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    Lavoro festivo, notturno e a turni: tassati al 15% salvo rinuncia del dipendente. Come funziona

    I datori di lavoro sono tenuti ad operare in busta paga le ritenute fiscali per conto dell’Erario a carico dei lavoratori dipendenti e a titolo di Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche (IRPEF) e addizionali regionali e comunali.Per aumentare il netto mensile dei dipendenti la Manovra di bilancio 2026 (Legge 30 dicembre 2025, numero 199) introduce un’aliquota fiscale ridotta sulle somme che l’azienda riconosce per maggiorazioni e indennità derivanti dal lavoro notturno, festivo o a turni.Analizziamo la novità in dettaglio.Resta aggiornato/a sul canale Telegram e iscrivendoti gratis alla Newsletter di LeggiOggi.

    Indice

    Cosa prevede la Manovra 2026

    Per quali somme vale la detassazione

    A chi spetta la detassazione

    Qual è il vantaggio per il dipendente

    Come funziona la detassazione

    Quali sono le attività escluse dalla detassazione

    Il trattamento integrativo speciale

    Cosa prevede la Manovra 2026

    Ai sensi dell’articolo 1, comma 10, Legge numero 199/2025 per il periodo d’imposta 2026, salva espressa rinuncia scritta del prestatore di lavoro, è riconosciuta un’imposta sostitutiva di IRPEF ed addizionali regionali e comunali pari al 15 per cento con riguardo alle somme corrisposte per lavoro notturno – festivo, entro il limite annuo di 1.500,00 euro.Alla determinazione del limite annuo non concorrono i premi di risultato e le somme erogate a titolo di partecipazione agli utili assoggettati alle disposizioni dell’articolo 1, commi 182 e seguenti della Legge 28 dicembre 2015, numero 208.

    Restano comunque ferme le ordinarie “regole contributive in materia previdenziale e assistenziale, salvo quanto diversamente previsto dai CCNL e dalla normativa vigente” (ultimo periodo, comma 11).

    Per quali somme vale la detassazione

    La detassazione opera per gli importi riconosciuti dal datore di lavoro in busta paga a titolo di:

    maggiorazioni e indennità per lavoro notturno ai sensi dell’articolo 1, comma 2, del Decreto Legislativo 8 aprile 2003, numero 66, e dei contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL);

    maggiorazioni e indennità per lavoro prestato nei giorni festivi e nei giorni di riposo settimanale, come individuati dai CCNL;

    Indennità di turno e ulteriori emolumenti connessi al lavoro a turni, previsti dai CCNL.

    Non rientrano nell’ambito di applicazione del comma 10 i compensi che, ancorché denominati come maggiorazioni o indennità, sostituiscono in tutto o in parte la retribuzione ordinaria.

    A chi spetta la detassazione

    Il beneficio spetta ai lavoratori dipendenti del settore privato, titolari di reddito di lavoro dipendente, nell’anno 2025, non superiore a 40 mila euro.Al fine di determinare il requisito reddituale, se il sostituto d’imposta tenuto ad applicare l’aliquota al 15 per cento non è lo stesso che ha rilasciato la certificazione unica (CU) relativa ai redditi dell’anno precedente (2025), il dipendente interessato è tenuto ad attestare per iscritto l’importo del reddito di lavoro dipendente conseguito nel medesimo anno.

    Qual è il vantaggio per il dipendente

    Grazie all’applicazione di un’aliquota sostitutiva di IRPEF ed addizionali, pari al 15 per cento, il dipendente vede imputarsi in busta paga delle trattenute inferiori a quelle teoricamente spettanti, con un aumento del netto mensile.

    Come funziona la detassazione

    I datori di lavoro del settore privato, in qualità di sostituti d’imposta, in assenza di una rinuncia scritta da parte dei singoli dipendenti, nel momento in cui erogano le maggiorazioni e indennità poc’anzi descritte, devono:

    verificare il reddito di lavoro dipendente totalizzato nel 2025, se pari o inferiore a 40 mila euro;

    assoggettare le somme in parola ad una ritenuta fiscale pari al 15 per cento, anziché applicare gli scaglioni IRPEF al 23, 33 o 43 per cento;

    liquidare al dipendente il netto risultante in busta paga, una volta detratti i contributi a carico dipendente e la ritenuta fiscale al 15 per cento;

    versare all’Erario con modello F24 la ritenuta fiscale operata in busta paga.

