fatture solo sul pc locale

    Errore 5: trascurare l’integrazione con la contabilità

    Errore 1: compilare a mano il file xml

    Molti enti ancora tentano di generare il file XML per la fattura elettronica manualmente, compilando i campi in modo artigianale o adattando modelli Excel. Il rischio è elevato: inserimento di codici errati, omissione di campi obbligatori, numerazione non progressiva, firma digitale assente, o struttura non conforme al tracciato. Ad esempio, fra gli errori più frequenti del Sistema di Interscambio (SDI) troviamo formati non conformi o campi “codice destinatario” inseriti in modo errato.Soluzione: usare un software di fatturazione elettronica che rispetti il tracciato aggiornato, guidi i campi obbligatori (cedente/prestatore, cessionario/committente, dati IVA, natura, importi), generi automaticamente l’XML e gestisca l’invio allo SDI. In questo modo si abbassa drasticamente il rischio di scarto SDI e si accelera l’emissione, evitando che “basta un codice cliente sbagliato per bloccare i pagamenti”.

    Errore 2: dimenticare l’imposta di bollo virtuale

    In certi casi la fattura elettronica è soggetta all’imposta di bollo virtuale: se la fattura è senza addebito IVA e l’importo supera i € 77,47 deve essere applicata la marca da bollo virtuale di € 2. L’omissione di questa applicazione comporta potenziali sanzioni (da 2 € a 10 € per ciascun documento non in regola) e rischia di generare ravvedimenti.

    La soluzione è attivare la funzione automatica nel software che:

    calcoli l’importo della fattura e individui se è superiore a 77,47 € e senza addebito IVA;

    apponga il campo “Bollo virtuale = SI” nell’XML sotto il tracciato ufficiale;

    inserisca la dicitura “Imposta di bollo assolta in modo virtuale ai sensi dell’articolo 15 del d.P.R. 642/1972 e del DM 17/06/2014” nella fattura.

    Inoltre, è fondamentale impostare il versamento trimestrale dell’imposta in scadenza (es. 30 novembre per fatture emesse nel 3° trimestre).

    Errore 3: non controllare gli scarti dal sistema di interscambio

    Inviare la fattura non basta: se lo SDI rileva un problema, essa può essere scartata e quindi ritenuta non emessa. Gli scarti più frequenti comprendono errori nei campi partita IVA, codice fiscale, codice destinatario, numerazione duplicata. Ignorare le notifiche di scarto significa che la fattura non verrà recapitata al cliente, generando un ritardo nell’incasso e potenziali sanzioni.

    Soluzione:

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    verifica ogni giorno l’esito nel portale “Fatture e corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate;

    in caso di scarto, correggi la fattura e reinviala entro 5 giorni dalla notifica (o comunque prima della scadenza d’emissione).

    Adottare questa prassi fa la differenza: la tempestività consente di evitare che l’errore si trasformi in un ritardo dell’incasso.

    Errore 4: archiviare le fatture solo sul pc locale

    Un errore frequente è considerare conclusa la procedura dopo l’emissione e l’invio: l’archiviazione rimane relega­ta solo su un PC o su un server interno, senza conservazione digitale a norma. In caso di guasto dell’hardware o perdita di dati, si rischia di non rispettare il termine legale della conservazione (10 anni).

    Soluzione: attiva un “servizio di conservazione digitale certificato in cloud”, conforme ai requisiti della normativa (formato, integrità, leggibilità, backup remoto). Ciò garantisce che le fatture restino reperibili per controlli, audit o richieste dei clienti. Integrare questa fase nel workflow aziendale eleva il controllo e riduce il rischio di perdita dei dati.

    Errore 5: trascurare l’integrazione con la contabilità

    Molte PMI e professionisti gestiscono la fatturazione elettronica come flusso separato dal sistema contabile o gestionale. Il doppio inserimento manuale dei dati comporta perdita di tempo, errori (es. importi, codici IVA, numeri fattura) e allunga il ciclo amministrativo.

    Soluzione: scegli un software di gestione della fatturazione elettronica che supporti l’integrazione automatica con la prima nota o il gestionale contabile. In questo modo:

    i dati emessi vengono trasferiti automaticamente nella contabilità;

    si evita il reinserimento manuale, il rischio di errori e la duplicazione di operazioni;

    si accorcia il tempo tra emissione fattura, registrazione contabile e incasso.

    Questo approccio consente un controllo più solido del ciclo attivo, migliore visibilità sul cash-flow e minor rischio di scontri fiscali.