    Le somme detassate, oltre a non essere assoggettate agli scaglioni IRPEF, non entrano nella base imponibile per il calcolo delle addizionali regionali e comunali, comportando quindi un doppio vantaggio economico per il dipendente, rappresentato da:

    minori trattenute fiscali in busta paga, derivanti dall’applicazione di una ritenuta fiscale al 15 per cento, anziché di quella almeno pari al 23 per cento (scaglioni IRPEF ordinari);

    minori trattenute per rate di addizionali regionali e comunali.

    Quali sono le attività escluse dalla detassazione

    Al fine di evitare sovrapposizioni normative sono escluse dalla detassazione in parola le attività produttive di cui al successivo comma 18 della Manovra 2026, per le quali opera un’altra misura economica a beneficio dei lavoratori dipendenti.Ci riferiamo in particolare al trattamento integrativo speciale, introdotto dalla legge di bilancio al fine di garantire la stabilità occupazionale e di sopperire all’eccezionale mancanza di offerte di lavoro nel settore turistico, ricettivo e termale.

    Il trattamento integrativo speciale

    Per il periodo 1° gennaio 2026 – 30 settembre 2026 ai lavoratori degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, di cui all’articolo 5, della Legge 25 agosto 1991, numero 287, nonché ai lavoratori del comparto del turismo, inclusi gli stabilimenti termali, è riconosciuto un trattamento integrativo speciale.Quest’ultimo non concorre alla formazione del reddito ed è pari al 15 per cento delle retribuzioni lorde corrisposte in relazione a lavoro notturno e prestazioni di lavoro straordinario, ai sensi del Decreto Legislativo 8 aprile 2003, numero 66, effettuate nei giorni festivi.Le disposizioni operano a favore dei dipendenti del settore privato titolari di reddito di lavoro dipendente non superiore, nel periodo d’imposta 2025, a 40 mila euro.Il sostituto d’imposta riconosce il trattamento integrativo su richiesta del dipendente, il quale attesta per iscritto l’importo del reddito conseguito nel 2025.

    Le somme erogate sono attestate nella Certificazione Unica (CU):

    rilasciata dal datore di lavoro al dipendente (CU modello sintetico);

    inviata dal datore di lavoro all’Agenzia Entrate in via telematica (CU modello ordinario).

    Il sostituto d’imposta compensa il credito maturato per effetto dell’erogazione del trattamento integrativo speciale, nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 17, Decreto Legislativo 9 luglio 1997, numero 241.

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    I datori di lavoro sono tenuti ad operare in busta paga le ritenute fiscali per conto dell’Erario a carico dei lavoratori dipendenti e a titolo di Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche (IRPEF) e addizionali regionali e comunali.Per aumentare il netto mensile dei dipendenti la Manovra di bilancio 2026 (Legge 30 dicembre 2025, numero 199) introduce un’aliquota fiscale ridotta sulle somme che l’azienda riconosce per maggiorazioni e indennità derivanti dal lavoro notturno, festivo o a turni.Analizziamo la novità in dettaglio.Resta aggiornato/a sul canale Telegram e iscrivendoti gratis alla Newsletter di LeggiOggi.

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    Cosa prevede la Manovra 2026

    Per quali somme vale la detassazione

    A chi spetta la detassazione

    Qual è il vantaggio per il dipendente

    Come funziona la detassazione

    Quali sono le attività escluse dalla detassazione

    Il trattamento integrativo speciale

    Cosa prevede la Manovra 2026

    Ai sensi dell’articolo 1, comma 10, Legge numero 199/2025 per il periodo d’imposta 2026, salva espressa rinuncia scritta del prestatore di lavoro, è riconosciuta un’imposta sostitutiva di IRPEF ed addizionali regionali e comunali pari al 15 per cento con riguardo alle somme corrisposte per lavoro notturno – festivo, entro il limite annuo di 1.500,00 euro.Alla determinazione del limite annuo non concorrono i premi di risultato e le somme erogate a titolo di partecipazione agli utili assoggettati alle disposizioni dell’articolo 1, commi 182 e seguenti della Legge 28 dicembre 2015, numero 208.

    Restano comunque ferme le ordinarie “regole contributive in materia previdenziale e assistenziale, salvo quanto diversamente previsto dai CCNL e dalla normativa vigente” (ultimo periodo, comma 11).