    Evitare questi cinque errori, compilazione manuale del file XML, omissione del bollo virtuale, mancato controllo degli scarti SDI, archiviazione non conforme e assenza di integrazione contabile, permette a PMI, forfettari e studi professionali di ridurre sanzioni e ritardi, migliorando al tempo stesso la gestione dell’intero ciclo di fatturazione elettronica. […]

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    Manovra 2026, pensioni: novità sui requisiti per Forze armate, polizia e vigili del fuoco

    Novità in arrivo dalla manovra 2026 per i lavoratori del comparto forze armate, polizia e vigili del fuoco. Nel Documento programmatico di bilancio 2026, nella parte dedicata agli interventi della prossima manovra di finanza pubblica, si anticipa un intervento sulle pensioni nel biennio 2027-2028.Eccezion fatta per i lavori gravosi e usuranti, il DPB rende noto un aumento graduale dei requisiti di accesso al pensionamento connessi all’adeguamento all’aspettativa di vita.Il disegno di legge di bilancio 2026 inoltre conferma, all’articolo 43, un incremento dei requisiti di un solo mese per l’anno 2027 e in misura piena dal 1° gennaio 2028.In aggiunta all’aumento descritto un ulteriore incremento è riservato al personale delle Forze armate, delle Forze di polizia a ordinamento civile e militare e del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco.Vediamo in dettaglio tutte le novità.

    Indice

    Manovra 2026: aumento di 3 mesi per la pensione

    Adeguamento dei requisiti di accesso alla pensione

    Per quali categorie di lavoratori non vale l’incremento

    Manovra 2026: aumento di 3 mesi per la pensione

    L’articolo 42 del disegno di legge di bilancio 2026 dispone, con riferimento al personale militare delle Forze armate, compresa l’Arma dei carabinieri, del Corpo della guardia di finanza, nonché del personale delle Forze di polizia ad ordinamento civile e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, un ulteriore incremento di tre mesi dei requisiti di accesso al sistema pensionistico inferiori a quelli vigenti nell’assicurazione generale obbligatoria.L’aumento decorre dal 1° gennaio 2027 ed è da considerarsi aggiuntivo all’adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento, disposto dal successivo articolo 43, che analizzeremo tra poco.  La misura in argomento, si legge nella Relazione illustrativa al disegno di legge, tiene “conto degli attuali requisiti per tali categorie di soggetti e di quelli richiesti per gli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria”.Sempre l’articolo 42 chiarisce che le eventuali eccedenze determinate in attuazione della presente normativa non comportano l’applicazione dell’istituto dell’aspettativa per riduzione di quadri.

    Allegati

    Legge di bilancio 2026

    99 MB

    Adeguamento dei requisiti di accesso alla pensione

    L’articolo 43, commi da 1 a 4, dispone, come anticipato, che l’incremento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico ai fini dell’adeguamento agli aumenti della speranza di vita, stabilito con il decreto direttoriale del Ministero dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di cui all’articolo 12, comma 2-bis, del Decreto n. 78/2010, sia applicato nella misura di un solo mese.L’incremento, stabilito dal citato decreto direttoriale, trova invece piena applicazione a decorrere dal 1° gennaio 2028.

    Per quali categorie di lavoratori non vale l’incremento

    L’incremento dei requisiti di accesso alla pensione non interessa i dipendenti di cui alle professioni indicate all’allegato B annesso alla Legge numero 205/2017 che svolgono, al momento del pensionamento, da almeno sette anni negli ultimi dieci o da almeno sei anni negli ultimi sette, attività lavorative in tali professioni per le quali è richiesto un impegno tale da rendere particolarmente difficoltoso e rischioso il loro svolgimento in modo continuativo e sono in possesso di un’anzianità contributiva pari ad almeno 30 anni.Altre categorie per le quali non trova applicazione l’incremento dei requisiti di accesso sono quelle degli addetti a lavorazioni particolarmente faticose e pesanti (di cui all’articolo 1, comma 1, lettere a), b), c) e d) del Decreto Legislativo numero 67/2011) che soddisfano le condizioni di cui ai commi 2 e 3 del medesimo articolo 1 del citato Decreto Legislativo numero 67/2011 e sono in possesso di un’anzianità contributiva pari ad almeno 30 anni.Pensionamento anticipatoIl comma 5 dell’articolo 43 dispone inoltre che l’adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico alla speranza di vita, previsto dal citato decreto direttoriale, non trova applicazione per quanti esercitano il diritto al trattamento pensionistico anticipato, di cui all’articolo 1, Decreto Legislativo numero 67/2011.Ape socialeColoro i quali al momento del pensionamento godono dell’indennità Ape sociale (di cui all’articolo 1, comma 179, Legge numero 232/2016) continueranno a percepire la prestazione fino al conseguimento del requisito anagrafico di vecchiaia adeguato.Lavoratori precociIn relazione al requisito contributivo ridotto richiesto per la pensione anticipata dei lavoratori cosiddetti precoci (articolo 1, comma 199, Legge numero 232/2016) l’incremento delle condizioni di accesso alla pensione non trova applicazione limitatamente ai lavoratori dipendenti di cui alla lettera d) dello stesso comma 199.Trattasi, nello specifico, di quanti sono dipendenti all’interno delle professioni di cui al D.M. 5 febbraio 2018, numero 367, con svolgimento in Italia, al momento della domanda di accesso al beneficio, da:

    almeno sette anni negli ultimi dieci;

    in alternativa, da almeno sei anni negli ultimi sette;

    di attività lavorative per le quali è richiesto un impegno tale da rendere particolarmente difficoltoso e rischioso il loro svolgimento in modo continuativo ovvero lavoratori impiegati in mansioni usuranti e notturne.

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    Carta Dedicata a Te 2025, Inps: pronte le liste dei beneficiari. I prossimi step

    Tutto pronto per l’erogazione del contributo economico di 500 euro erogato tramite Carta Dedicata a te 2025, la prepagata di Poste destinata all’acquisto di beni alimentari di prima necessità. Dal 30 ottobre 2025 sono disponibili, per i Comuni, le liste definitive dei beneficiari, contenenti anche il numero identificativo della carta assegnata da Poste Italiane. L’INPS ha infatti pubblicato il Messaggio n. 3233 del 29 ottobre 2025, con cui comunica la disponibilità delle liste definitive dei beneficiari della misura.I Comuni informeranno poi i cittadini dell’assegnazione e delle modalità di ritiro della carta presso gli uffici postali. Chi già possedeva la carta negli anni precedenti riceverà il nuovo importo direttamente accreditato sulla stessa. Il messaggio chiarisce anche le modalità di ritiro, la possibilità di delega e la procedura per ottenere un duplicato in caso di furto, smarrimento o malfunzionamento. Infine, i Comuni dovranno pubblicare sul proprio sito l’elenco dei beneficiari (in forma anonima) entro il 16 dicembre 2025.

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    Indice

    Disponibili le liste definitive per i Comuni

    Il ritiro della Carta

    Pubblicazione elenchi

    Il decreto attuativo e le regole Inps

    Le prossime scadenze 2025

    A chi spetta la Carta Dedicata a Te?

    A quanto ammonta il contributo?

    Niente domanda di sussidio

    Quali sono gli acquisti ammessi?

    Disponibili le liste definitive per i Comuni

    A partire dal 30 ottobre 2025, i Comuni possono accedere, tramite l’apposito applicativo web INPS, alle liste definitive dei beneficiari della Carta Dedicata a Te. Le liste, suddivise per Comune, contengono l’indicazione dei nominativi dei beneficiari e il numero identificativo della carta assegnata da Poste Italiane.I Comuni dovranno, quindi, informare i cittadini selezionati dell’avvenuta assegnazione del contributo e, nel caso di nuovi beneficiari, comunicare le modalità per il ritiro della carta presso gli uffici postali.Chi, invece, aveva già ricevuto la carta nelle edizioni precedenti, non dovrà fare nulla: l’importo sarà automaticamente accreditato sulla carta già in suo possesso. Questo passaggio semplifica notevolmente la procedura e consente una erogazione più rapida e senza interruzioni del beneficio.

    Il ritiro della Carta

    Il ritiro della carta deve essere effettuato presso gli uffici postali da parte dell’intestatario o, in alternativa, da un delegato legittimato.Il Messaggio INPS specifica che sono considerati soggetti delegati tutti coloro che possono esibire una procura generale o speciale, un atto del giudice tutelare o altro documento formale che ne attesti la legittimazione a rappresentare il beneficiario.Per effettuare il ritiro è necessario presentarsi con il numero identificativo della carta, comunicato dal Comune, e un documento di riconoscimento valido.In caso di impossibilità a recarsi di persona, la delega scritta consente di facilitare la consegna anche a familiari o persone di fiducia, evitando disagi soprattutto alle categorie più fragili, come anziani e disabili.