    Per quali somme vale la detassazione

    La detassazione opera per gli importi riconosciuti dal datore di lavoro in busta paga a titolo di:

    maggiorazioni e indennità per lavoro notturno ai sensi dell’articolo 1, comma 2, del Decreto Legislativo 8 aprile 2003, numero 66, e dei contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL);

    maggiorazioni e indennità per lavoro prestato nei giorni festivi e nei giorni di riposo settimanale, come individuati dai CCNL;

    Indennità di turno e ulteriori emolumenti connessi al lavoro a turni, previsti dai CCNL.

    Non rientrano nell’ambito di applicazione del comma 10 i compensi che, ancorché denominati come maggiorazioni o indennità, sostituiscono in tutto o in parte la retribuzione ordinaria.

    A chi spetta la detassazione

    Il beneficio spetta ai lavoratori dipendenti del settore privato, titolari di reddito di lavoro dipendente, nell’anno 2025, non superiore a 40 mila euro.Al fine di determinare il requisito reddituale, se il sostituto d’imposta tenuto ad applicare l’aliquota al 15 per cento non è lo stesso che ha rilasciato la certificazione unica (CU) relativa ai redditi dell’anno precedente (2025), il dipendente interessato è tenuto ad attestare per iscritto l’importo del reddito di lavoro dipendente conseguito nel medesimo anno.

    Qual è il vantaggio per il dipendente

    Grazie all’applicazione di un’aliquota sostitutiva di IRPEF ed addizionali, pari al 15 per cento, il dipendente vede imputarsi in busta paga delle trattenute inferiori a quelle teoricamente spettanti, con un aumento del netto mensile.

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    I datori di lavoro del settore privato, in qualità di sostituti d’imposta, in assenza di una rinuncia scritta da parte dei singoli dipendenti, nel momento in cui erogano le maggiorazioni e indennità poc’anzi descritte, devono:

    verificare il reddito di lavoro dipendente totalizzato nel 2025, se pari o inferiore a 40 mila euro;

    assoggettare le somme in parola ad una ritenuta fiscale pari al 15 per cento, anziché applicare gli scaglioni IRPEF al 23, 33 o 43 per cento;

    liquidare al dipendente il netto risultante in busta paga, una volta detratti i contributi a carico dipendente e la ritenuta fiscale al 15 per cento;

    versare all’Erario con modello F24 la ritenuta fiscale operata in busta paga.

    Le somme detassate, oltre a non essere assoggettate agli scaglioni IRPEF, non entrano nella base imponibile per il calcolo delle addizionali regionali e comunali, comportando quindi un doppio vantaggio economico per il dipendente, rappresentato da:

    minori trattenute fiscali in busta paga, derivanti dall’applicazione di una ritenuta fiscale al 15 per cento, anziché di quella almeno pari al 23 per cento (scaglioni IRPEF ordinari);

    minori trattenute per rate di addizionali regionali e comunali.

    Quali sono le attività escluse dalla detassazione

    Al fine di evitare sovrapposizioni normative sono escluse dalla detassazione in parola le attività produttive di cui al successivo comma 18 della Manovra 2026, per le quali opera un’altra misura economica a beneficio dei lavoratori dipendenti.Ci riferiamo in particolare al trattamento integrativo speciale, introdotto dalla legge di bilancio al fine di garantire la stabilità occupazionale e di sopperire all’eccezionale mancanza di offerte di lavoro nel settore turistico, ricettivo e termale.

    Il trattamento integrativo speciale

    Per il periodo 1° gennaio 2026 – 30 settembre 2026 ai lavoratori degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, di cui all’articolo 5, della Legge 25 agosto 1991, numero 287, nonché ai lavoratori del comparto del turismo, inclusi gli stabilimenti termali, è riconosciuto un trattamento integrativo speciale.Quest’ultimo non concorre alla formazione del reddito ed è pari al 15 per cento delle retribuzioni lorde corrisposte in relazione a lavoro notturno e prestazioni di lavoro straordinario, ai sensi del Decreto Legislativo 8 aprile 2003, numero 66, effettuate nei giorni festivi.Le disposizioni operano a favore dei dipendenti del settore privato titolari di reddito di lavoro dipendente non superiore, nel periodo d’imposta 2025, a 40 mila euro.Il sostituto d’imposta riconosce il trattamento integrativo su richiesta del dipendente, il quale attesta per iscritto l’importo del reddito conseguito nel 2025.

    Le somme erogate sono attestate nella Certificazione Unica (CU):

    rilasciata dal datore di lavoro al dipendente (CU modello sintetico);

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    Esenzione canone Rai 2026: come compilare il modello Quadro A di non detenzione

    Chi vuole chiedere l’esenzione dal pagamento del canone Rai 2026 deve affrettarsi ed inviare entro il 31 gennaio il modulo di non detenzione. Si può fare direttamente online oppure via posta cartacea agli uffici Entrate di Torino. Ricordiamo che anche quest’anno l’importo del canone tv è 90 euro; non è più in vigore dal riduzione 2024 che aveva fatto scendere la cifra a 70 euro. E’ sempre addebitato in bolletta elettrica in modo automatico a chi è titolare di un’utenza. Il modello da compilare e inviare per non pagare il canone tv 2026 si chiama Dichiarazione sostitutiva Quadro A e, per avere effetto per l’intero anno, deve essere inviato entro il 2 febbraio 2026. In caso contrario, avrà effetto solo parzialmente.In questo articolo una guida alla compilazione e invio.

    Indice

    Compilazione Dati generali

    Canone Rai 2026: compilazione Quadro A del modello

    Compilazione Quadro B del modello

    Compilazione Quadro C del modello

    Compilare uno solo dei Quadri

    Invio modello di esenzione Canone Rai 2026

    Compilazione Dati generali

    La compilazione del modello di esenzione dal canone Rai 2026 inizia con:

    i dati generali del dichiarante (cognome, nome, data e comune di nascita e codice fiscale);

    se il dichiarante è un erede deve compilare l’apposito campo;

    indicare quale dei 3 quadri si desidera compilare (A, B o C);

    data e firma del dichiarante.

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    Canone Rai 2026: compilazione Quadro A del modello

    Compilando il Quadro A i contribuenti possono effettivamente chiedere l’esenzione dal canone Rai 2026, dichiarando che:

    che in nessuna delle abitazioni per le quali è titolare di utenza elettrica è detenuto un apparecchio tv da parte di alcun componente della famiglia anagrafica

    che in nessuna delle abitazioni per le quali è titolare di utenza elettrica è detenuto un apparecchio tv, da parte di alcun componente della famiglia anagrafica, oltre a quello/i per cui è stata presentata la denunzia di cessazione dell’abbonamento radio televisivo;

    Compilazione Quadro B del modello

    Compilando il Quadro B i contribuenti segnalano che nell’abitazione l’utenza elettrica è intestata ad un altro componente (con indicazione del codice fiscale) al quale è anche collegato il pagamento del canone. In particolare, se si mette la crocetta su questo quadro, si attesta che:

     il canone di abbonamento alla televisione per uso privato non deve essere addebitato in alcuna delle utenze elettriche intestate al sottoscritto in quanto il canone è dovuto in relazione all’utenza elettrica intestata ad altro componente della stessa famiglia anagrafica.

    Compilazione Quadro C del modello

    L’utente ha la possibilità alternativa di comunicare anche delle modifiche avvenute nel corso dell’anno, come l’acquisto di un televisore nel corso dell’anno, la cessazione di appartenenza alla medesima famiglia anagrafica precedentemente dichiarata, compilando appunto il Quadro C: dichiarazione di variazione dei presupposti.

    Compilare uno solo dei Quadri

    Come ricordato sullo stesso modulo di dichiarazione sostitutiva di non detenzione di apparecchi, la compilazione dei quadri A, B e C è alternativa. In sostanza, in base alla situazione in cui l’utente si trova può compilare o il quadro A o il quadro B oppure il quadro C.

    Invio modello di esenzione Canone Rai 2026

    Il modello deve essere presentato esclusivamente dai titolari di utenza di fornitura di energia elettrica per uso domestico residenziale, ad eccezione del caso in cui la dichiarazione sia resa da un erede. Una volta compilato, il modello può essere inviato in vari modi, come è più comodo per il cittadino:

    Online: inviato in via telematica, direttamente o tramite intermediari abilitati, mediante la specifica applicazione web, utilizzando le credenziali Fisconline o Entratel;

    Posta cartacea: nei casi in cui non sia possibile la trasmissione telematica, il modello può essere presentato a mezzo del servizio postale in plico raccomandato senza busta al seguente indirizzo: Agenzia delle entrate, Ufficio di Torino 1, S.A.T. – Sportello abbonamento TV – Casella Postale 22 – 10121 Torino.

    Scarica nel box qui sotto il modello Quadro A, da compilare e inviare all’Agenzia entrate.