    Pubblicazione elenchi

    Oltre alla comunicazione diretta ai beneficiari, i Comuni sono tenuti – ai sensi dell’art. 7, comma 4, del Decreto interministeriale – a pubblicare sul proprio sito istituzionale l’elenco dei beneficiari della misura, riferito al proprio territorio.Tale pubblicazione deve avvenire nel rispetto della normativa sulla privacy, evitando la diffusione di dati sensibili.A questo scopo, il Messaggio INPS suggerisce di utilizzare codici anonimi o numeri di protocollo ISEE, o altri sistemi equivalenti che garantiscano la riservatezza.Gli elenchi devono restare online per almeno 30 giorni, e comunque fino alla scadenza prevista per il primo pagamento, fissata al 16 dicembre 2025.Questa scadenza rappresenta un punto chiave del cronoprogramma operativo della misura, che mira a garantire tempi certi e uniformi per tutto il territorio nazionale.

    Il decreto attuativo e le regole Inps

    Con il decreto interministeriale Fondo Alimentare 2025 – Carta Dedicata a te, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 186 del 12 agosto 2025, i Ministeri coinvolti (Agricoltura, Imprese e Made in Italy, Lavoro e politiche sociali ed Economia), sono state individuate le disposizioni attuative e applicative sull’erogazione della Carta dedicata a te 2025.

    Il provvedimento ripartisce le risorse del Fondo istituito con Legge 29 dicembre 2022, numero 197 (Manovra 2023), incrementato di 500 milioni di euro per l’annualità corrente ad opera dell’articolo 1, comma 103 della Legge 30 dicembre 2024, numero 207 (Manovra 2025).

    Il Messaggio INPS n. 2519 del 1° settembre 2025 rende operative le regole previste dal decreto interministeriale pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 12 agosto 2025 e definisce tempi, requisiti e procedure. Il beneficio è destinato ai nuclei residenti con ISEE ordinario in corso di validità non superiore a 15.000 euro; non serve presentare domanda perché gli elenchi dei potenziali beneficiari vengono formati da INPS e trasmessi ai Comuni, che effettuano le verifiche e comunicano agli interessati come ritirare la carta prepagata di Poste. L’importo è pari a 500 euro per nucleo, da usare solo per alimenti di prima necessità (escluse bevande alcoliche).

    Allegati

    Messaggio Inps numero 2519 del 01/01/2025

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    Le prossime scadenze 2025

    Con la pubblicazione delle liste definitive, la misura entra nella fase conclusiva di attuazione.I Comuni, infatti, dovranno completare entro poche settimane le comunicazioni ai cittadini, consentendo così di effettuare il primo pagamento entro il 16 dicembre 2025.Le famiglie potranno utilizzare la Carta Dedicata a Te per l’acquisto dei beni previsti, contribuendo al sostegno del potere d’acquisto e al contrasto alla povertà alimentare.L’obiettivo dichiarato è quello di intervenire rapidamente a favore delle famiglie più vulnerabili, in un contesto economico ancora segnato dal caro-vita e dall’aumento dei prezzi dei beni di consumo.Tutte le somme vanno poi utilizzate entro il 28 febbraio 2026.

    Leggi anche Carta Dedicata a te 2025: tutti gli step, scadenze e date utili da segnare

    A chi spetta la Carta Dedicata a Te?

    Possono beneficiare della misura i nuclei familiari residenti in Italia in possesso dei seguenti requisiti (cumulativi):

    iscritti nell’Anagrafe della Popolazione Residente (Anagrafe comunale);

    in possesso di un ISEE ordinario non superiore ai 15 mila euro annui.

    Sono esclusi dal sussidio quanti percepiscono altre misure di sostegno.

    Stando al Decreto interministeriale 4 giugno 2024, con cui sono state definite le modalità attuative della Carta Dedicata a Te per l’annualità precedente, il contributo non spetta ai nuclei familiari percettori di:

    assegno di inclusione;

    carta acquisti;

    qualsiasi altra misura di inclusione sociale o sostegno alla povertà che preveda l’erogazione di un sussidio economico di livello nazionale, regionale o locale.

    Sempre il decreto interministeriale ha escluso l’erogazione del beneficio ai nuclei in cui almeno un componente è percettore di:

    Naspi;

    DIS-COLL;

    indennità di mobilità;

    fondi di solidarietà per l’integrazione del reddito;

    cassa integrazione guadagni (CIG);

    qualsivoglia altra differente forma di integrazione salariale o di sostegno in caso di disoccupazione involontaria, erogata dallo Stato.

    In sostanza quindi, la Carta non spetta se nel nucleo, alla data del 12 agosto, si è percettori di Assegno di inclusione, Reddito di cittadinanza, Carta acquisti o altre misure di inclusione/sostegno economico a livello nazionale, regionale o comunale. Sono esclusi anche i nuclei in cui almeno un componente percepisce NASpI, DIS-COLL, indennità di mobilità, prestazioni dei Fondi di solidarietà, CIG o altre integrazioni salariali per disoccupazione involontaria. I criteri di priorità favoriscono i nuclei con almeno tre componenti e ISEE più basso, con corsie preferenziali per famiglie con figli nati entro il 2011 o il 2007.