    Allegato

    Modello esenzione canone Rai 2026 – Quadro A

    104 KB

    Consulta la sezione canone Rai sul sito Agenzia Entrate

    Foto copertina: istock/GamePH […]

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    Pubblicato il

    Canone Rai 2026, tempo fino al 2 febbraio per l’esenzione totale. Ecco il modulo da inviare

    Anche per il 2026 l’importo del canone Rai è fissato a a 90 euro. Non è più in vigore infatti la riduzione a 70 euro, prevista per il solo 2024. Non è detto però che tutti debbano pagarlo. Chi non detiene televisori può chiedere di esserne esonerato, presentando una dichiarazione di non detenzione. Ci sono però scadenze precise da rispettare. L’ultimo giorno per disdire completamente l’abbonamento Rai, certificando la non detenzione di apparecchi tv in casa, è fissato al 31 gennaio di ogni anno. Data che, però, nel 2026 cade di sabato, facendo slittare di fatto il termine ultimo a lunedì 2 febbraio.

    L’iter da seguire per non pagare più il canone è l’invio di un modulo di non detenzione, chiamato ‘dichiarazione sostitutiva Quadro A‘, perché è il cittadino stesso ad autodichiarare di non aver più dispositivi di trasmissioni Rai in alcuna delle abitazioni possedute.

    In breve tutte le istruzioni sulla richiesta di esenzione dal canone Rai 2026.Resta aggiornato/a sul canale Telegram e iscrivendoti gratis alla Newsletter di LeggiOggi.

    Indice

    Il canone Rai in bolletta elettrica

    Dal 2025 il Canone è tornato 90 euro

    Invio modulo esenzione canone Rai 2026

    Scadenze esenzione canone Rai 2026

    Come si invia il modulo di esenzione

    E se cambia la situazione in famiglia o con la tv?

    Il canone Rai in bolletta elettrica

    Il canone di abbonamento alla televisione pubblica è dovuto da chiunque abbia un apparecchio televisivo o un altro apparecchio per la ricezione dei canali Rai.

    Dal 2016 (con l’allora legge di bilancio) sono state introdotte tre principali misure:

    la presunzione di detenzione dell’apparecchio televisivo nel caso in cui esista un’utenza per la fornitura di energia elettrica nel luogo in cui una persona ha la propria residenza anagrafica;

    i titolari di utenza elettrica per uso domestico residenziale effettuano il pagamento del canone mediante addebito nella fattura dell’utenza di energia elettrica. Questi utenti, quindi, non potranno più pagare tramite bollettino postale;

    l’importo del canone è di 90 euro.

    In sostanza si è deciso di addebitare l’abbonamento al canone direttamente in bolletta, rateizzato. Inoltre, chiunque sia titolare di un’utenza elettrica è in automatico ritenuto possessore di qualche apparecchio televisivo, e quindi debitore di canone.

    Dal 2025 il Canone è tornato 90 euro

    Dopo l’iniziale riduzione dell’importo a 70 euro, prevista con la Legge di bilancio 2024, il costo del Canone tv è tornato alla cifra di 90 euro. Non ci sono stati rinnovi nella riduzione. Legge di bilancio 2025 ha riservato la brutta sorpresa dell’aumento canone. E così è confermato anche per il 2026.

    In sostanza si è deciso di lasciare morire il taglio del canone, con il risultato che l’importo da versare per il servizio pubblico televisivo è tornato a quota pre-2024: quindi a 90 euro (come era stato stabilito anni fa dalla legge 145/2018).

    Invio modulo esenzione canone Rai 2026

    Chi però non vuole più pagare la tassa sulla tv pubblica, perché non più possessore di apparecchi televisivi, può sempre inviare un’autodichiarazione di non detenzione e quindi accedere all’esenzione dal pagamento del canone. In soldoni, per evitare di pagare il canone Rai, i titolari di un’utenza elettrica per uso domestico residenziale devono compilare e inviare la dichiarazione sostitutiva, un modulo con il quale si autocertifica la non detenzione di apparecchi televisivi in casa.

    Questo modulo si chiama Dichiarazione sostitutiva Quadro A e, per avere effetto per l’intero anno, deve essere inviato entro il 31 gennaio. Considerando però che questa data cade di sabato (festivo) la scadenza 2026 per chiedere l’esonero totale slitta a lunedì 2 febbraio. In caso contrario, avrà effetto solo parzialmente.

    Leggi come compilare il modulo di esenzione canone Rai

    Allegato

    Modulo Quadro A canone Rai- dichiarazione di non detenzione

    104 KB

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    Scadenze esenzione canone Rai 2026

    Riepilogando il quadro delle scadenze entro cui inviare il modulo Quadro A, ribadiamo che solo chi invia la dichiarazione entro il 2 febbraio 2026 può usufruire dell’esenzione completa per tutto il 2026. In caso contrario l’esonero varrà solo per 6 mesi, secondo questa timeline:

    fino al 2 febbraio 2026: invio quadro A per l’esenzione totale dal pagamento del canone.

    dal 3 febbraio al 30 giugno 2026: invio quadro A per l’esenzione parziale per il secondo semestre (luglio-dicembre 2026)

    In sostanza se la dichiarazione è trasmessa entro il 2 febbraio, l’esonero sarà valido per tutto il 2026, mentre chi la presenterà dal 3 febbraio e fino al prossimo 30 giugno lo vedrà riconosciuto sul secondo semestre dell’anno.

    Come si invia il modulo di esenzione

    La dichiarazione può essere presentata dal contribuente intestatario di un’utenza elettrica residenziale oppure dall’erede. L’invio è possibile attraverso:

    l’applicazione web disponibile nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle entrate;

    intermediari abilitati (Caf, professionisti, ecc.);

    posta elettronica certificata (Pec), a condizione che la dichiarazione sia firmata digitalmente, in linea con quanto previsto dagli articoli 48 e 65 del D.Lgs. n. 82/2005 (Cad), e inviata all’indirizzo cp22.canonetv@postacertificata.rai.it;

    raccomandata senza busta, indirizzata a: Agenzia delle entrate – Direzione Provinciale I di Torino – Ufficio Canone TV – Casella postale 22 – 10121 Torino, allegando copia di un documento di identità valido.

    E se cambia la situazione in famiglia o con la tv?

    Capita a volte che le condizioni dichiarate cambino : se nel corso dell’anno cambia qualcosa (per esempio si acquista un televisore oppure si esce dalla stessa famiglia anagrafica indicata nella dichiarazione), è necessario aggiornare la comunicazione.La variazione va segnalata il prima possibile compilando il quadro C. Da quel momento, il canone torna dovuto e viene addebitato dal mese in cui si presenta la dichiarazione sostitutiva aggiornata.

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    Leggi di più… from Canone Rai 2026, tempo fino al 2 febbraio per l’esenzione totale. Ecco il modulo da inviare

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    Congedo parentale fino a 14 anni: cosa cambia dal 2026 e le istruzioni INPS

    Dal 1° gennaio 2026 i genitori lavoratori dipendenti hanno più tempo per usare il congedo parentale: non più entro i 12 anni del figlio, ma entro i 14 anni. La novità arriva con la Legge di Bilancio 2026 e viene spiegata dall’INPS nel messaggio n. 251 del 26 gennaio 2026, che chiarisce regole, decorrenza e modalità di domanda. In pratica, molte famiglie potranno programmare meglio l’astensione dal lavoro per seguire i figli in età scolare e preadolescenziale, senza perdere il diritto a fruire del congedo entro i limiti previsti.Ecco come funziona nel 2026 il congedo parentale fino a 14 anni. Resta aggiornato/a sul canale Telegram e iscrivendoti gratis alla Newsletter di LeggiOggi.

    Indice

    La novità: congedo parentale utilizzabile fino ai 14 anni

    Da quando si applica: decorrenza 1° gennaio 2026 e cosa succede per il 2025

    Nascita, adozione, affidamento: come si calcolano i 14 anni

    2) In caso di adozione o affidamento/collocamento

    Chi resta escluso dall’estensione: Gestione separata e autonomi

    Cosa non cambia: i limiti di durata restano quelli di sempre

    Che cos’è il congedo parentale

    Le indicazioni INPS sulle domande: procedura telematica aggiornata dall’8 gennaio 2026

    Domande non presentate tra 1° e 8 gennaio 2026: sì al recupero per i periodi pregressi

    Come presentare la domanda: cosa fare e cosa preparare

    Perché l’estensione a 14 anni è una novità importante

    In sintesi: cosa ricordare

    La novità: congedo parentale utilizzabile fino ai 14 anni

    Il cuore della modifica è semplice: per i genitori lavoratori dipendenti si allunga la “finestra” temporale entro cui è possibile utilizzare il congedo parentale.Secondo l’INPS, la Legge di Bilancio 2026 (articolo 1, comma 219) interviene sul Testo Unico maternità e paternità (d.lgs. 151/2001) e modifica gli articoli 32, 34 e 36, portando il limite massimo da 12 a 14 anni.