    A quanto ammonta il contributo?

    Il contributo economico si attesta a 500,00 euro una tantum per nucleo familiare.

    La somma è accreditata attraverso apposite carte elettroniche di pagamento prepagate (Carta Dedicata a Te), consegnate presso gli uffici postali abilitati ai soggetti beneficiari individuati dai Comuni.

    Dopo la consegna, il primo pagamento deve essere effettuato entro il 16 dicembre 2025: se non si usa la carta almeno una volta entro quella data, il beneficio decade. Le somme caricate devono poi essere spese integralmente entro il 28 febbraio 2026. La carta si usa nei negozi alimentari; gli esercizi convenzionati con il Ministero dell’Agricoltura garantiscono una scontistica dedicata ai possessori della carta 2025.

    Niente domanda di sussidio

    I beneficiari della misura in oggetto non devono presentare domandaL’INPS, entro l’11 settembre 2025, mette a disposizione dei singoli Comuni, attraverso un apposito applicativo web sul sito istituzionale www.inps.it, unitamente alle relative istruzioni operative, le liste dei beneficiari in possesso dei requisiti previsti, individuando i nuclei familiari residenti in ciascun Comune sulla base dei dati elaborati secondo i seguenti criteri, che si indicano in ordine di priorità decrescente.

    L’INPS, una volta che gli elenchi dei beneficiari sono stati consolidati dai Comuni (dopo aver verificato la residenza e le eventuali incompatibilità con altre misure locali percepite):

    rende definitivi gli elenchi;

    trasmette i nominativi a Poste Italiane S.p.a. ai fini della messa a disposizione delle carte prepagate, per il tramite della società controllata Postepay.

    Quali sono gli acquisti ammessi?

    Le somme accreditate sulla Carta Dedicata a Te possono essere utilizzate esclusivamente per l’acquisto di beni alimentari di prima necessità.A stabilirlo la Manovra 2025 (articolo 1, comma 103) in sede di rifinanziamento delle risorse pubbliche a copertura della misura. Cosa ribadita anche dal messaggio Inps del 1° settembre, che spiega espressamente come “Il contributo è destinato all’acquisto di beni alimentari di prima necessità (indicati nell’allegato 1 del D.I.), con esclusione di qualsiasi tipologia di bevanda alcolica (cfr. l’art. 3 del D.I.). Tale contributo può essere speso presso gli esercizi commerciali che vendono generi alimentari. Inoltre, gli esercizi commerciali in forma singola o le associazioni di commercio che stipuleranno apposita convenzione con la competente Direzione generale del Ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (cfr. l’art. 10 del D.I.), garantiranno un’apposita scontistica a tutti i possessori della “Carta Dedicata a te” 2025″.Quest’anno, per la prima volta, è scomparsa la possibilità di utilizzare i 500 euro anche per l’acquisto di carburanti o, in alternativa, di abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locali.Secondo l’Allegato 1 del decreto attuativo 2025, le somme sulla Carta “Dedicata a te” possono essere usate per alimenti di prima necessità, tra cui:

    Carni suine, bovine, avicole, caprine, cunicole;

    Pescato fresco;

    Tonno e carne in scatola;

    Latte e suoi derivati;

    Uova;

    Oli d’oliva e di semi;

    Prodotti della panetteria (sia ordinaria che fine), della pasticceria e della biscotteria;

    Pizza e prodotti da forno surgelati;

    Paste alimentari;

    Riso, orzo, farro, avena, malto, mais e qualunque altro cereale;

    Farine di cereali;

    Ortaggi freschi, lavorati e surgelati;

    Pomodori pelati e conserve di pomodori;

    Legumi;

    Semi e frutti oleosi;

    Frutta di qualunque tipologia;

    Alimenti per bambini e per la prima infanzia (incluso latte di formula);

    Lieviti naturali;

    Miele naturale;

    Zuccheri;

    Cacao in polvere;

    Cioccolato;

    Acque minerali;

    Aceto di vino;

    Caffè, tè, camomilla;

    Prodotti DOP e IGP.

    Da ultimo, gli esercizi commerciali aderenti al programma di contenimento dei costi dei beni alimentari di prima necessità che stipuleranno un’apposita convenzione con il Ministero dell’agricoltura potranno applicare sconti a favore dei possessori della Carta Dedicata a Te.

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