    Attenzione però a un punto fondamentale, che l’INPS sottolinea in modo netto: la modifica riguarda esclusivamente i genitori lavoratori dipendenti. Questo significa che non tutti i lavoratori (ad esempio autonomi o iscritti alla Gestione separata) beneficiano dell’estensione.

    Allegato

    Messaggio Inps 251 del 26/01/2026

    130 KB

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    Da quando si applica: decorrenza 1° gennaio 2026 e cosa succede per il 2025

    La norma decorre dal 1° gennaio 2026. E’ quindi già operativa.Quindi:

    per i periodi di congedo parentale fruiti fino al 31 dicembre 2025, resta valido il vecchio limite: entro i 12 anni;

    per i periodi fruiti dal 1° gennaio 2026 in poi, i dipendenti possono usare il congedo entro i 14 anni.

    Questa precisazione è importante per chi ha presentato (o deve presentare) domande che “attraversano” il cambio d’anno: l’INPS richiama esplicitamente il confine tra 2025 e 2026 per evitare equivoci.

    Nascita, adozione, affidamento: come si calcolano i 14 anni

    Il messaggio INPS distingue due situazioni principali.

    1) In caso di nascitaPer i lavoratori dipendenti, il congedo parentale è fruibile entro i primi 14 anni di vita del figlio. Il “conteggio” parte:

    per la madre, dalla fine del periodo di congedo di maternità;

    per il padre, dalla data di nascita del figlio.

    In parole semplici: il diritto esiste fin da subito, ma le regole indicano da quando si può iniziare a fruire del congedo parentale dopo gli eventi iniziali (maternità obbligatoria per la madre; nascita per il padre).

    2) In caso di adozione o affidamento/collocamento

    Qui il limite è diverso: il congedo parentale si può usare entro 14 anni dall’ingresso in famiglia del minore, ma non oltre il compimento della maggiore età.Questo serve a gestire correttamente l’ipotesi di ingresso in famiglia di un minore già grande: anche se “i 14 anni” dall’ingresso sarebbero teoricamente disponibili, non si può superare il traguardo dei 18 anni.

    Chi resta escluso dall’estensione: Gestione separata e autonomi

    Una parte molto utile del messaggio INPS è quella che chiarisce chi non rientra nel nuovo limite. L’INPS spiega che la Legge di Bilancio 2026 cambia solo le regole per i dipendenti. Di conseguenza:

    Genitori iscritti alla Gestione separata: il limite temporale rimane 12 anni (nascita) o 12 anni dall’ingresso in famiglia/Italia (adozione/affidamento preadottivo).

    Genitori lavoratori autonomi: il limite resta ancora più ristretto, cioè entro il primo anno di vita del figlio oppure un anno dall’ingresso in famiglia in caso di adozione/affidamento/collocamento.

    Questa distinzione evita un errore frequente: pensare che “tutti” abbiano automaticamente il congedo parentale fino a 14 anni. Non è così: l’estensione vale per i dipendenti.

    Cosa non cambia: i limiti di durata restano quelli di sempre

    Allungare la finestra temporale non significa avere “più mesi” di congedo. Significa avere più anni per utilizzare i mesi già previsti.L’INPS lo dice chiaramente: dal 1° gennaio 2026 i genitori dipendenti con figli che non hanno compiuto 14 anni possono fruire del congedo parentale nei consueti limiti individuali e di coppia previsti per legge, richiamando gli articoli 32, 34 e 36 del Testo Unico.Tradotto: cambiano i tempi entro cui usarlo, non la “quantità” complessiva. Per le regole su durata e ripartizione tra madre e padre, restano i meccanismi previsti dal d.lgs. 151/2001 (con le varie evoluzioni normative già in vigore).

    Che cos’è il congedo parentale

    Il congedo parentale è un periodo di assenza dal lavoro che madre e padre possono chiedere per prendersi cura del figlio.Tra i punti focali da considerare per questa tipologia di congedo:

    è un diritto riconosciuto ai genitori lavoratori (con regole diverse a seconda del tipo di lavoro: dipendenti, autonomi, Gestione separata);

    si può usare anche a pezzi (giorni o mesi, secondo le regole e i contratti), non necessariamente in un unico periodo;

    serve a gestire esigenze familiari: inserimento a scuola, malattie non coperte da altri permessi, periodi delicati, necessità di cura e presenza.

    Di solito, quando si parla di congedo parentale, la domanda che tutti fanno è: ma è pagato?. La risposta generale è: in molti casi è indennizzato dall’INPS, ma non sempre al 100% e non sempre per tutti i periodi. Su importi e percentuali, le norme possono variare nel tempo: la novità di cui parliamo oggi, però, riguarda soprattutto l’allungamento dell’età del figlio entro cui è possibile fruirne (da 12 a 14 anni per i dipendenti), non l’entità dell’indennità.

    Le indicazioni INPS sulle domande: procedura telematica aggiornata dall’8 gennaio 2026

    Il messaggio n. 251 non si limita a dire la legge cambia: fornisce anche istruzioni operative.L’INPS comunica che, a seguito delle novità normative, la procedura online Domande di maternità e paternità è stata aggiornata l’8 gennaio 2026.Da quella data, i genitori lavoratori dipendenti devono usare quel servizio per presentare telematicamente le domande di congedo parentale secondo i nuovi limiti.In concreto, significa che il sistema informatico ora consente di selezionare periodi di congedo parentale anche quando il figlio ha più di 12 anni ma meno di 14 (sempre nel rispetto dei limiti complessivi di durata).

    Domande non presentate tra 1° e 8 gennaio 2026: sì al recupero per i periodi pregressi

    Questa è una delle parti più importanti del messaggio INPS.L’Istituto riconosce che tra 1° gennaio 2026 (entrata in vigore della norma) e 8 gennaio 2026 (aggiornamento della procedura), alcuni genitori potrebbero non essere riusciti a presentare la domanda in modo preventivo perché la procedura non era ancora pronta.Per questo, l’INPS chiarisce che si potrà presentare successivamente domanda per periodi pregressi, cioè per congedi parentali già fruiti in quel breve intervallo.E aggiunge un’indicazione interna molto netta: le Strutture territoriali INPS, quando istruiscono queste domande, devono tenere conto della “oggettiva impossibilità” di presentare prima l’istanza da parte degli interessati.In altre parole: niente penalizzazioni se non si è potuto fare la domanda in anticipo perché il sistema non lo permetteva ancora.

    Come presentare la domanda: cosa fare e cosa preparare

    Il messaggio richiama la presentazione telematica tramite il servizio INPS.Per aiutare i lettori, ecco una guida pratica, valida in generale per l’invio della domanda online:

    accedere al sito INPS e cercare il servizio “Domande di maternità e paternità” (di solito accessibile con autenticazione);

    entrare con credenziali digitali (ad esempio SPID/CIE/CNS, secondo le modalità INPS);

    selezionare la richiesta di congedo parentale;

    inserire i dati del genitore richiedente e del figlio (o del minore in adozione/affido);

    indicare con precisione date di inizio e fine del periodo richiesto (o i periodi, se frazionati);

    inviare la domanda e conservare ricevuta/protocollo.

    Accanto alla domanda INPS, è sempre bene ricordare che il lavoratore deve anche coordinarsi con il datore di lavoro (tempi di preavviso, gestione delle assenze, eventuali regole contrattuali), perché il congedo incide sull’organizzazione del lavoro.

    Perché l’estensione a 14 anni è una novità importante

    Portare il limite da 12 a 14 anni non è solo un dettaglio “anagrafico”. Può fare la differenza in molte situazioni reali:

    figli che entrano nella fase delicata delle scuole medie (cambi di scuola, orari, trasporti, esigenze di presenza);

    famiglie con necessità di supporto in momenti specifici (ad esempio, passaggi scolastici, difficoltà temporanee, riorganizzazioni familiari);

    genitori che hanno già usato una parte del congedo nei primi anni e ora possono spostare il residuo su un’età più avanzata.

    E soprattutto: l’estensione può aiutare a distribuire meglio nel tempo i periodi di assenza, senza essere costretti a concentrare tutto entro i 12 anni.

    In sintesi: cosa ricordare

    Dal 1° gennaio 2026 il congedo parentale per i genitori lavoratori dipendenti si può usare entro i 14 anni del figlio (o entro 14 anni dall’ingresso in famiglia per adozione/affido, ma non oltre i 18 anni).

    La modifica riguarda solo i dipendenti: Gestione separata resta a 12 anni, autonomi restano a 1 anno.

    Le novità valgono dal 2026: per il 2025 continua a valere il limite dei 12 anni.

    La domanda si presenta online tramite “Domande di maternità e paternità”, aggiornata l’8 gennaio 2026.

    Se tra 1 e 8 gennaio 2026 non si è potuta fare domanda, l’INPS ammette l’invio successivo per periodi già fruiti e chiede alle sedi di considerare l’impossibilità oggettiva.

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